Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione
Italia Nostra Italia Nostra

notizie > materiali

Mobilità urbana e tutela: l’unica soluzione al conflitto


Di fronte ad una scelta all’apparenza virtuosa che affida la soluzione dei problemi della mobilità urbana (in una città specialissima come Firenze) al mezzo pubblico e, tra i mezzi pubblici, a quello meno inquinante, su ferro e in sede propria, perché la fermissima opposizione di Italia Nostra?
Perché, diremo subito, in una città come Firenze non è dato affidarsi a soluzioni standard, sui modelli che vengono insistentemente richiamati come i più avanzati e innovativi delle principali città europee. Perché Firenze impone una soluzione alla sua, specialissima appunto e sublime, misura.
Il luogo urbano che si vuole attraversare con il convoglio “Sirio” è l’ambiente monumentale nel quale si identifica, si può ben dire, l’Italia storica e artistica, lo spazio esterno di Santa Maria del Fiore, del Battistero, del Palazzo Medici Riccardi, un bene culturale per eccellenza, rappresentativo al più alto livello di qualità di quella speciale categoria di beni culturali espressamente riconosciuta nell’art. 10 del recente Codice dei beni culturali e del paesaggio: “Le pubbliche piazze, vie e strade e altri spazi aperti urbani d’interesse artistico e storico”.
E non può perciò costituire argomento di per sé dirimente quello che valorizza, con la soppressione degli inquinanti autobus tradizionali, gli effetti benefici sui circostanti monumenti, liberati finalmente dalle deteriori condizioni ambientali.
Dunque la prima verifica di compatibilità deve essere attuata con riguardo allo speciale bene culturale che ne risulterebbe fisicamente modificato con opere stabili e irreversibili come la posa del doppio binario con scasso profondo del suolo per le sue fondazioni. Un mezzo di trasporto che tiene delle caratteristiche più di una moderna ferrovia (vera e propria metropolitana di superficie) che non del domestico tram tradizionale.
Certo l’affanno degli autobus inquinanti non può dirsi rispettoso dell’ambiente monumentale, ma possiamo e dobbiamo considerarlo come una soluzione transitoria e agevolmente, poiché non si affida ad opere permanenti, rimovibile. Italia Nostra non si piega alla conservazione di questo assetto organizzativo del trasporto pubblico come servitù passiva di transito pesante subita dal luogo monumentale. Propone invece l’alternativa, questa si radicalmente innovativa, di sopprimere quella indebita servitù con la pedonalizzazione del quadrante centrale del non vasto centro storico di Firenze.
La organizzazione razionale della mobilità non esige, funzionalmente, l’attraversamento del nucleo centrale della città storica e la città storica non tollera soluzioni di astratta geometria per linee rette in funzione della più veloce comunicazione.
L’ambiente di Santa Maria del Fiore e del Battistero è un luogo di cui neppure i fiorentini hanno la disponibilità perché ha un rilievo assoluto nel patrimonio storico e artistico della nazione e la sua tutela è responsabilità della comunità nazionale e anzi investe una dimensione che la supera (Firenze è patrimonio dell’umanità) e che oggi è qui testimoniata da Europa Nostra.
Le complesse e profonde opere di fondazione per la posa dei binari con gli accorgimenti tecnologici necessari a ridurre a valori sopportabili la trasmissione delle vibrazioni agli edifici monumentali sfiorati, rendono irreversibile l’opera i cui elevati costi esigono peraltro lunghi tempi di ammortamento. L’ingombro visivo del convoglio, il Sirio con 32 metri di sviluppo lineare, interferisce, nella prevista frequenza delle corse, con la percezione degli edifici monumentali ed è aggravato dall’accorgimento suggerito per contenere ulteriormente la propagazione delle vibrazioni e cioè la drastica riduzione della velocità in quell’attraversamento.
Già si è detto che la salvaguardia degli spazi che fasciano, se così si può dire, Santa Maria del Fiore, il Battistero, il Palazzo Medici Riccardi, San Marco, supera la responsabilità dei fiorentini e della loro amministrazione comunale e chiama in causa innanzitutto le istituzioni della tutela dello Stato, gli organi non solo periferici del Ministero dei beni culturali (quindi le più alte istanze consultive del Ministero, Consiglio Superiore e Comitati tecnico-scientifici). La cui voce è apparsa timida, come se si trattasse di una interferenza non diciamo indebita, ma subordinata alla scelta politica, rimessa all’autonomia comunale, di strategia della mobilità urbana, come tale incensurabile. E alla “soprintendenza”, quindi (già è avvenuto così per il parcheggio sotterraneo che lambisce le fondazioni del Sant’Ambrogio a Milano) non rimane che dare prescrizioni di attenuazione-mitigazione dell’impatto. Con l’incontro di oggi Italia Nostra ed Europa Nostra intendono richiamare le istituzioni della tutela all’esercizio pieno del compito che ad esse è principalmente affidato (come ha confermato il recente codice): la salvaguardia del cuore di Firenze, esigenza che per precetto dell’art. 9 della Costituzione deve prevalere su ogni altro interesse e pure di rilevanza pubblica.
Giovanni Losavio, presidente nazionale di Italia Nostra

