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Convegno “PAESAGGIO ITALIANO AGGREDITO , CHE FARE?”
ROMA - Palazzo Valentini -25 ottobre 2007
Intervento programmato di Rossana Bettinelli - Vicepresidente di Italia Nostra
Buonasera, mi cimento in una “Operazione un po’ temeraria” perché il mio intervento sarà disgiunto dalle immagini che saranno proiettate, me ne scuso, ma non potevo perdere l’occasione di far conoscere in un Convegno di questo rilievo, la grave situazione in cui versa il Paesaggio della sponda Bresciana del Lago di Garda.
Comprendo che nel tempo assegnatomi non é possibile proporre un intervento completo ed esauriente; inoltre, oggi, ho ascoltato numerose relazioni che condivido, in particolare di : De Lucia, Berdini, Emiliani.
Scelgo quindi la via di una comunicazione “per punti” che mi sembra importante portare alla Vs attenzione, per la salvaguardia del Paesaggio.
Italia Nostra ha presentato osservazioni alle “Disposizioni integrative e correttive del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio” - il 15 giugno, il 30 luglio e il 3 settembre - che sono state esposte all’Audizione della Commissione presieduta dal prof. Settis.
Mi soffermo soltanto su alcune delle questioni da noi sollevate che riguardano la terza parte delle “Disposizioni integrative e correttive” relative ai “Beni paesaggistici”.
- Italia Nostra condivide la previsione del Codice di recuperare nuove attribuzioni delle istituzioni statali in tema di Tutela del paesaggio, quale un ruolo essenziale per le Soprintendenze nella elaborazione dei Piani Paesaggistici (co -pianificazione) e con la prevista efficacia vincolante del parere delle Soprintendenze anche per l’approvazione degli strumenti urbanistici (art 155, comma 2).
Ma , si osserva che soltanto l’adozione di misure straordinarie (dotazione di mezzi e di energie umane qualificate...) potrà consentire che (alle innovazioni normative), corrisponda il generale adempimento (e non solo un “formale adeguamento”...).
Tali misure possono consentire concretamente di raggiungere l’obiettivo primario posto dal Ministro Rutelli della “...difesa attiva del paesaggio” .
- Italia Nostra critica il disposto dell’art 143 (comma 4) che in tema di Piano paesaggistico, da facoltà di prevedere aree interne alle zone a vincolo ambientale in cui gli interventi non sono soggetti alla autorizzazione paesistica, escludendo totalmente la Soprintendenza dal suo ruolo di consulenza vincolante.
- Italia Nostra inoltre chiede che ai Centri Storici (Beni culturali complessi la cui tutela non può esaurirsi nella disciplina paesaggistica) venga riconosciuta (anche) la qualifica di Beni paesaggistici e che quindi rientrino con la lettera n) nelle “aree tutelate per legge” di cui all’articolo 142 del “Codice”.
- Altre osservazioni sono state formulate per l’art. 143 in quanto nella formulazione dei contenuti del piano paesaggistico, non viene fatta alcuna menzione del “Paesaggio agrario”( componente essenziale delle forme in cui si manifesta il
territorio …) .
Italia Nostra propone che sia data indicazione vincolante affinché l’elaborazione del piano paesaggistico comprenda la “ricognizione critica del paesaggio agrario per dettarne al riguardo una adeguata disciplina di piano”.
Il Presidente di Italia Nostra il 2 ottobre scorso, ha presentato all’Audizione della VII^ Commissione del Senato, Osservazioni allo schema di “Regolamento di organizzazione del Ministero per i Beni e le attività culturali” (che il Governo ha
adottato e posto alla consultazione del Parlamento).
Ne cito solo alcune.
- La Tutela del Paesaggio, viene annessa alla Direzione per l’architettura e l’arte contemporanea.
Italia Nostra non aveva condiviso l’attribuzione al Ministero per i Beni culturali del compito di promozione della qualità nella produzione dell’architettura oggi , ove il ministero si fa giudice della qualità…
Si pensi alle gravi ricadute negli interventi nei centri storici ed anche su singoli monumenti dove sono stati promossi inserti innovativi, contro la cultura del risanamento conservativo e del restauro urbano.
Così “la qualità”, garantita dalla firma di prestigiosi architetti di fama internazionale, ha consentito a Botta il raddoppio della Scala, a Mayer la costruzione intorno all’Ara Pacis, a Nimejer l’auditorium a Ravello, a Isozaki la pensilina posta alla nuova uscita degli Uffizi! ecc.
