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Paesaggi sfigurati. La controversa, preoccupante gestione dei beni culturali e ambientali del Nisseno

Esposto-documento di Italia Nostra e Lipu

Caltanissetta, 8 Febbraio 2008

L’articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, al secondo comma, recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Laddove per “Repubblica” si intende il Comune, la Provincia, la Regione, la Soprintendenza e così via di seguito.
Abbiamo la sgradevole sensazione – se non la fondata certezza – che nel Nisseno le istituzioni repubblicane tutelino poco il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Il caso dell’intervento, in corso di realizzazione, nei pressi e all’interno dell’area archeologica di contrada Raffe, nei territori millenari del cosiddetto Vallone, tra i comuni di Sutera e Mussomeli, ci pare emblematico di tale debole tutela istituzionale del paesaggio e del nostro patrimonio.
“Lavori di sistemazione a parco della zona archeologica in contrada Raffe – 1° stralcio” recita il tabellone di cantiere, nei pressi di un erigenda “muraglia” in cemento armato e di un’antica, pregevole casa cantoniera. Siamo in contrada Raffe, e stiamo parlando dell’intervento segnalato di recente da un cittadino nisseno con una lettera ai giornali, e a cui ha sollecitamente risposo l’attuale soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Caltanissetta, dottoressa Rosalba Panvini.
Un intervento, un progetto, quello di contrada Raffe, ideato, finanziato e in corso di realizzazione nell’ambito del POR Sicilia; un progetto che vede protagonisti il Comune di Mussomeli e la Provincia Regionale di Caltanissetta con il ben noto Pit “Bio Valley”. Progettisti e direttori dei lavori due ingegneri. Trattandosi di intervento in area archeologica, è prevista – per legge – la verifica progettuale e l’eventuale nullaosta da parte della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali. Nel corso dei lavori è altresì prevista l’alta sorveglianza, sempre da parte della Soprintendenza.
La prima evidente, stridente anomalia è che due tecnici ingegneri abbiano firmato, senza ostacoli istituzionali, un delicato e complesso progetto per la valorizzazione di un’area archeologica, laddove è prevista – sempre per legge – la competenza di un tecnico architetto.
Abbiamo già evidenziato che l’area attualmente interessata dai lavori è quella in cui è sita un’antica e assai pregevole casa cantoniera. In effetti, il progetto originale prevedeva la realizzazione di un immobile di nuova costruzione da adibire ad uffici, spazi espositivi, alloggio del custode, parcheggio. Nel corso dei lavori, però, nello spazio dove avrebbe dovuto sorgere il nuovo immobile, sono state rinvenute tracce di antiche sepolture e, dunque, considerato che nelle immediate vicinanze esisteva la vecchia casa cantoniera, questa è stata individuata come valido edificio, da recuperare e restaurare, in alternativa al nuovo immobile non più realizzabile.
Come attesta la nostra documentazione iconografica, un basso muretto in conci di pietra definiva l’immediato intorno della casa cantoniera. I due tecnici ingegneri, con l’assenso della Soprintendenza e delle altre istituzioni competenti, hanno ritenuto opportuno ignorare l’antico muretto in pietra della casa cantoniera e realizzare, al suo posto, una incredibile e mastodontica “muraglia” in cemento armato. Insomma, gli incauti progettisti hanno scambiato un’area delicata e importante dal punto di vista storico, archeologico e paesaggistico, per un comune e anonimo terreno di fabbricazione su cui operare consistenti sbancamenti, scavi e plateali edificazioni in cemento armato.
Con burocratico pragmatismo, la dottoressa Panvini replica alle legittime, acute osservazioni del cittadino, rispondendo: “Quel muro è fuori dalla zona  archeologica”. Per poi aggiungere: “Opportuni accorgimenti, quali rivestimenti con pietrame calcareo e la messa a dimora di appropriate essenze vegetali per ridurre l’impatto paesaggistico, sono già stati prescritti e saranno posti in opera nelle fasi di completamento della struttura”.
