il nostro bollettino n. 431
"L’agonia dei laghi"
di Nicola Caracciolo
I laghi italiani: a questo triste argomento dedichiamo il nostro “dossier”. Sono stati parte essenziale del paesaggio italiano da secoli, se non da millenni. Il che è vero specie in Lombardia e in Piemonte: il lago di Viverone, il lago Maggiore, quello di Lugano, di Como, il Garda. Agli occhi degli aristocratici inglesi protagonisti del “Grand Tour” nel Settecento e dei tedeschi che seguivano le tracce del ”Viaggio in Italia” di Goethe questi laghi erano, fra le Alpi e la pianura Padana, l’anticipazione di una certa dolcezza di clima e di vita tipiche dell’Italia mediterranea.
La civiltà dei laghi con il fascino dei suoi paesaggi, dei suoi villaggi, delle sue architetture era cruciale nel nostro patrimonio nazionale. Ha radici, va aggiunto, antichissime. Con una descrizione del lago di Nemi inizia uno dei grandi classici dell’antropologia del secolo scorso “Il Ramo d’oro” di James Frazer: “Chi ha veduto quell’acqua raccolta nel seno verde dei colli Albani, non potrà dimenticarla mai più. I due caratteristici villaggi che dormono sulle sue rive, e il palazzo egualmente italiano i cui giardini scendono rapidamente verso il lago rompono appena l’immobilità e la solitudine della scena. Diana stessa potrebbe ancora errare per quei boschi selvaggi”. Di tanto incantesimo oggi non resta molto. Il che, ahimè, per i laghi è vero dovunque.
Cito dal bell’articolo di Vittorio Messori a proposito del Garda: “Sul lago colate di cemento per costruire moli e rimesse per i gommoni e le barchette in plastica. L’indignazione per tanto massacro è vinta dallo sbalordimento: che cosa spinge gente ragionevole, come s’immagina siano in genere sindaci e assessori, a permettere, magari a favorire, la dissipazione sistematica, a freddo di quell’oro verde e blu costituito dal loro territorio?”
Per forza di cose abbiamo dovuto trascurare molti esempi, ma il quadro delle devastazione che presentiamo resta imponente. E la cecità di chi guida il paese e le sue regioni salta agli occhi. Il livello dei laghi, da Massacciuccoli, alla Lombardia, al Trasimeno diminuisce dovunque. Effetto serra – piove meno. Ma l’Italia rispetto al trattato di Kyoto è vistosamente inadempiente. I laghi, una volta riserve preziose di acqua pura, sono inquinati e tossici. Le loro rive si ricoprono di ville, alberghi, campeggi, posteggi, strade. Il paesaggio italiano è il gran malato di questo nuovo secolo. E i laghi, appunto, sono al centro della crisi.
C’è in tutto questo qualcosa di inspiegabile. Un rapporto Istat per l’anno 2006, uscito giorni fa, dimostra quanto le questioni ambientali siano al centro delle preoccupazioni degli italiani. Oltre il 43 per cento teme ad esempio l’inquinamento dell’aria, più di un terzo rifiuta di bere l’acqua dei rubinetti. Si parla cioè di decine di milioni di cittadini inquieti.
L’opinione ambientalista è, come Gulliver, un gigante ancora immobile. Quando si sveglierà cambierà il panorama politico. D’accordo, quello dei laghi in Italia è un caso limite di incuria e di sciatteria amministrativa, ma dopo tutto la protesta, storicamente, nasce spesso dai casi limite.
Nicola Caracciolo
Ps. Ringrazio Rossana Bettinelli per il contributo che ha dato per raccogliere e curare molti dei materiali del nostro dossier sui laghi.


