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Il “piano casa” non può rimanere indifferente al disastroso sisma in Abruzzo
Se il dichiarato fine del così detto “piano casa” è quello di rianimare l’attività edilizia (che si dice mortificata dalla generale crisi), non v’è dubbio che la ricostruzione di L’Aquila e dei minori insediamenti della sua corona offra una occasione, e insieme una responsabilità, di dimensioni straordinarie. Il restauro dei monumenti e il sistematico recupero degli insediamenti storici, messi in doverosa sicurezza sismica, dovranno attivare, e certamente per tempi non brevi, una vasta imprenditorialità, di elevata qualità e ad alto tasso di occupazione.
Se si considera poi la imponente entità dei danni al patrimonio edilizio, anche pubblico, dell’Abruzzo, si deve constatare che neppure i fabbricati più recenti (che avrebbero dovuto adeguarsi alle cautele antisismiche), come scuole e ospedali, hanno saputo opporre resistenza al sisma. E allora non è certo arbitrario risalire a una allarmante condizione generale e alla dimensione nazionale di una responsabilità e di un compito che non possono essere elusi. Sicché si impone una strategia fondata su un ordine di incontestabile priorità, in un paese interamente esposto, pur se in misura differenziata, alla vulnerabilità sismica. Converrà dunque orientare la “ripresa delle attività imprenditoriali edili”, non già alla sopraelevazione della casa di chi già ne dispone, ma alla priorità assoluta della messa in sicurezza dei luoghi nei quali Stato, Regioni, Province, Comuni adempiono ai servizi essenziali alla vita comunitaria, come innanzitutto scuole e ospedali. Un programma nazionale di dimensioni colossali, immediatamente attivabile, cui debbono essere destinate le necessarie risorse (anche distolte da meno urgenti impieghi) e che impegnerà per ben oltre un decennio la qualificata imprenditorialità dell’edilizia.
Una conclusiva considerazione. La bozza (ora in discussione negli uffici ministeriali) del decreto legge che il Governo, nell’accordo con le Regioni sul “piano casa”, si è riservato di adottare per “semplificare alcune procedure di esclusiva competenza dello Stato al fine di rendere più rapida ed efficace l’azione amministrativa di disciplina dell’attività edilizia”, non arresta la semplificazione neppure di fronte alla “materia antisismica” e consente alle Regioni di escludere al riguardo la prevista autorizzazione preventiva, per rimettere ogni controllo in via successiva “anche con metodi a campione”. La drammatica lezione del sisma di Abruzzo avrà convinto della irresponsabilità di una simile previsione.
Roma, 9 aprile 2009.
Contro beni culturali e paesaggio nessuna vera e stabile ripresa economica.
Giunge opportuno, anzi definitivo, il solenne monito del Presidente della Repubblica: di fronte alla prospettata esigenza di ripresa economica, e pure in situazione di grave crisi, non può essere in alcun modo attenuato il rigore della tutela di patrimonio culturale e paesaggio, valori assoluti che l’articolo 9 della Costituzione vuole prevalenti su ogni altro interesse, anche di rilevanza pubblica.
Bene dunque che l’accordo Governo – Regioni escluda dai centri storici e dalle aree di inedificabilità assoluta i previsti interventi di incremento quantitativo nell’edilizia residenziale.
Ma il monito del Presidente della Repubblica non può dirsi con ciò in tutto adempiuto. L’accordo rimette infatti alle Regioni la mera facoltà, non l’obbligo, di escludere o limitare per legge gli stessi interventi nelle aree di pregio ambientale e paesaggistico e con particolare riferimento ai beni culturali.
