Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione
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Forlì, Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro
20 gennaio – 22 giugno 2008

La mostra è curata da
Antonio Paolucci e Daniele Benati

Il Comitato Scientifico è composto da
Marco Bona Castellotti, Alessandro Brogi, Gianfranco Brunelli, Francesco Buranelli,
Ettore Casadei, Marina Cellini, Anna Colombi Ferretti, Giovanni Gentili, Mina Gregori, Denis Mahon,
Lorenza Mochi Onori, Gabriella Poma, Luciana Prati, Wolfgang Prohaska, Ezio Raimondi, Elisabetta Ricca
Rosellini, Claudio Massimo Strinati, Giordano Viroli, Franco Zaghini.

Il progetto di allestimento è a cura di
Wilmotte et Associés di Parigi, e Lucchi e Biserni di Forlì

Con il Patrocinio di:
Presidenza del Senato della Repubblica
Presidenza della Camera dei Deputati
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ministero della Difesa
Ministero della Pubblica Istruzione
Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le province di Bologna,
Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini
Regione Emilia Romagna
Provincia di Forlì Cesena
Università degli Studi di Bologna – Alma Mater Studiorum
Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna

Informazioni e prenotazioni
www.guidocagnacci.com
Mostra: tel. 199.199.111
Riservato gruppi e scuole (incluso visite e laboratori):
tel. 02.43.35.35.22 -e-mail: servizi@civita.it
Alberghi: tel. 0543 378.075 – e-mail: turismo@confcommercio.fo.it

Orario di visita
Da martedì a venerdì: 9,30 – 19,00
Sabato, domenica, giorni festivi, 4 febbraio, 24 marzo e 2 giugno: 9,30 – 20,00
La biglietteria chiude un’ora prima.
Lunedì chiuso.

Modalità di visita
La visita è regolamentata da un sistema di fasce orarie, con ingressi programmati. La prenotazione è
obbligatoria per gruppi e scuole ed è consigliata per i singoli.
Il biglietto della mostra consente la visita alla Pinacoteca Civica.

Biglietti
Intero € 9
Ridotto € 6 per gruppi superiori alle 15 unità, minori di 18 e maggiori di 65 anni, titolari di apposite
convenzioni, residenti nella provincia di Forlì-Cesena.
Ridotto € 6 per i soci di Italia Nostra.
Speciale € 4 per scolaresche (scuole primarie e secondarie) e disabili.
Gratuito per bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, accompagnatore disabile, due
accompagnatori per scolaresca, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino.

Visite guidate
Gruppi € 80
Scuole € 50
Visite in lingua € 110
(le tariffe per gruppi e visite in lingua sono comprensive del servizio di radioguide in mostra).
Sono previsti itinerari turistici per i gruppi che volessero effettuare, oltre alla visita della mostra, un
percorso guidato nella città e nel territorio.

Prenotazioni
Tariffa individuale per singoli e gruppi € 1
Tariffa scuole € 10

Audioguida
Noleggio a persona € 4

Radioguide
L’uso delle radioguide (microfono per la guida e auricolari per i visitatori) è obbligatorio anche per i
gruppi con guida propria.
Noleggio per gruppo € 30

Il sistema di biglietteria è a cura di
VivaTicket by Charta

Come arrivare a Forlì
In auto
Autostrada A14 da Bologna e da Rimini. Uscita Forlì
Strada Statale n. 9 (via Emilia)
In treno
Principali collegamenti con il nord e sud Italia attraverso le linee Milano-Bologna-Ancona e Milano-
Bologna-Firenze-Roma
www.ferroviedellostato.it
In aereo
Aeroporto Luigi Ridolfi di Forlì
Via Seganti, 103 – tel. 0543.783.416
www.forliairport.com

L’ufficio stampa è a cura di
Studio Esseci

Il catalogo e il bookshop sono a cura di
Silvana Editoriale

I servizi di accoglienza sono a cura di
Civita Servizi
Tre Civette


Guido Cagnacci protagonista del Seicento
Santarcangelo di Romagna, 1601 -Vienna, 1663

