Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione
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il nostro bollettino n. 445

La cultura dello stare insieme
Il rapporto tra antico e moderno nell’urbanistica della città
di Giovanni Losavio

Intervento introduttivo del Presidente di Italia Nostra al Forum

È osservazione perfino ovvia che gli insediamenti accentrati storici, il nucleo consolidato nei secoli di “città e altri luoghi dove gli uomini si riducono a stare insieme” (secondo la espressione leopardiana dell’Elogio degli uccelli), costituiscono componenti essenziali del patrimonio culturale di ogni paese, e dentro il più vasto orizzonte europeo, e ad essi si deve il contributo più incisivo, anzi determinante, all’identità di luoghi urbani e comunità umane. Questa consapevolezza ben può dirsi generalmente diffusa, salda e comune acquisizione, così come la conseguente esigenza di tutela degli insediamenti storici, conservati (non già per memoria e nostalgia dell’antico) perché lì si vuole ancora “stare insieme”, documenti del secolare, millenario “stare insieme” e sede della vita di oggi. In linea di principio l’istanza conservativa si pone con le medesime ragioni così per il centro storico della grande città come per il borgo minore. Per il centro storico della grande città, stretto dentro le smisurate espansioni della metropoli, e anzi invaso, anche per non piccoli ambiti, dalla edilizia di brutta periferia, che ha perduto la sua forma e neppure riesce agevole ridisegnarne i confini; così come per il borgo minore che ha mantenuto intatto il rapporto con il circostante ambiente collinare o montano e conserva il ruolo di caposaldo paesaggistico nelle molteplici integre prospettive, ma soffre dell’abbandono indotto dalle radicali trasformazioni della economia agricola di cui era stato per secoli la diretta espressione.
Italia Nostra fin dagli anni ’60 del Novecento ha approfondito la riflessione e animato il dibattito sul senso del centro storico come organismo insediativo unitario, come unico monumento appunto, al quale perciò si addicono i principi del restauro, con i necessari ovvi adeguamenti alla specialissima natura del bene culturale, che è sede di vita collettiva e al mantenimento delle condizioni di vita è legata la sua conservazione anzi la sua sopravvivenza. I principi del restauro e del risanamento conservativo, non solo delle strutture fisiche edili e della morfologia urbana, ma innanzitutto delle tradizionali funzioni. […] Certo è che il restauro urbano (tutt’altro che museificazione se si propone di fare del tessuto edilizio antico un elemento vitale e propulsore nella struttura della città moderna) non è attitudine rinunciataria ed esprime una tensione di elaborazione progettuale che è pari alla creazione del nuovo. Il rapporto tra antico e moderno nella città si pone non già al livello edilizio per incompatibili accostamenti e velleitari confronti, ma nella dimensione urbanistica, perché il risanamento dei centri storici e la costruzione della città moderna sono operazioni diverse nel metodo, ma complementari, essendo la vitalità dell’insediamento storico direttamente condizionata dalla corretta organizzazione della città “nuova” e dall’equilibrio delle rispettive funzioni (nel centro storico liberato dalle destinazioni incompatibili, sia assicurata la residenza che rifletta il composito tessuto sociale, con i relativi servizi e le funzioni della centralità  tradizionale, viva espressione, insomma, della complessità urbana) e agli architetti di oggi è affidato il compito arduo, che ancora attende di essere adempiuto, di riscattare i più recenti insediamenti urbani dalla mortificante condizione di periferia della città storica, per restituirli alla dignità di autentica città moderna. […]
L’italiano Codice dei beni culturali e del paesaggio (approvato nel 2004 e vagliato in due consecutive revisioni 2006 e 2008) non registra nella sua normativa il riconoscimento del centro storico quale unitario bene culturale (come Italia Nostra aveva indicato), limitandosi a confermare quanto già era acquisito nel vigore della precedente normativa e cioè che il centro storico ben può essere oggetto di tutela paesaggistica nel rapporto con il contesto ambientale di cui costituisce un polo visivo, come per certo i borghi minori nella condizione di conservato isolamento entro spazi aperti, agricoli o naturali, inedificati. Che esigono una tutela ben altrimenti penetrante, oltre il profilo paesaggistico, che valga a recuperare funzioni analoghe (innanzitutto di stabile residenza) a quelle per le quali quei borghi furono costituiti. E la destinazione turistica, l’albergo diffuso, è soluzione certamente non incompatibile, che non può costituire tuttavia un modello di generale applicazione.
Italia Nostra, inascoltata, aveva posto alla nuova ambiziosa codificazione della tutela  il compito di articolare la disciplina del centro storico, riconosciuto bene culturale, secondo il metodo appunto del restauro urbano, rendendo partecipe di questa responsabilità le istituzioni della tutela statale, rappresentative della dimensione nazionale del patrimonio storico e artistico. E i problemi posti dalla ricostruzione dell’Aquila terremotata hanno offerto conferma della unitarietà del suo nucleo antico che esige di essere fatto oggetto di un integrale restauro, come si addice a un complesso monumentale, essendo il tessuto connettivo edilizio solidale con chiese, castello e palazzi signorili. Dunque si impone, come Italia Nostra chiede, che esplicitamente, con atto avente forza di legge, sia dichiarato l’interesse culturale dell’intero centro storico dell’Aquila e dei centri storici dei comuni minori colpiti dal sisma, il cui integrale recupero postula la responsabilità della comunità nazionale e di quella europea.
E introducendo i lavori di questo nostro Forum non possiamo non prendere l’avvio dal problema, posto dalla drammatica realtà del terremoto, della tutela dell’insediamento storico d’Abruzzo.


 
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