Infine il Governo si è riservato di approvare un decreto legge “con l’obbiettivo precipuo di semplificare alcune procedure di competenza esclusiva dello Stato”: e allora non può trattarsi che della materia di tutela del paesaggio per la quale appunto lo Stato (a differenza di urbanistica ed edilizia, materie di legislazione concorrente) ha potestà esclusiva. E’ ben noto che Regioni ed enti locali delegati mal tollerano la partecipazione delle Soprintendenze ai procedimenti di rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche (la valutazione di compatibilità delle trasformazioni ambientali) e specie con pareri vincolanti, secondo la vigente previsione del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Ma del paesaggio, valore della Nazione, Regioni e Comuni non hanno la disponibilità esclusiva e contro il precetto dell’articolo 9 della Costituzione si porrebbe ogni misura diretta ad escludere o subordinare la valutazione delle istituzioni statali di tutela (le soprintendenze).
Roma, 2 aprile 2009.
UN “PIANO CASA” COME “OPERA PUBBLICA” VERAMENTE “GRANDE” PER LA MIGLIORE QUALITA’ URBANA
Scontato dunque che il “piano casa” (in materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni) non può essere varato per decretazione d’urgenza, la Conferenza Unificata Stato – Regioni ha ieri avviato un confronto per una diversa soluzione, non solo costituzionalmente corretta. Se la ripresa dell’attività edilizia offre un contributo rilevante al “rilancio dell’economia”, in questa sola funzione non può certo giustificarsi e non può non essere guidata verso obbiettivi di utilità sociale, per corrispondere ad un effettivo bisogno delle nostre città. E allora gli obbiettivi debbono essere indicati in progetti di Regioni ed Enti locali, impegnati nel compito di responsabile pianificazione. Il bisogno primario della casa ben può essere dunque soddisfatto attraverso adeguati piani di recupero e riqualificazione del più degradato patrimonio edilizio esistente e di conversione di aree riscattate da cessate funzioni.
Un grande progetto nazionale che si opponga all’ulteriore consumo di territorio e diretto a conferire più elevata qualità ai nostri insediamenti.
Un progetto che non può quindi affidarsi esclusivamente alle risorse private, ma esige un consistente sostegno finanziario pubblico: finalmente un’opera veramente “grande” per una migliore condizione urbana.
Roma, 26 marzo 2009
ITALIA NOSTRA: No al “Piano casa fai da te”
Inviato alla Conferenza Stato–Regioni, convocata per domani, i motivi del dissenso alla bozza di decreto
“Il Piano Casa, annunciato dal governo,” dichiara Italia Nostra –“è un gravissimo attacco alla qualità del territorio, all’identità, alla storia e alla cultura del nostro paese ed una risposta sbagliata alla crisi economica.”
Ridimensionato il piano delle grandi opere per i tempi lungi e per l’insufficienza dei fondi, ridimensionato anche il “piano casa delle nuove cento città” di cui all’art.11 della legge n.133 del 6 agosto 2008 sempre per i tempi lungi e per l’opposizione delle regioni, si è arrivati al “Piano casa fai da te”.
Nell’attuale situazione di gravissima crisi economica e di fermo del mercato immobiliare, è infatti molto probabile che gli ampliamenti che il governo vorrebbe consentire saranno fatti più dai singoli proprietari ricorrendo alla numerosa e sommersa manodopera straniera, piuttosto che dalle imprese del settore, e riguarderanno più le villette e le case rurali che i condomini.
Una devastazione edilizia, spiega Italia Nostra, improntata a un mero aumento di cubatura del tutto indifferente alla qualità del prodotto, agli effetti sull’ambiente urbano, alla sua utilità pubblica e al disegno organico e razionale degli insediamenti.
Indifferenti sono le destinazioni d’uso rimesse alla mera convenienza economica come è valutata dal mercato, senza neppure avvertire che sulle funzioni urbane sono misurati standard e servizi. La liberalizzazione è massima. Indiscriminati aumenti di volumi e sostituzioni edilizie che rischiano di cancellare anche quanto resta della nostra architettura rurale di tradizione e l’identità dunque dei paesaggi agrari.
