il nostro bollettino n. 433
Vecchie tecnologie, nuove voracità di Carlo Ripa di Meana
Il Referendum consultivo tenutosi a Firenze domenica 17 febbraio, su richiesta di 26.000 cittadini residenti, con la partecipazione di 124.000 elettori corrispondenti al 40% del corpo elettorale della città, pur rimanendo al di sotto del quorum del 50 + 1 ha indicato con larga prevalenza l’opposizione dei fiorentini alle due linee ferrotranviarie che il Sindaco aveva deciso di costruire, attraversando con la prima il centro sacro della città, sfiorando il Duomo e il Battistero, e con l’altra squarciando i viali ottocenteschi della circonvallazione disegnati da Giuseppe Poggi. Il risultato ha ribaltato tutte le previsioni di rassegnazione nell’elettorato, e comunque di allineamento sulla proposta ufficiale del Sindaco, grazie alla mobilitazione di Italia Nostra, mano nella mano di Maria Rita Signorini, e la pirotecnica inventiva di Mario Razzanelli, il cittadino che ha sbattuto 26.000 firme per il Referendum sulla scrivania del Sindaco.
A Roma, la decisione del Sindaco di sventrare il colle più bello della città, il Pincio, per piazzare lì un gigantesco supergarage con problemi di entratauscita, sfiatatoi, ascensori, scale mobili, nei 70 metri di altezza previsti per lo scatolone di cemento e acciaio da calare nel ventre del colle, disarticolando in tal modo il disegno unitario e perfetto di Giuseppe Valadier per Piazza del Popolo. Italia Nostra con due Esposti al Procuratore, uno Nazionale e uno della Sezione romana, con la costituzione di un numeroso Comitato di cittadini, “Salviamo il Pincio – Viva Valadier”, ha dato inizio a una campagna internazionale di denuncia.
Più di recente, la Sezione romana di Italia Nostra ha reso pubblico l’ultimo Rapporto della Sovrintendenza archeologica del 24.1.2008 che spiega come il percorso previsto per la metro C, il ramo della metropolitana romana che dovrebbe attraversare il centro storico più denso di giacimenti monumentali e urbanistici del mondo, quello che va da San Giovanni al Colosseo, dal Colosseo al Colle Oppio, dal Colle Oppio a Piazza Venezia, da Piazza Venezia all’Argentina, dall’Argentina alla Chiesa Nuova, dalla Chiesa Nuova al Tevere, poi a Borgo, poi fino al quartiere Mazzini, non può essere realizzato con la tecnologia arcaica e ciclopica scelta negli anni ‘50. Essa prevede due canne di scavo di 10 metri di diametro, a 40 metri sotto la strada, con giganteschi impianti di risalita, ascensori, scale mobili eccetera. Questo significherebbe cancellare per sempre le opere della Roma antica che lì sono ancora intatte e sepolte. Il Rapporto del 24 gennaio 2008 della Sovrintendenza pone chiaramente l’alternativa: o si salva il più grande patrimonio archeologico contemporaneo, o si dà il via ai lavori.
Italia Nostra ha insistentemente proposto alle autorità cittadine e alla gestione dell’impresa, sempre confermando la necessità della metropolitana, un’alternativa leggera e molto meno intrusiva, analoga a quella che è stata adottata negli anni scorsi per la metropolitana di Torino.
Italia Nostra ha aperto quindi a Roma una prova di razionalizzazione e saggezza: ci scontriamo con una tenace, irragionevole e contorta determinazione al fare comunque quanto progettato da parte del Sindaco precedente e confermato dal candidato più accreditato per la nuova Amministrazione. Ma il punto è proprio questo. Non c’è stata una progettazione seguita e condivisa dalla cittadinanza. Né nel caso di Firenze, né nei casi romani. E quindi si sperimenta per la prima volta una minacciosa incomunicabilità tra i decisori e i cittadini, con vari segnali: il prevalere dei pareri contrari a Firenze; la montante perplessità a Roma verso la sconsiderata decisione di farcire il Pincio con centinaia di automobili, violando una grande opera precedente e un luogo amatissimo in città e nel mondo; la decisa protesta contro l’illegalità della conferma dei lavori obsoleti e carissimi della arcaica scelta progettuale per la metro C, con i danni gravi e sicuri che ne verrebbero, e la eguale ferma intenzione di Italia Nostra e di molti studiosi e archeologi di tutto il mondo con azioni di contrasto a tutti i livelli, europei e italiani, per impedire che, per ragioni di mobilità, di per loro sacrosante e innegabili, ne faccia le spese la ricchezza unica del patrimonio culturale e archeologico di Roma. Non c’è solo la cultura dei fatti compiuti in queste vicende che ignorano il Diritto comunitario europeo e il Codice dei beni culturali, in particolare l’articolo 21 dello stesso. È anche l’idea di un Sindaco onnipotente alle prese con Consigli comunali e relative Commissioni sempre più esautorate e rese solo ornamentali dai nuovi poteri affidati al primo cittadino. Questa durezza della scelta autoritaria dei Sindaci, sempre più frequente, questa opacità delle procedure nei confronti del sistema della Sovrintendenza verso le tutele che il Ministero dei Beni culturali dovrebbe esercitare seriamente, e che invece non esercita, muovono da un punto che accomuna non solo due città, Roma e Firenze, ma tutte le città grandi e medie in ogni parte d’Italia: le grandi opere urbane alimentano i bisogni della politica, e richiedono, per l’imponenza finanziaria delle opere stesse, decisioni non sottoposte alle regole e alle tutele della legislazione comunitaria, e alle pratiche, sempre europee, della partecipazione. Si aggiunge il frequente ricorso alle regole del project financing, anch’esso collegato, in modo per lo più perverso, alle necessità crescenti di una finanza pubblica locale incerta e vorace. I modelli della ingegneria pesante più arcaica, a cui si è ricorso a Firenze per il ferrotrasporto in superficie, e a Roma per i treni sotterranei della linea C, non hanno giustificazione se non quella della imponenza della spesa e della complessità delle opere con ricadute occupazionali.
Né il Sindaco di Firenze né il Sindaco di Roma avevano previsto questa levata di scudi alla base, tra i cittadini. Essi però registrano che gli antichi schemi politici, partitici ed elettorali non corrispondono più alla realtà, perché li attraversano, tutti, una sdegnata reazione degli elettori. La stagione delle approvazioni a scatola chiusa è conclusa. Italia Nostra, pur assediata anch’essa dalle innumerevoli difficoltà di una stagione così pigra e distratta sui valori della tutela e della conservazione, rimane il più forte presidio in tutta Italia contro la deriva affaristica e autoritaria bipartisan, contro la regola sempre più frequente da parte dei costruttori di considerare le Amministrazione locali, con le loro Istituzioni, portavoci conformisti di interessi privati. Italia Nostra rappresenta con le sue piccole spalle e il suo grande cuore, l’ultima e grande difesa del paesaggio, del territorio e delle città italiane.


