Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione
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il nostro bollettino n. 433

Pedonalizzare la zona del Duomo di Mina Gregori

Il problema della tramvia per risolvere il traffico a Firenze è ora a un punto cruciale. L’osservatore ha l’opportunità di vederne realizzati alcuni spezzoni e di rendersi conto se la convivenza con l’ambiente, che a Firenze è di eccezionale rilevanza, sia possibile o meno. Per quanto è ancora da mettere in opera, le domande che si sono poste i cittadini e che hanno portato al referendum del 17 febbraio sono non già sulla realizzazione della tramvia, ma sulle modalità e sulle opportunità dei percorsi proposti, in particolare del passaggio in Piazza del Duomo.
L’ideazione della tramvia e la sua presentazione ai cittadini hanno avuto un vizio d’origine. Si è puntato e si punta sull’innovazione, un’istanza che ha una diffusione globale partendo dalla Cina, trascurando la conservazione che per Firenze è d’importanza vitale sia dal punto di vista culturale che economico. Non si possono ignorare queste realtà e dispiace notare che si deve insistere su principi che sembravano saldamente acquisiti.
Allo stato attuale appaiono fondate le forti riserve sui risultati visibili. I pali che si ripetono con grande frequenza turbano la veduta della Porta al Prato e non è difficile immaginare quale sarà lo spettacolo della loro presenza in via Cerretani e in via Cavour, trattandosi di strade cittadine tradizionali e non alberate come le avenues, i boulevards e le esplanades di tipo francesi diffusi nelle città europee come Bruxelles e Montpellier, invocate impropriamente tra i vari esempi.
Nel corso degli incontri fiorentini si è appreso che altre città italiane hanno allo studio un tipo di tramvia che consente di eliminare i fili elettrici e i relativi pali che li sorreggono sostituiti da un sistema elettrico sotterraneo e ci si domanda perché non si trovi anche per Firenze una soluzione che pur conservando la tramvia in superficie venga incontro al rispetto dell’estetica che un centro storico come Firenze impone.
Il secondo problema che si è presentato a che abbia a cuore le insigni testimonianze di arte e storia che conserva la piazza del Duomo è il passaggio accanto al Battistero del lunghissimo tram, che meglio sarebbe definire un treno di disegno aerodinamico e di più carrozze per la lunghezza di 32 metri.
Due sono le principali ragioni per le quali siamo contrari. Una di esse, considerate soprattutto le dimensioni del tram, è di natura estetica e si oppone alla sua prossimità continuata e prolungata agli antichi monumenti, che non potrà che apparire ingiuriosa per chi, e mi riferisco non soltanto agli stranieri, ne richiede il rispetto per la loro antichità e la loro storia insigne ed esige che l’immagine sia mantenuta nella sua integrità e senza disturbanti e scandalose interferenze. La seconda ragione è anche più cogente e riguarda la conservazione dei mosaici che adornano l’interno della cupola del Battistero e che temono ogni movimento o vibrazione che si verifichi nella sua prossimità, sia in superficie che nel sottosuolo. Non posso immaginare ciò che potrà succedere con gli scassi inevitabili per la semplice installazione delle rotaie della tramvia, senza dire del suo continuo passaggio una volta in funzione.
Questa esigenza si manifesta nella necessità ormai irrimandabile di eliminare l’inquinamento e il traffico di qualunque veicolo, compresa la tramvia, dalla zona del Duomo, del Campanile e del Battistero, il più antico monumento della città (e faccio mie le parole di un insigne medievista, Adriano Peroni), “una delle meraviglie del mondo, nella sua struttura, nelle sue porte, nella sua compagine tutta, insieme con i suoi mosaici, ora ben esplorati nel bellissimo libro di Boskovits, ma, temo, ignorati dai più”.
Nelle antiche città europee quasi senza eccezioni, i monumenti simbolo sono difesi da zone pedonali. Il concetto della pedonalizzazione, ovviamente totale, della zona del Duomo a Firenze deve sostituirsi a quello del passaggio dal duomo e dei problemi che lo concernono e che assillano il Sindaco, come dalle sue dichiarazioni. La pedonalizzazione conviene a un’area “come quella del centro” che, come egli ha ricordato, “è un fazzoletto di 4,8 Km quadrati”, e mi sembra frutto di una preoccupazione eccessiva e non fondata, visto il risultato del referendum, affermare che “la gente vuole e deve passare di lì”.
Sono al corrente che l’ATAF ha da tempo approntato e presentato un nuovo progetto dei percorsi degli autobus che prevede la pedonalizzazione del centro storico pur offrendo un uso ampio e articolato dei propri servizi. Ritengo sia urgente e doveroso verso i cittadini da parte del Comune autorizzare subito nell’attesa delle decisioni da prendere per la tramvia il funzionamento di questo piano che consentirà di ridurre drasticamente l’inquinamento a tutela della nostra salute e dei monumenti.
Gli uffici del comune hanno fatto sperare, anche perché manca ancora il progetto esecutivo, in un dialogo con i cittadini che hanno espresso il loro parere negativo al percorso della linea 2 e 3. Ma questo dialogo dovrà portare chiarezza e rapide decisioni e non dovrà verificarsi, come è stato scritto, consultando “man mano i cittadini”. Il Sindaco sembra deciso a mantenere il passaggio accanto al Battistero essendo l’unico asse transitabile, una realtà di cui siamo consapevoli e che impone una soluzione diversa. La pedonalizzazione totale della zona Duomo, alla quale non si può rinunciare, imporrà decisioni che andranno cercate nello spirito di collaborazione e nell’onestà della ricerca che devono ispirare il rapporto con i cittadini.


 
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