GIÙ LE MANI DAL PAESAGGIO

GIOVANNI VALENTINI

Da La Repubblica del 19-2-2008


Non è una bomba a orologeria, o almeno speriamo che non lo diventi, ma il conto alla rovescia è già cominciato. Il calendario lascia ormai meno di due mesi, prima delle elezioni che potrebbero riconsegnare l´Italia al centrodestra, per approvare il nuovo Codice dei Beni culturali e del Paesaggio presentato dal ministro Francesco Rutelli. E inopinatamente, anche da parte di alcuni settori del centrosinistra sono in atto le "grandi manovre" contro una riforma fondamentale per salvaguardare l´ambiente, l´identità e l´immagine del Belpaese.
Predisposta da una commissione di esperti sotto l´autorevole presidenza del professor Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, la riscrittura del Codice ha il merito principale di restituire allo Stato la competenza "esclusiva" sulla tutela del paesaggio, in sintonia con la sentenza della Corte costituzionale del novembre scorso. Il potere centrale si riappropria in questo modo di alcune prerogative sul governo del territorio che per definizione, riguardando un patrimonio collettivo, non può essere localistico, municipale o regionale, frazionato insomma tra una pluralità di soggetti amministrativi spesso in conflitto tra loro. In forza di una legge delega già prorogata di due anni, il termine ultimo per ratificare il provvedimento scade il 1° maggio, ma difficilmente il testo sopravvivrebbe in questa versione a una vittoria elettorale del centrodestra.
Nello spirito dell´articolo 9 della Costituzione, secondo cui "la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", la riforma introduce innanzitutto l´obbligo di una pianificazione congiunta fra Stato e Regioni per elaborare i piani paesaggistici. In questa procedura, è previsto poi il parere vincolante delle Sovrintendenze su qualsiasi intervento urbanistico o paesaggistico che incida su territori vincolati. E inoltre la sub-delega dalle Regioni ai Comuni, per i piani e le licenze edilizie, viene subordinata all´istituzione di uffici con competenze specifiche.
Prima dell´approvazione definitiva da parte del governo uscente, occorrono però i pareri consultivi delle competenti Commissioni parlamentari (Cultura e Ambiente) e prima ancora quello della Conferenza Stato-Regioni. È proprio in questa sede che è scattata la trappola dilatoria per allungare l´iter procedurale e insabbiare il provvedimento. Di fronte alla convergenza dei Comuni e delle Province, seppure condizionata a qualche ritocco ragionevole e accettabile, sono state alcune regioni governate dal centrosinistra come la Toscana e la Calabria (in quest´ultima l´assessore al Turismo è stato arrestato nei giorni scorsi in un´operazione antimafia), alleate per l´occasione ad alcune regioni di centrodestra come la Lombardia e il Veneto, a tirare il freno per difendere i propri poteri decisionali, nonostante la disponibilità di altre regioni di centrosinistra tra cui il Piemonte, la Sardegna, la Puglia e la Basilicata.
Di rinvio in rinvio, si rischia ora di far naufragare in extremis il Codice Rutelli provocando una spaccatura all´interno dello stesso Partito democratico. Non a caso, quando il Pd ha organizzato il suo recente convegno sull´Ambiente a Firenze, il presidente della giunta regionale toscana, Claudio Martini, aveva contestato pubblicamente il testo elaborato in più di un anno di lavoro dalla commissione Settis, bollandolo come un "passo indietro" nel governo del territorio. Allo slogan del cosiddetto "ambientalismo del fare", si contrappone perciò un interrogativo che merita una risposta chiara e definitiva: per fare che cosa? Le "grandi opere", l´autostrada della Maremma o le villettopoli sul modello di Monticchiello, contestate non solo dai Verdi ma da tutto il fronte ecologista? Oppure, per fare ecomostri da abbattere poi a colpi di denunce e cariche di dinamite?
Da qui alle elezioni di metà aprile, questo diventa perciò un test importante per definire il profilo ambientalista del Partito democratico guidato da Walter Veltroni. Non c´è nulla di rivoluzionario, di radicale o di massimalista, nel Codice sul Paesaggio. Non è stato concepito da una "sinistra antagonista", come si suol dire a volte in tono spregiativo, ma da una cultura riformista delle conoscenze e delle competenze. E si tratta di uno strumento utile anche a fini economici, per incentivare il turismo di qualità e quindi l´occupazione di tutto l´indotto.
Mentre la sottosegretaria ai Beni culturali, Danielle Mazzonis, avviava un tentativo di mediazione per superare l´impasse, il professor Settis ha scritto intanto a Rutelli per esprimergli la sua preoccupazione e sollecitarlo a respingere l´ostruzionismo di quelle che lui stesso chiama le "regioni palazzinare": tanto più che il governo ha la facoltà di approvare il Codice anche contro un loro eventuale parere negativo. "Benedetto Croce – ricorda in conclusione la lettera - fu ministro per un solo anno, ma ancora si studia la sua legge sul paesaggio, la prima nella storia d´Italia". Si farà in tempo ora ad approvarne una nuova, a quasi un secolo di distanza?

 


 
©2008 Italia Nostra o.n.l.u.s. Via Sicilia 66 00187 Roma tel. 06/4200881 fax 06/42016926 - P.I. 02121101006 - italianostra@italianostra.org
• Valid CSS & XHTML