Nel Seicento, l’Italia e l’Europa entrano nella modernità. Il XVII secolo è già il nostro tempo intellettuale, spirituale ed emotivo.
E’ stato, il Seicento, l’epoca che ha intuito, con Galileo, l’infinitudine dei cieli e, con Shakespeare, gli insondabili abissi dell’animo umano; che ha sperimentato, con i suoi grandi mistici, il “silenzio di Dio” e il naufragio dell’Assoluto; che ha inventato il romanzo moderno con Cervantes e il “recitar cantando” con Monteverdi. E’ stato l’epoca che, con Bernini, ha modellato la città come una sola immensa scultura, che ha fatto cadere i confini fisici dell’abitare con l’illusionismo aereo di Pietro da Cortona e di Padre Pozzo e anticipato il cinema portando, con Caravaggio, il dramma della luce e l’urgenza del Vero dentro la figurazione.
Di quel secolo il romagnolo Guido Cagnacci fu protagonista. Non testimone e neppure comprimario, ma protagonista. Partito dalla “piccola Siviglia” (Arcangeli) riminese, partecipò a Roma della rivoluzione caravaggesca e, a Bologna, della “bellezza virtuosa” di Guido Reni. Fu a Venezia e alla corte imperiale di Vienna.
Come un iperrealista dei giorni nostri lo affascinava l’obliquo enigma delle cose. Come un autore a noi contemporaneo riuscì a rendere visibile il vero dei sentimenti, delle emozioni, degli affetti, forzandone la rappresentazione fino all’oltranza e all’iperbole.
Venerata religione, estasi mistica, concitata eloquenza, malinconico e compulsivo erotismo, percezione della fatalità della storia, violenza e dramma nelle umane passioni. Ecco ciò che occupa i quadri del Cagnacci.
Questo universo magmatico, tumultuoso e già moderno, nessuno come lui, nel suo secolo, è riuscito a metterlo in figura.

Antonio Paolucci


Guido Cagnacci tra Caravaggio e Reni

Dopo l’oblio in cui la produzione di Cagnacci cadde dopo la sua morte, a causa dell’inaccessibilità delle sue opere, conservate perlopiù in collezioni private, è stato il Novecento a decretargli un nuovo favore. La sua “riscoperta” ha mosso dalla sua produzione sacra in Romagna, studiata da Francesco Arcangeli e Cesare Gnudi in occasione della Mostra della pittura del ’600 a Rimini (Rimini 1952) e di quella dei Maestri del ’600 emiliano (Bologna 1959). In seguito gli sono state dedicate alcune monografie (R. Buscaroli, 1962; P.G. Pasini, 1986) e nel 1993 è stato oggetto della prima mostra monografica, tenuta a Rimini. Di pari passo ha proceduto la sua fortuna in campo collezionistico, così che ora la sua personalità può dirsi apprezzata nella sua complessità e ricchezza, che ne fanno un out-sider della pittura seicentesca, al corrente di quanto di più moderno e innovativo veniva prodotto nei suoi anni, ma in grado nello stesso tempo di mantenere una posizione di geniale e incontrovertibile autonomia.
La mostra attuale non si limita a presentare la produzione pittorica di Cagnacci nella sua quasi totale interezza, ma intende mettere in evidenza, attraverso la presenza di importanti dipinti di altri autori, il fervido dialogo che egli seppe intrattenere con altri protagonisti della pittura del suo tempo, muovendosi in modo assolutamente personale tra i due poli del naturalismo caravaggesco e dell’idealismo reniano.
Si potrà quindi apprezzare il modo con cui, ancora ragazzo, desume gli stimoli per un vivace naturalismo già nel fervido ambiente romagnolo d’inizio secolo,per poi aggiornarsi, da “esterno” e senza legarsi in particolare ad alcun maestro, sugli esiti raggiunti a Bologna. È così che palesi omaggi all’ormai anziano Ludovico Carracci si uniscono, nei suoi primi dipinti, alle simpatie per il giovane Guercino. Ma sono poi i soggiorni a Roma a consentirgli di maturare le sue propensioni a contatto con la pittura del Caravaggio e dei suoi seguaci, attivi sia in campo sacro (Borgianni, Serodine, Honthorst) sia in campo profano (Vouet). Dai primi coglie l’invito a una dimensione narrativa in cui il tema religioso si cala nel quotidiano, dai secondi quello a sottolineare le valenze emozionali e sottilmente sensuali che il fatto raffigurato suscita nel riguardante: due aspetti già messi a frutto nei quadri da altare eseguiti a Rimini, come la Vocazione di San Matteo o la stupefacente pala con La Madonna e tre santi carmelitani in San Giovanni Battista, dove un'unica onda emozionale lega i diversi episodi.
A questo punto, anche il confronto con la pittura di Guido Reni, inevitabile, data l’importanza che questi ha assunto in ambito non solo emiliano, non può stornarlo dalla strada intrapresa. È tuttavia grazie a questo incontro, e a quello con i più indipendenti tra i suoi allievi (Cantarini, Gessi), se il linguaggio di Cagnacci si fa più colto e sapiente, senza sottrarsi alle implicazioni apertamente melodrammatiche che la pittura bolognese gli suggerisce, soprattutto per la pittura “da stanza”.
I successivi accrescimenti stilistici, determinati soprattutto dalla conoscenza della grande pittura veneziana del Cinquecento, già evidente nei “quadroni” di Forlì (1642-44), vedono il pittore procedere sulla base delle proprie raggiunte convinzioni, in uno strenuo quanto felice confronto con un tema, quello del nudo femminile, che lo porta a soluzioni di straordinaria naturalezza ed
eleganza.

Daniele Benati 

www.guidocagnacci.com
tf. 0543-1912025 / fax 0543-1912049 -eventi@fondazionecariforli.it


 
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