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30-11-2017

Ricorso al Capo dello Stato contro l’Accordo di Programma sugli scali ferroviari di Milano

Milano, 30.11.2017 – ITALIA NOSTRA dice un sonoro NO all’Accordo di Programma (AdP) tra Comune di Milano e Ferrovie dello Stato (e altri) per la riqualificazione degli ex scali ferroviari. L’importante associazione ambientalista ha deciso di ricorrere al Presidente della Repubblica per fermare un processo di trasformazione della città che considera molto pericoloso. Al contrario l’utilizzo positivo degli ex scali sarebbe l’occasione più importante per permettere uno sviluppo sostenibile e sano ad una metropoli pericolosamente in bilico dal punto di vista ecologico.

“Italia Nostra dice basta all’urbanistica contrattata, alle deroghe e allo scippo del controllo della città e del suo sviluppo da parte di sconosciuti operatori ai danni dei diritti dei cittadini – ha dichiarato Oreste Rutiglaino, Presidente nazionale Italia Nostra. “Invito tutti I cittadini a stare con noi alle costole della politica, del consiglio comunale per difendere i beni comuni contro ogni abuso di potere” ha affermato al termine della conferenza stampa che si è svolta questa mattina nella sala commissioni di Palazzo Marino a Marino a cui hanno partecipato anche professionisti che stanno portando Avanti le azioni   legali contro lo stesso Accordo: avv. prof. Maria Agostina Cabiddu e avv. Federico Gualandi per Italia Nostra, avv. prof. Maria Agostina    Cabiddu per Camillo Agnoletto (imprenditore), avv. Danilo Daniel per un gruppo di cittadini e avv. prof. Fausto Capelli per gli esposti all’Anac (Autorità Nazionale Anti Corruzione), all’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato), alla Commissione dell’Unione Europea e alla Procura della Repubblica.

ITALIA NOSTRA è convinta che l’Accordo approvato renda impossibile questo imprescindibile compito, in quanto il Comune di Milano, che dovrebbe rappresentare i diritti dei cittadini, sta abdicando alla responsabilità di dirigere la riqualificazione delle aree, cedendo a Ferrovie dello Stato il timone dell’intera operazione. Con l’esito che quest’ultimo operatore potrà trarre profitto dalla gigantesca speculazione immobiliare, che metterà in pericolo la qualità della vita dei milanesi e il futuro della città.

Infatti, uno dei punti più importanti del ricorso di ITALIA NOSTRA, è quello che riguarda l’inquinamento dell’aria, problema che, come tutti sanno, è decisivo, a causa del continuo superamento dei limiti stabiliti dalla legge italiana ed europea che ci procura richiami e costose sanzioni a carico della collettività.

A questo proposito è importante rilevare che il rapporto ufficiale della VAS (Valutazione Ambientale Strategica), allegato all’Accordo sugli ex scali, denuncia addirittura un futuro peggioramento delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, generalizzato, e ancora più grave nei dintorni degli scali maggiori. E’ inaccettabile e soprattutto, a giudizio dei ricorrenti illegittima, la valutazione contenuta nell’ AdP che pretenderebbe di giustificare tale peggioramento con i miglioramenti che si conseguirebbero in altri campi, come ad esempio, la dotazione di infrastrutture. Le leggi ambientali finalizzate alla tutela della salute vanno rispettate e il loro rispetto non può essere barattato con supposti benefici in altri campi.

Un altro punto fondamentale del ricorso riguarda la cruciale questione della proprietà e della disponibilità degli ex scali.

Accordandosi con le Ferrovie dello Stato (società ora privata) il Comune di Milano rinuncia di fatto ad esercitare il diritto di decidere liberamente sul migliore utilizzo degli ex scali e di conseguenza non ottempera al dovere di difendere un “bene comune” che appartiene ai cittadini. E che consiste addirittura in un 1 milione e 200mila mq, cioè una parte rilevante delle aree in trasformazione del PGT! Un enorme regalo alle Ferrovie, che di fatto non hanno mai acquistato il territorio degli scali, ottenuto invece in concessione per svolgere l’attività di trasporto. Dal momento che queste aree non servono più per lo scopo originario, non si capisce perchè non debbano tornare nella piena proprietà pubblica del Comune/Demanio.

