Appelli

23-11-2016

10 buoni motivi per ri-pensare al progetto della ciclopista, e rigenerare il fiume Brenta nel Comune di Pove del Grappa.

1. Leggi nazionali e regionali e fattori di civiltà democratica vorrebbero che quando di tratta di opere pubbliche di impatto ambientale rilevante,in un vero e incondizionato spirito di trasparenza e partecipazione le Associazioni portatrici di interessi, i comitati locali ed i singoli cittadini vengano effettivamente coinvolti, e non solo parzialmente informati, nella stantia ripetizione di false forme di democrazia condivisa. Anche in questa circostanza ogni informazione alla comunità è stata carente e si è dovuto costituire un Comitato locale con una rilevante raccolta di firme per accedere ai progetti in essere;

2. Piena fattibilità di un percorso alternativo posto al livello superiore della campagna. In tal senso il progetto del tratto di Pove è da emendare in quanto nulla osta verso tale diversa soluzione – peraltro certamente meno costosa per le minori opere di sostegno necessarie in alveo e più rispettosa sul piano paesaggistico;
3. Carenza del progetto: come, per esempio. la posizione delle emergenze ambientali e storiche rilevanti (in particolare il tracciato nel comune di Pove del Grappa -m 2348- è sovrapposto al primo sedime dell’antica strada imperiale postale del ’700 che da Porta delle Grazie di Bassano si inoltrava nel Canal di Brenta) e quelle di tutti i principali alberi esistenti, sono del tutto ignorate, infatti, le alberature rappresentate non sono state rilevate o sono frutto di posizionamento di fantasia , quando sono la vera ricchezza del sito e sono in pericolo di abbattimento indiscriminato;

bassano-grappa

4. Uso di terminologia fuorviante degli amministratori pubblici: “ asfalto ecologico” è un ossimoro (come convergenze parallele o ghiaccio bollente) per ingannare la coesistenza di una ampia superficie ciclabile complanare al percorso pedonale quando tutti sanno che sono scelte incompatibili in uno scenario naturale come quello che è in esame;

5. Il paradosso che proprio le associazioni che lavorano a tutela del territorio e che hanno operato per decenni a stimolare le riottose amministrazioni della vallata a costruire una Ciclopista del Brenta (portando migliaia di ciclisti con le loro famiglie in vallata in 16 giornate annuali dedicate) debbano oggi contrastare un progettualità generale finalmente finanziata ma i cui piani operativi sono distruttivi di ambienti naturali unici;

6. La particolare conformazione della valle e la frammentazione dei piccoli comuni imporrebbe che vi fosse una visione d’insieme del progetto generale che invece dimostra le connessioni fra singole comunità assolutamente contraddittorie, ad esempio: l’entrata in Bassano non è dalla destra Brenta come da sempre auspicato ma impatta dopo Pove in un reticolo di strade di difficile percorribilità;

7. Chi ha realizzato ciclopiste da decenni come le Province di TN e BZ sa il tipo di utente e che tipi di biciclette vengono usate, che evoluzione hanno queste infrastrutture: il progetto presentato è connotato da elementi di forte pericolosità per la salute dei pedoni (oggi prevalenti fruitori del sentiero del Brenta) ed è immaginabile sarà per questo disertato dai flussi di cicloturisti che sceglieranno altri percorsi – sarà una cattedrale nel deserto con spesa rilevante a carico della comunità e inutilità sociale, dopo aver distrutto un territorio da salvaguardare;

8. Oggi il sentiero, se verrà danneggiato dalle “Brentane “(termine che in Veneto identifica tutte le piene rovinose dei fiumi) che la storia insegna come cicliche, sarà facilmente e con poco riparabile. Domani una ciclopista costruita in alveo costerà di manutenzione cifre importanti alle popolazioni rivierasche;

9. Dove è la fascia di rispetto fluviale in questo progetto? Riaffermazione del principio della distanza minima di delle nuove edificazioni da tutti i corsi d’acqua: con l’introduzione della Legge Galli (L. del 5 gennaio 1994 n. 36 art. 1, oggi trasfuso nell’art. 144 del D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152) tutti i corsi d’acqua sono diventati pubblici e dunque il regime vincolistico più restrittivo che prevede una distanza di 10 metri per le nuove costruzioni viene esteso addirittura al reticolo idrico minore (canali di bonifica ed irrigazione). http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1985/85lr0061.html. Inoltre il Piano dell’assetto idraulico del bacino del Brenta ( PAI ) è in contrasto con questo tipo di progetto https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/pianificazione-bacino ;

10. Esistono esempi di male opere in alveo del Brenta (arginature con opere ciclopiche) che ne hanno aumentato la velocità specie in regime di piene pericolose: un fiume non è possibile venga irreggimentato da pratiche ingegneristiche; prima o poi la Natura presenterà un conto salatissimo. Domandiamoci anche quanto le opere a monte lungo il Brenta possano aver contribuito ad un rapido danneggiamento, in pochi anni, del Ponte Vecchio;
Non è vero che se cambia il tracciato mancherà la conformità URBANISTICA che ha permesso la attribuzione dell’opera a questi territori ( si può discutere in Regione questo aspetto), compatibilità urbanistica significa in primis non danneggiare l’esistente con un risultato finale devastante;

 

Bassano del Grappa, 23 novembre 2016

Italia Nostra Onlus