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09-06-2017

La falesia e le grotte preistoriche di Praia a Mare al centro della 1° giornata dei Beni Comuni

A metà circa dell’appena trascorso mese di maggio, Italia Nostra ha voluto dedicare un’intera giornata, quella di domenica 14 maggio, alla divulgazione ed alla riflessione su quelle numerosissime “Entità del Bello” (che possono essere sia di tipo materiale, se naturali o realizzate dalla mano dell’uomo; e sia di tipo immateriale o ideale, se considerate nel loro senso storico o antropologico e, più ampiamente, nel loro significato umano e culturale), che caratterizzano, come nessun altro, il nostro Paese. Tali “Entità”, a cui, nel linguaggio usuale, si dà anche il nome di “Beni” (attribuendo loro, in tal modo, tramite un giudizio di valore ed una scelta di campo, una qualificazione francamente positiva) sono, quindi, numerose quanto possono essere numerose le umane espressioni del “Bene/Bello”. Ma esse, invece, poiché, seppur nella loro pluralità, sono considerabili anche come valore unico, costituiscono, nell’insieme, anche ciò che riassume la straordinaria personalità della nostra Nazione, oltreché la stessa identità, la ragione fondante e la finalità ultima di quei gratificanti momenti operativi, che, come questo appena vissuto in comune da tutti i soci della nostra Associazione, sono, forse, l’espressione più gratificante e riconoscibile di essa.

Italia Nostra aveva chiesto, infatti, a tutte le sue sezioni locali, distribuite sull’intero territorio nazionale, di porre all’attenzione degli italiani, sezione per sezione, località per località, almeno uno dei numerosissimi tesori che giacciono sepolti sotto la coltre del tempo, dando ad ognuno la libertà di muoversi nei modi ritenuti più sicuri, pertinenti ed opportuni, caso per caso. Più che dietro pareti cadenti, o sotto metri di terra o nascosti dalla vegetazione, o sotto, comunque, la coltre dell’incuria e dell’abbandono, questi luoghi, prim’ancora, sono sempre più spesso sepolti nel più completo disinteresse o nella più assoluta noncuranza da parte di tutti, e così essi esprimono quella vera e propria pesante, sprezzante “dimenticanza di se stessi”, quel non qualificante retaggio che sembra essere il tratto distintivo della contemporaneità e di chi la dovrebbe rappresentare. La valorizzazione di questi luoghi costituisce al massimo, in tal modo, un falso argomento, utile a rappresentare il trampolino di lancio per una “legittimazione politica” a governare, spesso così ostentata da apparire pura abilità retorica, subito dimenticata a favore di altre iniziative ritenute più “valide, utili ed opportune”. E così tutto ripiomba puntualmente nel più assordante dei silenzi umani e storici, privando, tra l’altro, la Comunità Nazionale, oltre che della sua stessa ragion d’essere, anche di una meravigliosa opportunità di lavoro sicuro e qualificante, soprattutto a vantaggio delle nuove generazioni. Ma forse costoro, chiunque essi siano, puntualmente dimenticano che, nell’immaginario di molti, e di tutte le culture del mondo, l’Italia sarebbe ancora (ahinoi!) la parte più nobile, l’autentico “Giardino d’Europa”?

