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UN MODELLO ALTERNATIVO PER L’ENERGIA RINNOVABILE
La crescente consapevolezza della gravità della situazione mondiale del clima ha determinato un incremento consistente della installazione di tutta la gamma di impianti al energia alternativa. Oggi, dopo qualche anno di crescenti applicazioni, è possibile tentare un primo bilancio generale, ecologicamente significativo. La prima importante constatazione è che anche l’energia pulita si sta realizzando in assenza di un piano programmato, e purtroppo esclusivamente secondo la regola del massimo profitto economico. Inoltre le iniziative, prevalentemente di tipo privato, sono condotte da chi regola l’attuale modello energetico, mentre le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, subiscono o assecondano, piuttosto che gestirle in modo istituzionale. Così, in assenza di regole ragionate e rispondenti agli interessi collettivi, chi padroneggia la conoscenza tecnico scientifica e il sistema socio economico, propone esclusivamente realizzazioni megadimensionate per tutte le tipologie e soprattutto fuori scala da punto di vista ecologico. Il risultato è che il potenziale grandemente positivo del sistema energetico rinnovabile, è complessivamente inficiato da pesanti negatività di tipo sociale, economico, ambientale e paesaggistico. Dunque, le energie alternative non hanno un modello alternativo e vengono utilizzate in modo inadeguato. Così queste diventano ininfluenti o negative:
- il mega eolico devasta il paesaggio
- il biomasse a legna sovradimensionato distrugge i boschi
- il maxi geotermico ( Larderello ) ha un impatto ambientale e paesaggistico pesantissimo
- l’idrogeologico delle grandi dighe, altera l’equilibrio geologico di intere vallate
- il solare, sia termico sia fotovoltaico, se realizzato a grandi centrali, crea un impatto negativo
- le alte torri di cristallo proposte a Torino, Milano, Savona, dagli architetti galattici quali Piano, Fuksas, Bofil, sono maxi architettura energivora e non sostenibile, e vanificano il significato e il contributo dei grandi impianti ad energia alternativa che pure contengono.
Quindi il problema è la definizione e l’applicazione di un modello energetico adeguato, basato su piccole dimensioni e grandi numeri. Un esempio in questa direzione, può essere il Borgo Ecologico, un progetto integrato, che il gruppo di lavoro dell’energia di Italia Nostra sta rendendo operativo, per combattere l’abbandono del territorio e delle colture agricole e tutelarne la vivibilità. Esso mira al rispetto del paesaggio, inducendo la manutenzione ambientale che previene incendi e dissesti idrogeologici. Consente una elevata autonomia energetica basata su un’ampia gamma di applicazioni ecologiche: dalla coibentazione degli edifici, alla rigorosa applicazione a scala ecologica, di tutti i tipi di impianti. Le biomasse verdi, derivanti dall’ attività di manutenzione dei boschi, per il riscaldamento. Il solare, per l’acqua sanitaria e l’illuminazione pubblica e privata, con particolare attenzione nella collocazione dei pannelli sulle case e sul terreno. Il mini eolico non impattante, esclusivamente ad asse verticale, tipo camino rotante, senza palo, per piccole utenze domestiche. Il geotermico civile, a pompe di calore, da giardino o da pozzo, per il condizionamento termico estivo ed invernale.Per il condizionamento estivo, è possibile utilizzare sistemi ad evaporazione naturale Il micro idroelettrico, per piccole portate naturali o dell’acquedotto. Infine, per il trasporto, ad iniziare dalle escursioni turistiche, è previsto un graduale impiego di mezzi, cicli moto ed auto elettrici a ricarica fotovoltaica. Questo modello “mini” del sistema energetico alternativo, non è assolutamente marginale, anzi in tempi brevi può raggiungere valori percentuali a doppia cifra, e soprattutto innesca il circolo virtuoso della partecipazione della gente, ad una economia anti petrolio-carbonifera ed anti nucleare, nel pieno rispetto del protocollo di Kyoto. Promuove investimenti su tecnologie e posti di lavoro nazionali, consente un risparmio immediato sulla bolletta energetica individuale, accresce l’autonomia energetica del paese e la sua bilancia dei pagamenti: ricordiamo che ogni kilowatt alternativo prodotto, ne fa risparmiare il doppio o il triplo, inquinanti e socialmente onerosi. Risponde al requisito fondamentale della produzione dell’energia là dove essa si consuma, semplificando e rendendo meno costoso tutto il sistema. Infine sottrae una buona parte del problema energetico, alla gestione esclusiva dei gruppi di interesse antiecologici, per affidarlo alle molte mani eticamente più responsabili e consapevoli dei cittadini, ancor più se in collaborazione tra loro e con le amministrazioni locali.
Giovanni Maina


