il nostro bollettino n. 432
"Mafia e Affari "
di Pierluigi Cervellati
Scontato, forse superfluo, ricordare Sciascia. “E la mafia degli orti, dislagando la città negli orti, colpì col piombo quelle pietre che il duca di Maqueda avrebbe battuto con il martello d’argento”, (1974; prefazione a “Palermo Felicissima”, edizioni il punto). Scontato, ma citare la mafia non era rituale. Lo è diventato negli ultimi anni. Riassume 400 anni di storia palermitana. Da via Maqueda, che con il Corso forma una croce “riformatrice” della struttura urbana araba - croce voluta nel 1600 da don Bernardino Cardines, duca di Maqueda, vicerè di Sicilia - al “sacco” distruttore imposto dalla mafia. Da allora, il “dislagamento” della città è continuato senza soste. Dagli orti fino alla chiostra dei monti che circondano la città.
L’imprenditoria del nord ha offerto (e offre) coperture insospettabili. Pizzo Sella è lo scempio più eloquente. Non sono un esperto di mafia. M’inquieta ripetere questa parola ormai usata come paravento, foglia di fico. Ho amato molto questa città (scusate se insisto su fatti personali: il mio non può essere un parere sereno). La città si sta “dislagando” ancora. Alla mafia si è aggiunta l’antimafia. Sciascia scandalizzò parlando di mafia dell’antimafia. Non so se è la vecchia mafia degli orti che continua a distruggere Palermo. Ascolto, da amante tradito, il continuo giuramento di voler tutto cambiare per lasciar tutto immutato. No. Niente si ferma. Tutto peggiora. Si è visto con la gestione del piano per il centro storico. Ancora 10-12 anni fa c’erano case vuote, non solo ruderi, che si potevano acquisire con poco o nulla. C’erano zone abbandonate in cui si poteva ricostruire lo storico tessuto edilizio popolare. C’erano risorse economiche in abbondanza per fare case pubbliche, per inserire nuovi abitanti, per recuperare questa “unica” città, tutta storia e arte, cultura materiale e natura. Si è preferito restaurare qualche contenitore. Una chiesa diruta. Un convento da riabilitare quale sede di burocrazia. Poco altro. Intervenendo con denaro pubblico sui capisaldi prestigiosi, monumentali, le macerie, le case fatiscenti, tutta l’edilizia residenziale minore è diventata merce di lusso per le immobiliari. E’ stata offerta, regalata, alla solita ditta Affari & Mafia. Nonostante tutti i proclami e le ripetute assicurazioni di abbattimento, le ville di Pizzo Sella si arricchiscono di anno in anno di interventi abusivi. Interventi anche pubblici. “Regolari”. Il progetto del parco agro urbano di Ciaculli, un agrumeto di 800 ettari ancora intonso da 10 anni, è svaporato nel nulla. C’erano finanziamenti europei per realizzarlo. Ciaculli, già rifugio di potenti famiglie, è un luogo mozzafiato. Offre un panorama e un microclima che non è esagerato affermare “stupefacenti”. L’ottimo progetto di ripristino delle culture e di integrazione urbana, di rapporto fra pubblico e privato, è stato chiuso in un cassetto. E chiuso è rimasto, anche quando gli amministratori sono cambiati. Nessuno lo ha rivendicato. Per paura? O perché si attende che la Ditta decida di rivitalizzare l’area con qualche innovativo, contemporaneo come si usa dire, progetto architettonico?
Forse il parco agro urbano di Ciaculli non si realizzerà. Come il recupero del centro storico. La città storica (oggetto privilegiato di speculazione) deve rendere di più. Mica si può continuare con la solfa di chi voleva conservare, addirittura ripristinare, le tipologie abitative. Suvvia. C’è bisogno di nuove “innovative” proposte. Il piano era un impiccio. Impediva la nuova architettura. Nessun problema. Gli amministratori bandiscono concorsi internazionali per la gioia di architetti e urbanisti. Magari per costruire qualche grattacielo, qualche parcheggio sotterraneo, come altrove, a Milano o a Torino. Qualche scempio urbanistico. Tanto la responsabilità sarà attribuita alla solita Ditta. Come sempre.


