Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione
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il nostro bollettino n. 445

Gli 'smemorati' dell’ambiente
di Nicola Caracciolo

L’Assemblea ad referendum di Italia Nostra si è chiusa e i voti sono stati contati. Diamo l’elenco degli eletti in terza pagina di copertina, con l’avvertenza che manca ancora il rapporto del notaio. Qualche cambiamento è quindi possibile anche se poco probabile.
I dati sui due referendum sulle attività di Italia Nostra e sul Bilancio non sono ancora disponibili mentre mandiamo questo Bollettino in tipografia. Non ci sono nemmeno quelli sui Probi viri.
Un fatto comunque è per noi clamoroso, il Direttivo di Italia Nostra cambia pelle: questo è avvenuto un po’ perché lo Statuto non permette di essere eletti più di tre volte di fila (otto membri non hanno potuto ripresentarsi), un po’ perché le preferenze sono mutate. Su 24 membri  solo otto vengono dal vecchio Direttivo. Facce nuove? Aria nuova? Due di noi, Vezio De Lucia ed io, abbiamo in passato fatto parte del Direttivo. Ma il cambiamento resta imponente.
Che aggiungere? Il momento è drammatico. L’ambiente e il patrimonio storico sono sotto attacco come non mai: lo andiamo denunciando da tempo su questo Bollettino. Sono le storiche battaglie di Italia Nostra: difesa  dei beni culturali, del paesaggio e dell’ambiente vergognosamente trascurati da tanta parte di chi ci governa.
Il dossier di questo numero indica una sponda diversa da quella dello Stato italiano – l’Europa. Il Forum di Europa Nostra che si è svolto a Taormina ci aiuta a capire una verità essenziale: la nostra civiltà continentale, con i suoi paesaggi e i suoi monumenti, caratterizzata da secoli di reciproche influenze e di avvenimenti storici intrecciati, è il solo fondamento autentico su chi è possibile costruire una vera unità. Gli interessi economici e finanziari – i fondatori di Italia Nostra lo sapevano bene – non rappresentano un sufficiente cemento.
Ma la situazione è preoccupante. Faccio un esempio. Uno dei grandi uomini della riserva di questa Repubblica è certamente Mario Monti. Presidente della Bocconi, Commissario europeo, saggista ed economista di grande prestigio. Nessuno si meraviglierebbe se entrasse come ministro in un governo tecnico per uscire dalla crisi. Magari – chissà – potrebbe diventare addirittura Presidente del Consiglio, forse persino in un domani Presidente della Repubblica.
In un articolo di fondo pubblicato giorni fa sul “Corriere della Sera”, con il titolo “L’Aquila e Berlusconi”, Monti  riassume quello che deve essere “l’insieme coerente di riforme per rifare un’Italia più moderna e più giusta”. E cioè: “Riduzione della spesa pubblica, riforma delle pensioni anche per rendere meno precario il lavoro dei giovani, riforme nella scuola e nella società, maggiore concorrenza, liberalizzazione dei servizi, specie quelli pubblici locali.
Non una parola,  ahimè, sull’ambiente oggi in tutto il mondo problema essenziale ed urgente. Non una parola sulla distruzione dei paesaggi e della nostra identità storica.
La sordità della classe dirigente italiana, compresi tanti dei suoi uomini migliori (tra i quali indubbiamente – ripeto – c’è Mario Monti), è disperante. La nostra non deve più essere soltanto, concludo, “una voce nel deserto”. Penso sia questo – mi permetto un suggerimento – il grande compito di questa nuova Italia Nostra.


 
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