L’allarme di Italia Nostra è motivato dal fatto che la devastazione non si ferma davanti ai centri storici (dove è regola consolidata il divieto di sopraelevazione) e neppure davanti agli edifici monumentali, se la soprintendenza non avrà dimostrato “concretamente e motivatamente” le ragioni di incompatibilità dell’intervento. Ed elevato è il rischio che le soprintendenze non siano capaci, per obiettive carenze di mezzi, di rispettare il brevissimo termine dato per la prevista verifica dell’interesse culturale e allora il silenzio varrà assenso. Disposizione questa palesemente incostituzionale perché l’interesse della “tutela” (che ha la più alta copertura nell’art. 9 Cost.) ne risulta subordinato – e cedente – di fronte alla prevalente esigenza di sollecita attuazione dell’intervento cui è affidato il compito impellente del rilancio dell’economia.
Italia Nostra ha già segnalato, e conferma, una pregiudiziale ragione di illegittimità costituzionale perché l’attività edilizia attiene al “governo del territorio”, dalla Costituzione affidato alla legislazione concorrente di Stato e Regioni e la potestà dello Stato è limitata alla determinazione dei principi fondamentali della “materia”. E principi fondamentali non possono essere dettati, funzionalmente, per decreto legge, mentre non sono certo di principio le minute disposizioni del “piano”.
La devastazione del nostro paesaggio e lo stravolgimento dei nostri centri storici, vera ed irripetibile ricchezza del nostro paese e del nostro turismo di qualità, non sono la via di uscita dalla crisi economica ma il definitivo ed irrimediabile affossamento del Paese. Il reale rilancio dell’economia non può avvenire con l’ulteriore cementificazione del nostro già martoriato territorio.
Rilanciamo, quindi, l’invito che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto nel messaggio di fine anno: “Facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.
Oggi stesso Italia Nostra ha comunicato alla Conferenza unificata Stato – Regioni, convocata per la giornata di domani, il motivato fermo dissenso sulla bozza di decreto, sottolineandone ancora i profili di illegittimità costituzionale.
Roma, 24 marzo 2009
Per informazioni
Manuel Bertin, Ufficio stampa Paesaggi sensibili
stampa@italianostra.org
cell. 329-3548053
Appello di Italia Nostra ai governatori delle Regioni
Italia Nostra Consiglio Interregionale Piemonte Valle d’Aosta
Via Massena n. 71 – 10128 Torino Tel 011/500056 email piemonte-valledaosta@italianostra.org
Alla Presidente della Regione Piemonte
Per conoscenza
All’Assessore alle politiche territoriali della Regione Piemonte
Al Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte.
Agli organi di stampa
Italia Nostra si rivolge all’autorità Regionale nella contingente situazione aperta dalla proposta di D.L. governativo “Piano casa” in fase di avanzamento, per muovere una serie di considerazioni e di richieste.
Si ribadisce il ruolo a cui la Regione deve adempiere per mandato istituzionale, che non può essere avvilito né prevaricato e che vede nella “certezza del diritto” rappresentato negli strumenti di pianificazione alle varie scale – locale, provinciale, regionale – l’unica cogente modalità di “governo del territorio”.
Italia Nostra richiama alla corretta interpretazione del principio di “sussidiarietà”, che non deve comportare arretramenti né deleghe in bianco e deve avere alla base il corretto esercizio dei ruoli istituzionali, senza dismissione degli stessi.
Considera inaccettabile che una proposta “Legge quadro” poi D.L. “Piano Casa”- volutamente omonima di quella a finanziamento governativo per l’edilizia economico/popolare - vada a creare deroga agli strumenti locali di pianificazione, incrementando a forfait indici volumetrici – senza riscontro peraltro nella dotazione degli standard a servizi – permettendo superfetazioni (sopraelevazioni, ampliamenti nelle aree libere di pertinenza etc.) con pregiudizio del paesaggio urbano, della vivibilità delle nostre città, della vocazione agricola dei territori a ciò destinati, e ammettendo la sanatoria di costruzioni in zone di tutela ambientale. Stigmatizza come pericoloso per l’identità stessa delle nostre città e paesi una sostituzione edilizia tout court con cospicuo premio di cubatura – se pur a riscontro di tecnologie edilizie adeguate al risparmio energetico – per gli edifici liberi da vincolo, antecedenti il 1989; quando pochi di fatto sono gli edifici vincolati e scarsa è la possibilità per le Soprintendenze, in deficienza di organico, di passare al vaglio preventivamente il nostro patrimonio edilizio.
