Appelli

05-04-2017

Impediamo che lo Stato ceda il Patrimonio Culturale Italiano al mercato internazionale

Aiutaci a fermare una norma sconcertante!
Firma l’appello di Italia Nostra per non svendere la cultura italiana.

I beni culturali vengono equiparati dal nostro Parlamento a una qualunque merce introducendo una norma che porterà all’estero gran parte delle nostre opere d’arte (manoscritti e libri, opere, antichi strumenti scientifici, antiche suppellettili) a dubbio vantaggio del mercato italiano e a scapito del nostro Paese. Aiutateci a scongiurare questo saccheggio, un regalo di Stato a mercanti e affaristi cui nulla importa della nostra storia e del valore che tutto ciò rappresenta per noi italiani.

Una norma inaccettabile, una vergogna per la cultura e per le istituzioni italiane. Il Parlamento, con l’imminente approvazione dell’art. 68 contenuto nella legge annuale per il mercato e la concorrenza, prossima a votazione, sembra ormai pronto alla svendita di parti importanti del patrimonio artistico della Nazione inserendo una finta semplificazione della circolazione internazionale dei beni culturali in un provvedimento pensato per taxi e altri settori commerciali. L’approvazione di questa legge trasforma dunque in comune merce tantissima parte dei beni culturali italiani, mobili e immobili. Proprio il nostro Parlamento, nelle segrete stanze della Commissione Industria, ha infatti portato avanti una norma, fortemente voluta dalle lobby del mercato dell’arte, che definisce il valore di un bene culturale in base al “presunto” valore commerciale dichiarato – l’assurdo nell’assurdo – dallo stesso proprietario. Con questa norma, basterà un’autodichiarazione del proprietario che l’opera non supera il valore di 13.500 euro (calcolati su opinabili prezzi d’asta) per poter definitivamente esportare all’estero, senza nessuna valutazione da parte della Soprintendenza, qualunque bene artistico. Non solo: la norma estende da 50 a 70 anni il periodo di vita dell’opera ritenuto necessario per rendere obbligatorie le verifiche dei nostri Uffici di Esportazione prima del trasporto per sempre fuori dai confini di Stato. Tutto ciò con il tacito assenso del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che, accettando la logica della trattativa a fronte dei potenti attacchi sferrati in sedi politiche ed economiche contro l’insieme del nostro patrimonio culturale, silenziosamente concorda ancora una volta con il Parlamento (nella sua sovranità?) che il pregio dei beni culturali sia definito in base a un presunto valore di mercato e così si liberalizzi la svendita all’estero del patrimonio artistico italiano prodotto da meno di settanta anni. Un danno inestimabile per un Patrimonio artistico e culturale, quale è il nostro, che non ha eguali in tutto il mondo… Continua a leggere

Scarica Appello Articolo 68 

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