News dal territorio

12-11-2015

Italia e Sicilia tra disastri e miti intramontabili (il ponte sullo Stretto)

L’attuale premier Matteo Renzi ha dichiarato: “Il ponte sullo Stretto di Messina si farà, ma pensiamo prima alle emergenze”. Riferendosi, invece, agli attuali, gravi problemi di approvvigionamento idrico di Messina, egli afferma: “A Messina abbiamo mandato l’esercito con le autobotti perché mancava l’acqua e le autorità locali non riuscivano a risolvere il problema. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche”. E aggiunge: “Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie e poi faremo anche il ponte, portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il Sud. Dall’altra parte dobbiamo finire l’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Quando avremo chiuso questi dossier, sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia.”

Dunque: in un territorio devastato, caratterizzato da disastri ed emergenze di ogni tipo, in un Paese bloccato, incapace di affrontare con strumenti e risorse adeguate le vere sfide del futuro, torna in auge l’idea, il mito del ponte sullo Stretto. Cosa dire, cosa rispondere al premier Renzi? Nulla. Semplicemente qui ricordiamo un documento del 28 febbraio 2013, firmato dalle più importanti associazioni culturali e ambientaliste italiane.

“Di straordinario il ponte sullo Stretto di Messina ha solo il tempo e i soldi sprecatiper un’opera insostenibile dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico” dichiarano le associazioni ambientaliste Fai, Italia Nostra, Legambiente, Man e Wwf. Aggiungendo che lo “straordinario lavoro svolto da un grande team internazionale” – come definito dall’appello di tecnici e scienziati comparso sulle pagine del Corriere della Sera di oggi (in buona parte interessati o coinvolti nel progetto o negli studi preparatori dell’opera) – ha avuto come risultato la redazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina. Progetto elaborato da Eurolink SpA e considerato talmente lacunoso dalla Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale da far avanzare la richiesta, il 10 novembre 2011, di ben 223 integrazioni su tutti gli aspetti nodali (strutturali, trasportistici, economico-finanziari, geologici, idrogeologici, naturalistici, paesaggistici, relativi alle emissioni atmosferiche, ai rumori e alle vibrazioni), a cui Eurolink non è ancora riuscita rispondere esaurientemente.

E’ bene ricordare questi aspetti, ma anche che qualcuno da oltre 10 anni pensa di costruire, in una delle aree a più alto elevato rischio sismico del Mediterraneo, un ponte sospeso, ad unica campata di 3,3 km di lunghezza, sorretto da torri di circa 400 metri di altezza, a doppio impalcato stradale e ferroviario, (quando allo stato attuale delle conoscenze tecniche il ponte più lungo esistente al mondo con analoghe caratteristiche è quello del Minami Bisan-Seto in Giappone, di 1118 metri di lunghezza). Le associazioni ambientaliste sono convinte che il ponte sia tecnicamente irrealizzabile, ma a queste considerazioni si deve aggiungere che si tratta di un’opera che ad oggi verrebbe a costare da sola, a preventivo 8,5 miliardi di euro (pari ad oltre mezzo punto di PIL), che non è sostenuta da un Piano economico-finanziario che ne dimostri la redditività e l’utilità, mentre ben altri sono gli investimenti necessari e urgenti per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Le associazioni ambientaliste, grazie al lavoro volontario e gratuito di oltre 30studiosi edesperti, hanno a suo tempo presentato 138 pagine di Osservazioni rilevando che nel progetto definitivo presentato da Eurolink: 1. viene garantita l’invulnerabilità del manufatto per azioni sismiche fino a 7,1 Richter escludendo in maniera ascientifica che ci possa essere un sisma di maggiore energia in una zona di rischio molto elevato, considerata tra le più in pericolo del Mediterraneo; 2. nei calcolo dei materiali da scavo viene dimenticato il conteggio di 3,5 milioni di metri cubi di materiali scavati o movimentati; 3. non è stata ancora elaborata una valutazione di incidenza credibile sulle 13 aree di pregio naturalistico tutelate dall’Europa; 4. sono considerate “trascurabili” le modifiche apportate all’opera principale nel progetto definitivo, che vedono: a) un incremento dell’altezza delle torri di 17 m. (giunte a 400 m di altezza) per sollevare l’impalcato sino ad 80 metri sul livello del mare; b) lo spostamento della torre sul lato Calabria, c) la variazione del tipo d’acciaio e quindi il peso delle funi e delle strutture portanti d) il cambiamento dell’altezza dell’impalcato del viadotto Pantano lato Sicilia; 5. sono state presentate analisi trasportistiche insufficienti ed elaborati progettuali incompleti da cui emerge che a 25 anni dalla realizzazione dell’opera ponte si registrerebbe un traffico pari a 11,6 milioni di auto all’anno per un’infrastruttura dimensionata per 105 milioni di auto l’anno, con un grado di utilizzo, quindi, dell’11% circa.”

Tra gli oltre 30 esperti che hanno lavorato con le associazioni ambientaliste troviamo: Emilio Di Domenico, professore ordinario di Oceanografia biologica, Università di Messina; Gaetano Gargiulo, Ordinario di Botanica, Università di Messina; Lucrezia Genovese, Primo Ricercatore CNR, IAMC, Sezione di Messina; Salvatore Giacobbe, Associato di Ecologia, Università di Messina; Domenico Gattuso, professore ordinario di Pianificazione dei trasporti della Facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Giuseppe Gisotti, geologo, presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale; Alessandro Guerricchio, geologo, già professore ordinario Università della Calabria; Gioacchino Lena, geologo, vice presidente SIGEA; Piero Polimeni, ingegnere pianificatore, esperto di cooperazione e sviluppo locale; Guido Signorino, professore ordinario del Dipartimento Economia, Statistica e Sociologia dell’Università di Messina; Stefano Sylos Labini, geologo, ricercatore ENEA; Carlo Tansi, geologo, professore incaricato, Università della Calabria; Mario Tozzi, geologo, primo ricercatore C.N.R.; Vincenzo Vacante, professore ordinario di Entomologia agraria Facoltà di Agraria, Università Mediterranea di Reggio Calabria; Claudio Villari, ingegnere; Alberto Ziparo, professore del Dipartimento di Urbanistica e pianificazione del Territorio dell’Università di Firenze.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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