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06-03-2018

In ricordo di Carlo Ripa di Meana

Ho appreso con profondo dispiacere la notizia della scomparsa di Carlo Ripa di Meana, illustre figura del mondo della cultura italiana. Ho avuto il grandissimo piacere di conoscerlo in qualche occasione, a partire dalla conferenza stampa alla Camera dei Deputati nel 2012, insieme con Oreste Rutigliano, attuale Presidente dell’Associazione Italia Nostra, con Elisabetta Zamparutti, allora deputata lucana, con Enzo Cripezzi, responsabile Lipu Puglia e Basilicata e tanti altri, sensibili come noi alla tutela del Paesaggio italiano. In quella occasione, ho potuto esporre pubblicamente la gravità della situazione lucana, nel pieno della minaccia, poi rivelatasi sempre più grave, delle pale eoliche. Nel 2014 eravamo fianco a fianco ad Orvieto, minacciata dall’installazione, poi sventata grazie al lavoro ed alla passione degli amici di tutta Italia, di alcune pale che avrebbero per sempre “abbellito” il panorama alle spalle del Duomo.

Nel 2013 Ripa di Meana mi concesse il privilegio di rilasciarmi una bella intervista che pubblicò il Quotidiano di Basilicata e che venne ripresa da molti siti ambientalisti.

Emergeva da quella intervista la sua “notevole preoccupazione” per la ventilata proposta di allora di eliminare i controlli ex ante per ogni attività di impresa. Carlo (nel corso dell’intervista mi disse “chiamami semplicemente Carlo”) disse testualmente “Con profonda preoccupazione. Perché da un lato è vero che l’iter delle autorizzazioni per le attività di impresa è lunghissimo, spesso ripetitivo e fonte di scoraggiamento e abbandono da parte dei proponenti ma dall’altro, in particolare in materia urbanistica e relativa alla sicurezza ambientale, per esempio, non può essere sanato ex post e quindi finisce per spianare la strada a deroghe pericolose e blande sanzioni amministrative mantenendo il danno realizzato”. Abbiamo poi discusso di Ilva, di come e se fosse possibile conciliare rispetto dell’Ambiente e conservazione del lavoro. “Riconosco che non è facile conciliare, nel caso, le lavorazioni pesanti e costose dell’acciaio e la tutela dell’ambiente, così come sono abbastanza immerso nella realtà per sapere che fare ogni sforzo per conservare posti di lavoro è sacrosanto fino, però, al limite insuperabile della salute dei lavoratori e dei cittadini residenti”. Per inciso, Carlo fu Ministro dell’Ambiente nel 92-93 e Commissario europeo per l’Ambiente negli anni 89-93.

Ma nella chiacchierata non poteva mancare la Basilicata con i suoi sconcertanti problemi ambientali e con la ancor più sconcertante constatazione che allora come oggi, la Basilicata è fra le regioni italiane che non hanno ancora approvato il Piano paesaggistico. “Sono molto critico e in qualche modo anche preoccupato che il potere regionale, che negli ultimi anni ha raggiunto un degrado senza precedenti, sia responsabile intenzionale e consapevole di questo vuoto normativo”, è stata la considerazione di Ripa di Meana.

La nostra discussione proseguiva affrontando temi quali le intercettazioni telefoniche, la inadeguatezza strutturale delle Soprintendenze per far fronte alla tante emergenze fra le quali il grave impatto dell’eolico e delle estrazioni petrolifere, chiudendo poi con considerazioni su Craxi e con i suoi ricordi di Alberto Jacoviello. Riporto fedelmente questi due punti. Su Craxi, chiesi “Qualche anno fa, in vacanza ad Hammamet, ho pregato sulla semplice tomba di Bettino Craxi, non certo come socialista quale non sono mai stato, ma come italiano commosso al pensiero di un altro italiano che riposa in terra straniera. Quale è stato il tuo rapporto con lui e quale giudizio storico ne dai oggi ad anni di distanza?”

E Carlo “Credo che vada a tuo merito il pensiero di salutare con una preghiera la tomba di Bettino Craxi in Tunisia ricordando una persona che si è spenta in terra straniera. Il mio rapporto con Craxi è stato lunghissimo e fortissimo. Ci siamo conosciuti nel 1954 a Praga ed è stato il mio testimone di nozze quando mi sono sposato. Ho criticato i guasti prodotti da una parte del suo entourage affaristico negli anni finali della Prima Repubblica. Ma ho anche, con libri, articoli e testimonianze radiofoniche e televisive, rivendicato la sua grandezza storica come lo statista europeo che più ha fatto in concreto per dar voce e influenza al dissenso democratico dell’impero sovietico non solo europeo. Mi riferisco a Cuba”. L’intervista si chiude con questo flash su Alberto Jacoviello: “Redazione anni 50, redazione romana dell’Unità diretta da Pietro Ingrao. Ero un giovane praticante nella redazione esteri dove Franco Calamandrei, Alberto Jacoviello, Luca Trevisan, Ennio Polito, Sante Colonna, costituivano la redazione esteri dell’organo del Partito Comunista Italiano. Alberto Jacoviello, tuo zio, era il grande inviato, il viaggiatore instancabile non solo europeo ma in tutto il mondo: in Cina, nei continenti lontani, al nord, al sud, in America Latina, ovunque con una profondità di sguardo, una felicità di narrazione e una eleganza da grande di Spagna nel comportamento. Lo preferivo agli altri, anche loro molto, molto speciali.”

In più occasioni, ultimamente per l’intitolazione della villa comunale di Lavello ad Alberto Jacoviello, Carlo mi diceva che gli sarebbe piaciuto venire a salutare la terra lucana e Lavello, dove riposa il suo amico e Maestro, come lo definiva. Ciao Carlo, mi dispiace non averti potuto frequentare di più.

Vitantonio Iacoviello – presidente della sezione Vulture Alto Bradano di Italia Nostra  

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