Invece che sopprimere la DARC - come Italia Nostra aveva chiesto e chiede - il nuovo regolamento annette la “promozione della qualità” e la tutela del Paesaggio: ciò esprime una implicita, ma evidente, riduzione della tutela, alle trasformazioni di qualità, quindi alla creazione di nuovo paesaggio”... (E su questo argomento vorrei ritornare più avanti).
Italia Nostra invece chiede di istituire una apposita Direzione generale per la Tutela del Paesaggio o che, almeno, siano accorpate in un’unica direzione generale, le competenze per i Beni architettonici e per la Tutela del Paesaggio.
- Inoltre lo schema di regolamento prevede un “ ordinamento fortemente gerarchizzato, che fa capo al segretario generale alle dirette dipendenze del Ministro, con le soprintendenze private di molte delle loro consolidate attribuzioni e soggette allo stretto potere gerarchico delle direzioni regionali che potrebbero essere coperte da ruoli amministrativi.”
Le Soprintendenze, finora considerate i “principali presidi della tutela” vengono sacrificate nella loro autonomia e assoggettate ad uno stretto vincolo di subordinazione alla Direzione regionale di appartenenza che ha poteri di direzione, indirizzo, coordinamento e controllo, ma anche di avocazione e sostituzione delle attività di tutti gli uffici periferici.
Ciò va nella direzione opposta a quella che vede il Ministero per i Beni e le attività culturali fondato sulla valorizzazione delle competenze tecnico-scientifiche, dalle Soprintendenze e dai Comitati di settore, di alto livello e rispettati nella loro autonomia. (Come diceva - a ragione Irene Berlingò - “ ... si assiste allo smantellamento generale del sistema italiano della tutela...”).
Sulla pianificazione. (Se ne è già parlato oggi: in particolare è stata molto utile l’indagine di Igor Staglianò).
Vorrei sottolineare che è il modello della pianificazione a cascata che ha prodotto i disastri da più parti denunciati.
Pessime Leggi Urbanistiche Regionali - come la Legge lombarda n. 12 del 2005 - trasformano i Piani Regolatori in Piani di cosiddetto “Governo del territorio”, subdelegando ai Comuni ogni potere in materia di tutela…
I Piani Paesistici devono essere prescrittivi e non fatti di semplici indicazioni e criteri.
Se no - come succede in Lombardia - ogni Comune fa quello che vuole, consente la distruzione del territorio in cambio di introiti per oneri di urbanizzazione, costo di costruzione e derivanti dall’ICI di seconde e terze case. Avete visto il caso emblematico del lago di Garda dove, però, i casi di abusivismo sono molto rari! Inoltre si fanno convenzioni fra Ministero e Regioni - come nel recente caso della Toscana - in cui - illegittimamente - si riconosce alla Regione potere di Tutela!
Sulle cosiddette “trasformazioni di qualità”.( E concludo).
Ho letto il recentissimo “Atlante Italiano 007- Rischio Paesaggio” e in alcuni interventi ho trovato affermazioni (che meriterebbero un ulteriore dibattito), ma che vorrei richiamare qui - in un consesso dedicato al problema dell’aggressione al paesaggio - perché li trovo inquietanti.
- Pio Baldi - direttore generale DARC, con riferimento alla nuova ondata edilizia partita nel 1997 - segnalata dal Cresme scrive che “… il guaio di questa ondata costruttiva … non è stata la quantità, ma la cattiva qualità media di ciò che si è
realizzato”.
- Lorenzo Bellicini - direttore tecnico del CRESME, dedica il suo scritto alla illustrazione di dati (sconvolgenti) sull’attività edilizia in Italia dal 2001 al 2007, dove sono stati prodotti 2,2 miliardi di metri cubi di edilizia residenziale e non residenziale, ma conclude il suo intervento in questo modo:
“ … il vero problema nel rapporto tra costruzioni e paesaggio non sta tanto nei volumi, nelle quantità, ma proprio nella qualità dell’insediamento, dell’edificio, dell’opera d’arte; il vero problema è la qualità dell’architettura; il vero problema è la relazione tra la qualità dell’artefatto e il paesaggio…”
Se si diffonde questo concetto delle “trasformazioni di qualità”, sarà trovato il “lasciapassare” per altri miliardi di metricubi di cemento - tanti, sì, ma belli !
Allora, temo, si dovrà dire la parola fine , alla “Tutela del paesaggio italiano”, ma è grazie alla bellezza della natura che siamo spinti a sperare…
Grazie per l’attenzione.
R.B.