Giusto che la tutela del nostro territorio sia normata da una legge delle Stato; imprescindibile il ruolo delle Soprintendenze per l’esercizio della tutela stessa; giusto che le Regioni predispongano strumenti di pianificazione – e in primis il Piano Paesaggistico Regionale – e che, di concerto con le Direzioni Regionali delle Soprintendenze, facciano calare sul territorio le norme di salvaguardia per garantire futuro ai beni ambientali, storico monumentali e qualità al nostro paesaggio; giusto che le Province adempiano al ruolo di promotori e controllori della conformità tra strumenti; giusto che ai Comuni competa la pianificazione del proprio territorio in piena coerenza con gli strumenti sovraordinati, dando ai cittadini la “certezza” di ciò che si può fare e ciò che non si deve, in una logica di prevalenza del bene comune rispetto all’interesse privato. Lesiva dei principi del diritto e compromissoria dei valori paesistici una “cementificazione” spalmata sul territorio, sottratta di fatto al controllo, demagogicamente presentata come atta a favorire i cittadini comuni e a dare ali all’economia. Quando di fatto non va a corrispondere ad un fabbisogno abitativo delle fasce deboli e lascia adito a meccanismi speculativi.
Relativamente a quanto di competenza della Regione, e a quanto la stessa si sta apprestando con nuovi strumenti di “governo del territorio” si muovono le seguenti considerazioni:
La linea di tendenza in atto, nel recepimento della modifica del capitolo V della Costituzione, nel nome del principio della sussidiarietà vede la Regione “arretrare” consegnando agli Enti Locali pieno potere nell’ esercizio della pianificazione del territorio nell’ambito del perimetro comunale. Ma i confini comunali vanno certo superati in una logica complessiva di risparmio del territorio, di tutela delle risorse primarie e dei valori di paesaggio, di tutela puntale delle emergenze storico documentarie, di conservazione dei nuclei storici che sono identità; in sintesi nella logica di salvaguardia del patrimonio comune. Occorre quindi che gli strumenti che la Regione mette in campo siano a ciò adeguati, con quegli elementi di cogenza che danno certezza nell’esercizio di ogni diritto, sia di quello degli Enti Locali, sia del singolo cittadino.
A questo proposito è emblematico di un malinteso diritto considerare il singolo cittadino (e così il singolo Comune) come referente in proprio nell’esercizio dell’edificare, nel veder riconosciuto comunque un diritto di edificabilità del proprio terreno, magari da corrispondere con “atterraggio di cubature” in altro ambito; per cui diffidiamo da un intendimento di “perequazione” che, per effetto “domino”, porti tendenzialmente al riconoscere indici di edificabilità a tutto il territorio.
Siamo quindi in attesa che il Piano Paesaggistico - di cui ancora la nostra Regione è mancante, ma di cui forse è prossima l’adozione - garantisca con regole certe e cogenti quella tutela del paesaggio per ora evasivamente trattata in altri strumenti approvati - vedi legge 32/08 - o in itinere - vedasi nuovo Piano Territoriale Regionale, che prevede solo direttive ed indirizzi, molto più facilmente trascinabili verso interpretazioni di comodo.
Quando quindi parliamo di corretta assunzione del principio della“sussidiarietà”intendiamo che la stessa vada esplicata nell’ambito del principio generale del “bene comune”.
