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No alla tramvia nel centro storico di Firenze

A Firenze esattamente un mese fa si è votato il referendum sulla Tramvia, si è trattato di un referendum consultivo che chiedeva ai cittadini di esprimersi sulla richiesta di moratoria delle linee 2 e 3 del “treno di città”.
Ha vinto il fronte del Sì ed è stata sorprendente la partecipazione al voto, che ha registrato il 40% di votanti, nonostante le valutazioni di comodo fatte dai “perdenti”. Aver raggiunto quota 40% non è poco per un referendum giudicato dal sindaco Domenici “inutile perché non cambierà nulla”, e se confrontato col 51% dei votanti al ballottaggio delle amministrative del 2004, che ha portato all'elezione dello stesso sindaco: quindi se è vera la sua tesi che poco più del 20% dei cittadini, pari a 66.000 residenti, ha votato contro la tramvia, gli andrebbe ricordato che 'solo' il 30% ha votato Domenici sindaco alle passate elezioni.
Ma analizziamo i due fronti contrapposti. Il fronte del SI è composto dal promotore del referendum Mario Razzanelli, capogruppo Udc in Palazzo Vecchio, che insieme ai comitati ha raccolto più di 20.000 firme, ben oltre il numero necessario per farne richiesta presso il Comune, al suo fianco l'opposizione, non scevra di strumentalità politica, di parte della destra.
Ma la vera base del fronte del SI è costituita da una miriade di comitati di cittadini già consolidati da altre battaglie in difesa del territorio e da nuove associazioni di zona nate spontaneamente nei quartieri e nei rioni che saranno interessati dal passaggio della Tramvia, insieme a questa vivace e attivissima rete si è schierata Italia Nostra, l'unica voce critica del mondo ambientalista fiorentino, che insieme ai Comitati dei Cittadini ha elaborato un appello che è stato sottoscritto da molti intellettuali di sinistra: Asor Rosa a nome della rete dei 170 comitati toscani, Pancho Pardi, Valdo Spini, Mariella Zoppi, e da grandi personalità del panorama culturale italiano Antonio Paolucci, Mina Gregori, Lara Vinca Masini, oltre ai vertici d'Italia Nostra e Europa Nostra, dal Fai, da Friends of Florence e a moltissimi urbanisti e docenti universitari.
Per il NO si sono invece schierati Legambiente fin dai vertici nazionali dell'associazione e 'Amici della Terra' che avevano già da dicembre costituito il comitato promotore per il NO alla moratoria, organizzando una campagna molto mediatica, a sostegno dell'Amministrazione cittadina e avendo per alleati in primis il Partito Democratico, che ha addirittura portato Veltroni e Ségolène Royal a Firenze, per spezzare lance pro-Tramvia in occasione del Convegno l' 'Ambientalismo del fare'.
Il loro appello è stato sottoscritto da esponenti del PD: l'Assessore Riccardo Conti, Paolo Cocchi Assessori regionali alle Infrastrutture il primo e alla cultura il secondo, dall'INU di Firenze, dai sindacati con la Cgil in testa, la Confesercenti, CNA, la Coop e l'Arci, e da altre associazioni ambientaliste come Greenpeace, ALT e Lipu. Più defilata invece è stata la posizione del WWF, che solo negli ultimi giorni ha aderito al fronte del NO pur con molti 'se' e 'ma'.
Il nostro appello non era contro l'uso del mezzo pubblico, ma era contro questo progetto di tram. Un progetto, quello della linea 2, devastante per il tessuto delicatissimo del centro storico che va a impattare coi suoi 32 metri di lunghezza e con i binari dei due treni affiancati, che occupano tutti gli 8 metri della sede stradale delle vie del centro medievale e ottocentesco; per la linea 3 un progetto che stravolge l'impianto storico dei viali del Poggi e che comporta l'abbattimento di più di 800 grandi alberi sani.
All'indomani del referendum il Sindaco ha annunciato in Consiglio che il progetto andrà avanti, che la tramvia si farà, aprendo dei punti informativi solo con i residenti lungo i tracciati e a un generico confronto sulla mobilità con associazioni economiche, sociali, sindacali: un po' troppo poco per spiegare alle gente come mai la tramvia si farà lo stesso con gli stessi tracciati anche se ha vinto il fronte dei contrari.
Quello che è evidente a tutti ora sono i limiti del cosiddetto neo "ambientalismo del fare" che pare ispirare il PD (e la stessa Legambiente), perché il "fare" da solo non basta, se non è accompagnato soprattutto dalla condivisione dei cittadini. Ormai è acclarato che non è possibile realizzare infrastrutture di questo tipo senza il consenso della popolazione.

Italia Nostra attraverso una serie di comunicati pubblicati dai vari quotidiani insiste sul fatto che sia antidemocratico e sbagliato aprire, malgrado i risultati del referendum, lo stesso i cantieri. Rinnova quindi la sua richiesta di una “moratoria per la tranvia con l’apertura in tempi stretti di un tavolo di partecipazione aperto ai comitati del SI e a tutti i cittadini e di definire subito il piano integrato della mobilità, uno strumento di programmazione in ritardo di anni”. Chiede inoltre il rafforzamento delle 4 linee dei bussini elettrici in centro, la rapida sostituzione del parco veicoli Ataf con bus a gas, un piano per le merci, l’estensione della ZTL al quadrante Duomo-San Marco.

Mariarita Signorini
Consigliera nazionale di Italia Nostra


 
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