18-09-2017

Abbazia di San Pietro ad Montes a Piedimonte di Casolla (Caserta): segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Via San Pietro Ad Montes – Piedimonte di Casolla (Caserta)

Tipologia generale: architettura religiosa

Tipologia specifica: abbazia

Configurazione strutturale: la chiesa presenta un portico, composto da cinque campate con volta a crociera e tre archi a tutto sesto, che anticipano lo sviluppo delle navate

Epoca di costruzione: sec. XI

Uso attuale: un centro di recupero. Di norma chiusa al pubblico, l’abbazia necessita di lavori di restauro

Uso storico: l’abbazia benedettina inizia a decadere già nel corso del XV sec. con l’istituzione della commenda, nel corso del XVIII sec. passa ai padri Dottrinari. Nel corso del XX sec. è stata sede di Centro antitubercolare, ha ospitato gli sfollati cassinesi, le Suore Oblate ed oggi è un centro di recupero

Condizione giuridica: Proprietà dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero di Caserta

Segnalazione: del 2 settembre 2017 – segnalazione della sezione di Caserta di Italia Nostra – caserta@italianostra.org

Motivazione della scelta: L’abbazia di San Pietro ad Montes, così come la vediamo adesso, fu costruita sul finire dell’XI secolo, forse nell’anno 1087. Cosa ben diversa è la fondazione, la quale si riferisce all’istituzione della comunità conventuale, che, di sicuro, si può antecedere a diversi secoli prima.

L’abbazia di San Pietro ad Montes fa parte del ciclo di chiese dettato da Desiderio, abate di Montecassino, successivamente papa col nome di Vittore III. Desiderio stabilì che le chiese dovessero essere costruite a tre navate, con archi a tutto sesto, sostenuti da colonne, avere due absidi laterali ed un’altra centrale, più grande, un portico ad arcate sorrette sempre da colonne. Il modello desideriano è stato utilizzato per il duomo di Casertavecchia, per Sant’Angelo in Formis ed altre chiese.

Essa sorge nella parte più alta del comprensorio casollese, più precisamente in tenimento di Piedimonte di Casolla, sui resti del tempio pagano di Giove Tifatino, riportato sotto il nome di iovis tifatinus nella Tabula Peutingeriana. Come ci ricorda un antico racconto di fondazione, coi resti di questo tempio (colonne, capitelli, marmi, etc.) è stata costruita non solo l’abbazia in parola ma anche il duomo di Casertavecchia.

La chiesa di San Pietro ad Montes è citata per la prima volta nella Bolla di Senne. Nello stesso sec. XII abbiamo diversi documenti che la menzionano. La chiesa presenta un portico, composto da cinque campate con volta a crociera e tre archi a tutto sesto, che anticipano lo sviluppo delle navate. Le mura del portico presentano affreschi in debole stato di conservazione. Il portale presenta una cornice in pietra viva con alle estremità due sculture zoomorfe ed al centro una lunetta affrescata con la Madonna al centro, San Pietro e San Benedetto. Le scultura zoomorfe rappresentano entrambe dei leoni posti a guardia della chiesa. Sull’architrave si legge: “Claviger aethereus sub cuius honore dicatur – protegat intrantes custodiat tueatur”.

Lo spazio interno della chiesa è composto da una navata centrale principale, larga metri 10 e lunga metri 14,20, e da due navate laterali, ciascuna larga metri 5 e lunga metri 12. Due serie di sei colonne per lato servono a suddividere le tre navate. Le dodici colonne sono diverse sia per misura che per tipologia di capitelli. Infatti, entrando abbiamo le prime due file che hanno capitelli ionici, la terza è con capitelli compositi, mentre troviamo capitelli corinzi nelle rimanenti tre.

Sono presenti svariati affreschi, purtroppo, in pessimo stato di conservazione, in particolar modo quelli risalenti ai maestri bizantini. Al XV secolo è da datare il ciclo di affreschi raffigurante una Crocifissione, Gesù nell’orto degli ulivi, il Giudizio finale, tre scene della Madonna in trono con Bambino e Santi. Si può ipotizzare che nella zona absidale, attualmente spoglia di affreschi, vi fossero altri affreschi per completare il ciclo pittorico, ed in particolare, vi dovesse essere anche il Cristo Pantocratore, presente in tutte le chiese desideriane.

Un’altra caratteristica della chiesa è data dalla forte inclinazione in salita del pavimento. Quello originale (uguale ai commessi marmorei di Sant’Angelo in Formis) è scomparso del tutto; coll’ultimo restauro del 1974 il pavimento è in cotto. L’abbazia, che inizia a decadere già nel corso del XV sec. con l’istituzione della commenda, nel corso del XVIII sec. passa ai padri Dottrinari. Nel corso del XX sec. è stata sede di Centro antitubercolare, ha ospitato gli sfollati cassinesi, le Suore Oblate ed oggigiorno un centro di recupero.

 

Italia Nostra Onlus