Italia Nostra auspica che la Regione Piemonte - il cui territorio in questi anni ha visto una crescente cementificazione con diffuse distese di capannoni per stoccaggio, di piattaforme per la logistica spesso scollegate e impattanti, di cortine di villette in cresta a colline o in fregio ad edificati storici, di nuove costruzioni o trasformazioni improprie nei lungo laghi, che vede avanzare la logica pervasiva dei grattacieli come corpo estraneo nelle nostre Città, la riduzione dei parchi e del verde urbani perché difficili a gestirsi e meglio remunerativi se altrimenti destinati - sappia e voglia esercitare ogni valido legittimo presidio ad un uso indiscriminato del territorio, alla logica manomissoria dello skyline delle nostre città, ai possibili abusi e alla sanatoria di costruzioni in zone di tutela ambientale, all’esercizio della subdelega incontrollata ai Comuni in materia paesistica, quando in questi non si predispongano preventivamente ed efficacemente delle strutture e degli organismi idonei per l’esercizio dello stesso. E che la Regione Piemonte, nei suoi poteri, sappia porre limiti a quanto ora pare auspicato da parte del Governo centrale, circa la libertà dei cittadini al “fare” al di fuori e oltre gli strumenti di piano e ai regolamenti edilizi di cui gli stessi Comuni sono dotati.
Quanto sopra espresso come apporto collaborativo nell’ambito della funzione propria di Italia Nostra di tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, prima risorsa economica del nostro Paese.
Italia Nostra Piemonte Valle d’Aosta
A firma della Presidente Maria Teresa Roli
Torino, 17 marzo 2009
Se si travolgono, per giunta per decreto, le norme urbanistiche e paesaggistiche,
avremo un Paese più brutto, disordinato, cementificato
Le Associazioni qui rappresentate hanno più volte denunciato il processo di manomissione, di cementificazione e di imbruttimento dei paesaggi italiani, pur in presenza di taluni atti (le demolizioni dell’ex Hotel Fuenti e di Punta Perotti, l’approvazione del Codice per i beni culturali e paesaggistici) che sembravano aprire una fase di rinnovata, consapevole e condivisa tutela di questo bene fondamentale. Esse rivolgono ora un pressante appello al governo, al parlamento, al presidente della Repubblica affinché il programma per l’edilizia enunciato non venga, anzitutto, approvato nella forma sbrigativa del decreto legge con cui si impone alle Camere di ratificare un provvedimento tanto complesso senza, di fatto, discuterlo. Mentre, trattandosi di principi fondamentali nella materia di governo del territorio (oggetto di legislazione concorrente di Stato e Regioni), si deve escludere che ricorra il caso straordinario di necessità ed urgenza che legittima il Governo all’assunzione di potestà legislativa. Tanto più se fossero previste modifiche peggiorative al Codice dei beni culturali e del paesaggio (in materia dunque che ha copertura nell’art. 9 della Costituzione) con la più volte annunciata esclusione della efficacia vincolante del parere rimesso alle Soprintendenze sugli interventi in aree vincolate.
Osserviamo nel merito che la semplificazione delle procedure edilizie non può spingersi fino all’abolizione del permesso di costruire (garanzia insopprimibile di legalità nell’edilizia) e alla sua sostituzione con una spicciativa autocertificazione del progettista, mentre agli uffici tecnici comunali sono date limitatissime facoltà di contestazione. Contro il principio costituzionale di buon andamento dell’amministrazione e in un evidente squilibrio di forze fra gli uffici comunali e chi rappresenta corposi interessi privati.
Molto rischioso, nella stessa direzione, anche l’ulteriore allargamento della già discutibile Dichiarazione Inizio Attività (DIA), nonché l’inclusione di ogni sorta di interventi fra le opere di “conservazione” e l’ammissione ai benefici della nuova legge dei Comuni ancora privi di strumenti urbanistici i quali semmai vanno, in vario modo, sollecitati a dotarsene. Mentre del tutto improponibile è la prevista assoluta liberalizzazione delle opere interrate, accessorie alla residenza, e nella elevatissima misura del 20 per cento del volume dei fabbricati esistenti, quando invece l’edificazione sotterranea esige rigorosi controlli di fattibilità e sicurezza e, specie nelle aree urbane storiche, verifiche preventive di compatibilità con la tutela archeologica. La quale va mantenuta salda e forte, in capo alle Soprintendenze e non disarticolata con continui commissariamenti (vedi Pompei, ed ora Roma, addirittura l’intera sua Provincia) per ragioni di “protezione civile” che svuotano le Soprintendenze stesse e rimandano nel mondo l’immagine di un’Italia disastrata.
