News dal territorio

19-02-2013
Il Colosseo a rischio

Si pubblica un comunicato stampa della nostra sezione di Roma sulla questione del Colosseo e i cantieri della metro C

A giorni verrà recintata un’immensa area su via dei Fori Imperiali. Partendo dai piedi del Colosseo arriverà fino a metà dei Fori, altezza Largo Corrado Ricci. Progressivamente, si ridurrà lo spazio residuo per il traffico a due sole corsie, totalmente addossate al Colosseo. Per i turisti rimarrà solo uno strettissimo corridoio di 2,85 mt. Questa recinzione serve perché al suo interno tutta Via dei Fori verrà scavata e svuotata fino ad una profondità di 50 mt. Nello spazio così ricavato verrà costruita la gigantesca stazione della Metro C.  Il cantiere durerà fino al 2020.

Il progetto della metro C nasce ben 20 anni fa e costituisce il perno centrale della cosiddetta “cura del  ferro”. Da subito il consenso è unanime. Doveva prosciugare la marea automobilistica  e rendere centrale la mobilità su ferro, doveva spezzare l’isolamento delle periferie, doveva permettere la pedonalizzazione dell’intero Centro Storico. Infine doveva rendere possibile recuperare l’incomparabile patrimonio archeologico e facilitarne l’accesso; gli obiettivi erano ambiziosi a tal punto che la nuova metropolitana venne chiamata anche la “metro archeologica”. Fondendo insieme storia, cultura, efficienza e modernità, la metro C doveva portare verso il futuro di Roma Capitale. L’inaugurazione era prevista per il grande Giubileo del 2000. Ma le cose poi sono andate molto diversamente.

Lo scorso anno una dettagliatissima relazione della Corte dei Conti ha certificato il sostanziale fallimento della metro C. Incompetenze, negligenze, errori, illegittimità. I costi dell’opera infrastrutturale sono schizzati alle stelle così tanto che questa metropolitana viene oggi considerata la più costosa del mondo.  La situazione ad oggi è che i  lavori arrancano faticosamente nella tratta esterna da Pantano a San Giovanni. Ma nella tratta centrale, che è la vera ragion d’essere della Metro C, e che va da San Giovanni al Colosseo e poi a piazza Venezia, a Largo Argentina, a Corso Vittorio Emanuele e San Pietro, siamo ancora a zero. Anzi, dal Colosseo in poi, il progetto è stato praticamente abbandonato dato che, grazie proprio alla Corte dei Conti, all’ultimo momento è stato sventato un inaudito colpo di mano delle imprese che stavano trattando una proposta di project financing per l’astronomica cifra di 10 miliardi di euro. Più la licenza di cementificare caserme e depositi dell’Atac nel Centro Storico.

Ma come è possibile che si sia potuto verificare questo disastro epocale? La principale ragione è che il progetto è stato gestito totalmente e gelosamente all’interno del sistema dei partiti. Italia Nostra ha provato tutte le strade per far accedere i cittadini ai processi decisionali ma la chiusura è stata totale. Il sistema dei partiti è infatti caratterizzato dalla minima competenza tecnica e dalla massima disponibilità affaristica. Così l’errore fondamentale è stato quello di preferire una tecnologia del tutto obsoleta caratterizzata da dimensioni strutturali ciclopiche e da impatti devastanti. Il peggio che si potesse scegliere per il luogo più archeologico del mondo,  ma una manna per le imprese di costruzione.
Ma ora siamo all’epilogo. Attualmente si vuole almeno arrivare al Colosseo costi quel che costi, anche mettendo a rischio il monumento più famoso del mondo. Le ragioni per andare comunque avanti sono fortissime: intanto è in gioco il più ricco contratto di opere pubbliche in Italia che può durare decenni e può ancora continuamente lievitare. E poi il fermo definitivo del cantiere rischierebbe di portare definitivamente a galla colpe, responsabilità, omissioni gravissime e chissà quant’altro e potrebbe far vacillare il sistema dei partiti.

Ora c’è un ultimo ostacolo per continuare nello scempio e arrivare all’apertura del cantiere del Colosseo: il no della Soprintendenza Archeologica. Le motivazioni della soprintendenza sono fondamentali: la riduzione di via dei Fori Imperiali e l’addensamento del traffico proprio sotto il Colosseo provoca  delle vibrazioni che possono incidere in maniera deleteria addirittura sulla stabilità della struttura del monumento; su di esso si risentirà in aggiunta tutta l’attività di un cantiere con attività così invasive e che sconvolgerà l’equilibrio del sottosuolo.

Poi c’è l’influenza fortemente negativa, sia pratica che psicologica, sull’afflusso dei turisti che dovranno arrivare in fila indiana attraverso i varchi di un cantiere caratterizzato da attività invasive e pericolose. Il contraccolpo sul turismo della Capitale può essere gravissimo. Infine non si osa immaginare quali ripercussioni avrà questa strozzatura del traffico sul centro storico e su tutto il resto della città e delle sue attività economiche. Purtroppo si ha notizia che anche la resistenza della Soprintendenza archeologica sta per cedere.

Il Colosseo ha resistito a tutto, chissà se resisterà anche ai partiti a meno che non siano i partiti a crollare prima.

Italia Nostra Onlus