11-12-2017

Convento dei Cappuccini a Gerace (Reggio Calabria): segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Fondo Sant’Alessio – Piana di Gerace  –  Gerace (Reggio Calabria)

Tipologia generale: architettura religiosa

Tipologia specifica: chiesa e convento annesso

Configurazione strutturale: complesso conventuale di dimensioni considerevoli (circa 1.300 mq di estensione), è costituito dall’edificio conventuale vero e proprio e dalla chiesa annessa. La chiesa conserva tre altari barocchi in noce scolpiti a mano nel 1720 da Fra’ Ludovico da Pernocari. La ricca biblioteca venne saccheggiata quasi interamente, nel secolo scorso, dopo l’abbandono del complesso.

Epoca di costruzione: prima metà del XVI secolo

Comprende: la chiesa, a due navate, ha facciata in stile barocco, chiaramente successiva all’epoca primaria di costruzione. Il convento, seppur in stato di abbandono, mostra ancora le antiche strutture delle celle, della cantina, del refettorio, della cucina, del chiostro, del pozzo e della biblioteca.

Uso attuale: stato di totale abbandono e di precarietà strutturale

Uso storico: struttura conventuale

Condizione giuridica: 1972, il bene è di proprietà della Curia Vescovile di Locri

Segnalazione: del 2 dicembre 2017 – segnalazione della sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra – reggiocalabriua@italianostra.org

Motivazione della scelta: Il Convento dei frati minori Cappuccini è sito nella Piana di Gerace, quindi presso la città, non entro le mura, alla fine della strada detta Callipea, nel Fondo Sant’Alessio. L’insediamento dei Cappuccini a Gerace si determinò nel 1534, nel monastero abbandonato di San Jejunio. Successivamente nel 1538, i cappuccini si spostarono in contrada Piana, nel convento suddetto. Da un’epigrafe collocata nella Chiesa si rileva la data del 1533 quale data di fondazione dello stesso.

Il complesso, a pianta quadrata, è disposto secondo un asse Nord-Ovest/Sud-Est, pertanto presenta direttrici non conformi a quelle degli edifici sacri di matrice bizantina presenti a Gerace. Fu quasi completamente distrutto dal terremoto del 1783 e successivamente ricostruito. Soppresso dalle leggi napoleoniche nel 1808, fu riaperto nel 1822 e tra alterne vicende, fu attivo fino al 1955. Dal 1972, il bene è di proprietà della Curia Vescovile di Locri.

La fruizione del bene, così come l’accesso, sono momentaneamente impossibili per lo stato di totale abbandono e di precarietà strutturale in cui lo stesso versa. L’isolamento dal contesto cittadino e la mancata destinazione d’uso acuiscono sicuramente il generale stato di degrado. Il bene, di notevole interesse storico e cultuale, versa in condizioni di assoluta problematicità. Poiché si tratta di un raro esempio di architettura primitiva conventuale dei Cappuccini in Calabria se ne auspica il recupero, ciò anche ai fini del mantenimento di una testimonianza che si configura come un unicum sul territorio geracese, considerato il fatto che, nella città, il culto greco prevalse fino ad epoca tarda, influenzando diversamente l’architettura sacra. Il complesso dei Cappuccini, pertanto, testimonia usi e scelte di vita dissimili rispetto a quelli presenti nel contesto locale.

Si auspica che, assumendo l’idea della salvaguardia del bene, si voglia superare il concetto di “conservazione passiva” dello stesso. Appare sostanziale che si determini attorno ad esso adeguato interesse, atto a favorire, particolarmente, recupero e fruizione attiva, favorita, quest’ultima, da mirate forme di utilizzo nel contesto urbano di riferimento. La Diocesi di Locri-Gerace, auspicando il recupero del bene, ha manifestato la volontà di farne sede di una fondazione culturale. Attualmente, nell’area antistante il complesso, è esposto un pannello informativo, da cui emerge che il bene è oggetto di interesse di una misura del POR Calabria 2007/2013.

Italia Nostra Onlus