La ristrutturazione e il recupero di fabbricati e la riqualificazione di interi quartieri semi-periferici e periferici precariamente edificati nell’ultimo dopoguerra possono essere attuati soltanto con piani pubblici, attenti e rigorosi, elaborati d’intesa fra Regioni e Comuni, col controllo degli organismi della tutela. Piani i quali tengano conto non del solo mercato ma di una domanda di alloggi popolari e sociali sin qui largamente insoddisfatta, con un intervento pubblico precipitato all’1 per cento.
Tali piani di recupero possono prevedere, in sede regionale, anche premi in cubatura ma non certo nella misura preventivata del 20 per cento. Allo stesso modo un premio generalizzato pari al 10 per cento non può venire regalato indiscriminatamente a chiunque voglia aggiungere altra edilizia nelle zone agricole già tanto invase e di per sé preziose come bene primario, con l’ulteriore effetto di grave alterazione nelle tipologie delle superstiti architetture rurali di tradizione.
Il Paese ha bisogno di una legge-quadro la quale ponga le Regioni in condizione di legiferare in modo snello e insieme rigoroso, valorizzando il paesaggio, i centri storici, i parchi nazionali e regionali (minacciati invece da nuove norme a favore della caccia e a danno dell’avifauna), riqualificando le nostre periferie, potenziando il trasporto locale su rotaia, dando risposte serie ad una nuova domanda di edilizia economica e sociale anche attraverso il recupero attento del patrimonio esistente ed evitando il più possibile ogni nuovo consumo di suoli liberi, agricoli e forestali. Che si stanno infatti diffusamente impoverendo, con danni irreversibili al bene primario del paesaggio: dalla collina veneta, all’Agro Romano (dove la superficie agro-forestale è stata più che dimezzata fra il 1961 e il 2000), alla costa siciliana.
Assotecnici, Ass. R. Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, Eddyburg, Italia Nostra, Legambiente
18 marzo 2009
Piano Casa incompatibile con la decretazione d’urgenza
Il Presidente del Consiglio ha confermato il proposito di procedere con decreto-legge per l’approvazione del cosiddetto Piano Casa, benchè sia ben consapevole – più volte lo ha ripetuto – che il provvedimento attiene ad una materia, il governo del territorio, rimessa dalla Costituzione alla legislazione concorrente di Stato e Regioni.
La potestà legislativa dello Stato è quindi limitata – così vuole la Costituzione – alla determinazione dei principi fondamentali della materia. Intervento legislativo questo quanto mai complesso per la materia del governo del territorio e a questo adempimento non bastarono neppure le due precedenti legislature mentre la presente ha appena iniziato ad affrontare quel compito attivando al riguardo la competente commissione della Camera dei Deputati.
E se dunque si tratta di dettare, anche con il Piano Casa, principi fondamentali che dovranno indirizzare la produzione legislativa delle Regioni, non solo l’annunciato contenuto non pare che in concreto si mantenga entro quei limiti, ma innanzitutto non può per certo, come enunciazione di principi fondamentali di legislazione concorrente, costituire il caso straordinario di necessità ed urgenza che legittima l’assunzione di potestà legislativa da parte del governo.
Italia Nostra, che ha espresso radicale e motivato dissenso su una misura che esonera dalla responsabile pianificazione pubblica rilevanti trasformazioni urbane e territoriali, ritiene doveroso segnalare il proprio convincimento sulla pregiudiziale incompatibilità funzionale della legislazione di principi con la decretazione d’urgenza.