Su questo scenario attuale piuttosto difficile ed in quest’ambito molto complicato, la Sezione praiese di Italia Nostra, denominata “Alto Tirreno Cosentino”, ha pensato di proporre all’attenzione dei suoi concittadini e dei tanti visitatori che hanno affollato quel giorno la lunga passeggiata del Viale della Libertà, il tema delle numerose “grotte carsiche” che sono distribuite sull’alta falesia verticale della Serra Vingiolo, la “montagna di Praia” per antonomasia, suo autentico luogo fisico identitario, insieme al suo mare, allestendo un proprio padiglione posto ad un certo punto di esso in quella bella giornata di domenica. La Serra Vingiolo incombe sul meno recente “Borgo dei pescatori” di Praia, e rappresenta quel gigante di pietra, tutto scavato al suo interno, prima dal mare che allora lambiva la montagna con le sue onde, poi dalle acque pluviali interne di dilavamento in prosieguo di tempi lunghissimi, che affonda le sue radici nello stesso abitato cittadino, quasi inoltrandosi in esso ed incombendo su di esso come un’acropoli ideale. Questo rilievo collinare è divenuto in tal modo capace di contenere gli stessi tratti qualificanti dell’identità naturalistica ed anche paleoantropologica e storica della nostra bella località, la cui foto ora campeggia, con tutta l’Isola di Dino, nientemeno che sulla nuova e recentissima “Guida Verde Calabria” pubblicata nel corrente anno 2017 dal Touring Club Italiano. Questo “suo più recente passato”, rappresentato dal suo insediamento abitativo originario, è invece, per Praia, per quanto appena ancora ne sappiamo, non vecchio di ottantanove anni (quanti essa ne ha dall’anno della sua fondazione ufficiale come Comune autonomo, il 1928), ma ancora più antico dei quasi dodicimila anni testimoniati dalle presenze rinvenute nella più grande cavità di questa sua “montagna”, dove sono stati rinvenuti dagli archeologi numerosi manufatti, oltre che molti resti anatomici dell’” homo sapiens–sapiens”, uomo che fu di etnia protomediterranea, dapprima, ed indoeuropea, successivamente.

Queste tracce, rinvenute nelle numerose grotte della Serra Vingiolo, sembrano ancora animate da quelle umane, antiche presenze, ed ancora noi le possiamo scorgere, come punteggiate nelle percepibili ombre degli antichi palafitticoli, se ci si sofferma appena qualche minuto, in silenzio, all’interno di queste cavità naturali, e ci si immerge in quella dominante dimensione storica abissale che le caratterizza, disturbata soltanto dal rado picchiettare delle gocce d’acqua, che cadono dalle stalattiti appese al soffitto nelle pozzanghere da loro formate in terra. Tutto ciò è quello che ci si offre, a Praia, se ci si riferisce, però, ad un passato ancora piuttosto lontano, che poi, via via, si avvicina ad un tempo storico sempre più recente, ma ancora quasi tutto da esplorare, fino al compimento del primo millennio dell’era volgare e fino, quindi, all’età bizantina, durante la quale, sul terrazzamento naturale prospiciente la stessa grotta maggiore, si affacciò un piccolo eremitaggio di fondazione monastica bizantina ed ortodossa, ora divenuto, dopo il suo restauro, sede canonica del rettore del Santuario mariano posto al suo interno. Ed infine fino a quell’epoca del basso o tardo medioevo in cui, in quella stessa gigantesca grotta, iniziò, appunto (proponendosi, tutto questo, con i tratti della narrazione popolare legata al contrasto cristiano-islamico del tempo), il culto della Vergine Maria, Sposa e Madre dell’intera umanità Cattolica.

Quello a cui abbiamo appena accennato, è ciò a cui si è cercato di dare uno sviluppo appena più esteso ed organico per mezzo di alcuni facili testi, scritti il più chiaramente possibile, e poi raccolti in una cartella ben fatta, che è stata distribuita ai numerosi passanti o anche ai più curiosi che si avvicinavano al padiglione di Italia Nostra, rappresentando, questo, lo spunto per chiarimenti o brevi conversazioni con cui si è cercato di coinvolgere ed interessare tutti, motivandoli il più possibile. Ci siamo resi conto che molti non conoscevano neanche l’esistenza del luogo di cui stavamo parlando, luogo, questo, che pure sorgeva a poche centinaia di metri di distanza da dove ci trovavamo. Un luogo che, come abbiamo appena avuto modo di dire, costituisce un enorme bene ambientale, e che è anche luogo di prim’ordine per l’interesse naturale, antropologico, archeologico, ed in generale storico e culturale assai suggestivo che riesce ad esprimere, ed è quindi luogo prezioso, tesoro dell’umanità da tutelare e promuovere senza riserve, per tutte quelle “ragioni”, materiali o immateriali, cui accennavamo all’inizio. Non possiamo dire quale risultato potrà scaturire da tutto questo, probabilmente per ora si tratta soltanto di una goccia versata nell’immenso mare dell’oblio, ma qualcuno ha detto, però, che anche il mare è fatto di tante piccole gocce. Soprattutto, verso sera, ci siamo sentiti un po’ più utili e un po’ più contenti di noi.

Italia Nostra, Sezione Alto Tirreno Cosentino

Italia Nostra Onlus