Tra l’altro la tanto sbandierata attuazione della cosiddetta Circle Line (che circolare non è), contenuta nelle premesse dell’Accordo, è solo vagamente citata nel documento definitivo, senza garanzie sui tempi e con risorse del tutto inadeguate.

Riguardo al discutibile rapporto tra Comune e Ferrovie, si deve ricordare infine che l’Accordo di giugno 2017 è stato stipulato senza che le Ferrovie abbiano rinunciato al contenzioso con il Comune, avviato a causa del precedente mancato Accordo di Programma del 2015. Amici nemici, dunque.

Inoltre, in modo del tutto irregolare e arbitrario a nostro parere, l’Accordo di Programma del giugno 2017 riprende in gran parte proprio quel vecchio AdP del 2015, non approvato dal Consiglio Comunale e dunque a ogni effetto decaduto. Invece di ripartire con un Accordo nuovo, come imposto dalla legge, si è, sempre a nostro parere, arbitrariamente imboccata la scorciatoia di resuscitare il precedente. Con l’aggravante che non sono state messe in pratica le modalità di informazione e di consultazione popolare formale, così come stabilito dal regolamento sulla partecipazione e dalla legge. Facendo passare come strumenti democratici gli eventi estemporanei e propagandistici organizzati sul tema dalle Ferrovie.

L’AdP prevede, oltre a quella delle Ferrovie, la partecipazione di ulteriori soggetti privati, tra cui un fondo immobiliare, individuato e cooptato senza alcuna procedura di gara pubblica, assegnando al soggetto prescelto una gigantesca opportunità di valorizzazione, da cui sono stati esclusi altri possibili operatori economici. Così come alle Ferrovie è concessa l’arbitrarietà per l’esecuzione di grandi opere infrastrutturali, senza che venga seguita la normale procedura pubblica degli appalti.

Gli utili della valorizzazione immobiliare che, in ogni caso e per legge, dovrebbero essere attribuiti al comune almeno per il 50%, a causa dei difetti dei meccanismi dell’ADP potrebbero rimanere quasi completamente nelle tasche di FS, lasciandone al Comune solo una quota irrisoria.

La trasformazione degli scali, per la sua dimensione, incide ben oltre la dimensione urbana, ma nonostante questo i Comuni circostanti e la Città Metropolitana, sono stati coinvolti nella procedura dell’AdP solo del tutto marginalmente.

La gestione dell’AdP è posta in mano ad un Collegio di Vigilanza di cui fanno parte anche i privati, dotati anche di un diritto di veto. Di fatto i privati decidono su tutto.

Anche per quel che riguarda gli auspicabili usi temporanei degli scali, l’AdP si permette di derogare dalle norme urbanistiche previste.

In ultimo non risulta che la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano sia stata coinvolta a difesa dei beni architettonici e degli spazi urbani aperti di interesse storico, ricompresi nel territorio degli ex scali e strettamente vicini.

Per tutti questi aspetti, ed altri più tecnici, ITALIA NOSTRA, con questo ricorso riguardante l’Accordo di Programma sugli ex scali ferroviari milanesi, si muove, come è nella propria tradizione e nel proprio statuto, a difesa dei diritti inalienabili dei cittadini, assumendosi il compito, che gli è sempre stato proprio, di dare voce a una legittima e diffusa protesta. Gli “interessi collettivi” non si toccano.

ITALIA NOSTRA Ufficio Stampa, Maria Grazia Vernuccio – cell.335.1282864

mariagrazia.vernuccio@gmail.com

 

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