Giovanni Losavio, Presidente di Italia Nostra
Roma, 17 marzo2009
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Niente decreto-legge sul PIANO CASA
Italia Nostra: “BUONA NOTIZIA, MA SI CONTINUA A INSISTERE SU UN’IDEA SBAGLIATA ”
Il Consiglio dei ministri rinvia l’approvazione dell’annunciato disegno di legge
La fondatezza dell’allarme lanciato da Italia Nostra è dunque dimostrata dalla resistenza che i colleghi di governo hanno opposto alla intenzione del Presidente del Consiglio di procedere, subito oggi, con un decreto-legge. Disegno di legge invece, che oggi il Consiglio dei Ministri inizia soltanto a discutere, perché evidentemente non ne sono convinti i ministri di Lega e AN, come riferisce la stampa.
Ma ancora si insiste per la soppressione del permesso di costruire, come se potesse bastare la parola del progettista. Il principio di buon andamento della Amministrazione (art. 97 Costituzione) esige il controllo pubblico preventivo su ogni trasformazione urbana. Gli interventi edilizi in aumento sull’esistente sono affidati all’esclusiva iniziativa dei proprietari (e ammessi anche contro i vigenti piani regolatori) e dunque del tutto estranea alle preoccupazioni del Presidente del Consiglio l’esigenza di misure organiche di recupero delle zone della più degradata periferia attraverso una responsabile pubblica pianificazione.
“Infine, apprendiamo dalla stampa, che si dà per certa anche una modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio per escludere” – conclude la nota di Italia Nostra – “ogni ipotesi di efficacia vincolante del parere delle soprintendenze sugli interventi in ambiti ambientali protetti. Insomma l’edilizia non solo contro l’urbanistica, ma pure contro il paesaggio che la Repubblica tutela per precetto dell’art. 9 della Costituzione. Conforta che la presentazione alle Camere del disegno di legge che il governo andrà ad approvare passerà alla verifica del Presidente della Repubblica.”
13 marzo 2009
Per informazioni
Manuel Bertin, Ufficio stampa Paesaggi sensibili
stampa@italianostra.org
cell. 329-3548053
Aderisci all'appello di Repubblica
Roma, 8 marzo 2009
Come nel dopoguerra, il boom dell’edilizia per “una scossa all’economia”
Sregolatezza dell’edilizia, contro l’urbanistica.
La manovra è concertata con due “regioni di centro-destra” che, sodali del Presidente del Consiglio, gli aprono la strada e danno la linea alle altre regioni. I comuni saranno dunque abilitati, contro le prescrizioni di piani e regolamenti, a promuovere l’ampliamento del patrimonio edilizio nelle misure dal 20 al 35 per cento.
Non importa se è così sovvertito l’assetto razionale delle città disegnato dai piani regolatori. Berlusconi promette un boom edilizio pari a quello del dopoguerra, perché dall’edilizia civile pretende un contributo decisivo al superamento della crisi economica, non bastano le grandi opere, Ponte sullo Stretto, Mose e infrastrutture d’ogni specie. Anche i permessi di costruire (irrinunciabile controllo di legalità) sono un inutile ostacolo, basta la parola del progettista. Ma pure le sanzioni dell’abusivismo debbono essere attenuate e anzi cancellate se c’è il ravvedimento operoso.
Non basta, l’ostacolo infine del paesaggio deve essere rimosso e cosa nasconda la promessa semplificazione delle procedure per i permessi in materia ambientale e paesaggistica è ben facile intendere.
Sull’ordine urbano e il paesaggio si scarica uno sregolato boom edilizio.
Italia Nostra, allarmata, invita le Regioni che ancora sentono la responsabilità del governo delle nostre città a respingere il progetto del Presidente del Consiglio, così dimostrando di saper fare buon uso delle autonome potestà che la Costituzione ad esse attribuisce. Mentre non dubita che il Presidente della Repubblica, nell’esercizio dei poteri a lui affidati dall’art. 87, comma 4, della Costituzione, verificherà se il disegno di legge di iniziativa governativa risponda al principio del buon andamento dell’Amministrazione (art. 97 Cost.) e a quello, fondamentale, della tutela del paesaggio (art. 9).