Ci chiediamo: come è possibile che i diversi soggetti pubblici interessati al progetto di contrada Raffe abbiano potuto approvare simili soluzioni, e far realizzare tali lavori? E soprattutto, ci chiediamo: ma la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Caltanissetta, che ruolo svolge – se ancora svolge un ruolo – nell’ambito della tutela dei nostri beni culturali e ambientali? Come è possibile che siano stati effettuati simili, assurdi lavori in un’area di interesse storico, archeologico e paesaggistico? Noi diciamo: non basta certificare, affermare che l’area interessata dall’intervento in corso è fuori dalla zona archeologica. Le esperienze, i rinvenimenti, passati e recenti, dimostrano inequivocabilmente che in contrada Raffe “l’area sensibile”, l’area di sicura rilevanza storica e archeologica è molto più vasta di quella vincolata. Pertanto, prima di qualunque operazione modificatoria dei luoghi, andrebbero ridefinito il vincolo archeologico. E anche, andrebbe, avrebbe dovuto essere apposto un sacrosanto vincolo paesaggistico. Esiste, a tale scopo, un’apposita commissione provinciale, presieduta proprio dal soprintendente ai Beni culturali e ambientali.
Ricordiamo che il nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio enfatizza – appunto – la nozione di “paesaggio”, nel senso che, nelle azioni di tutela e valorizzazione, va salvaguardato non solo il bene culturale – strictu sensu – ma anche il contesto paesaggistico nel quale esso è organicamente inserito. Paesaggio, che va salvaguardato nei valori paesistici, ambientali, morfologici e percettivi.
E’ evidente il grave danno arrecato all’antica casa cantoniera e, ancor di più, allo splendido e ancora integro paesaggio storico del Vallone. E di certo, non sono sufficienti arbusti e rampicanti a sanare, o ad occultare, quanto sino ad oggi malamente ideato e realizzato.
Ma d’altronde, questo è solo l’ultimo di una serie di interventi o nullaosta, ad opera della Soprintendenza nissena (spesso in sinergia con gli altri Enti pubblici nisseni), assai poco attenti alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico. Ricordiamo: la pessima, schematica sistemazione esterna del Museo archeologico di contrada Santo Spirito, che ha snaturato, banalizzato uno dei luoghi più belli e poetici di Caltanissetta; il pesantissimo, ingiustificato intervento di nuove e permanenti strutture architettoniche all’interno di ciò che resta dell’area archeologica Palmintelli (qui ancora attendiamo, chissà per quanto, il progetto di piazza-giardino, previsto dal Prg, da parte del Comune di Caltanissetta). E poi, l’insensato progetto di ascensore e cabinovia che sfigurerà inesorabilmente la straordinaria Rocca di San Paolino a Sutera; il famoso parco eolico di Mimiani, che trasformerà in modo rilevante un’area di assoluto valore naturalistico e paesaggistico.
In ambito urbano, ricordiamo l’assurdo, scriteriato progetto di ristrutturazione e riconfigurazione spaziale e simbolica della monumentale scalinata Lopiano, nel centro storico di Caltanissetta. Cos’altro dobbiamo aspettarci, ancora? Forse la dismissione del monumento a Umberto I, o la traslazione della fontana del Tritone, così come è negli auspici – pare – degli attuali e assai confusi amministratori nisseni? Qua, poi, le questioni diventano pirandelliane, se non kafkiane, laddove il Comune di Caltanissetta, da un lato pubblicizza e annuncia l’organizzazione di un concorso di idee denominato “La Grande Piazza”, dall’altro rende pubblico un bando di gara d’appalto per la realizzazione di lavori finalizzati alla “Manutenzione straordinaria di Piazza Garibaldi, Piazza Girgenti e Corso Umberto I” (su progetto di due ingegneri comunali e tre architetti esterni all’Amministrazione). Il bando di gara prevede lavori per un importo complessivo di euro 685.920.42, con ben evidenziato il giorno dell’apertura delle offerte, previsto per il prossimo 6 Marzo 2008.
Insomma, noi denunciamo una inadeguata e preoccupante gestione del nostro patrimonio storico, artistico e ambientale, da parte delle istituzioni preposte a tale gestione. 
In conclusione, tornando al pessimo intervento di contrada Raffe, considerato quanto da noi verificato ed evidenziato, chiediamo la sospensione immediata dei lavori, nell’auspicio che sia fatta chiarezza e vengano offerte adeguate garanzie nell’interesse della tutela dei beni storico-ambientali, per un’autentica valorizzazione del nostro patrimonio.
Un ultimo interrogativo, rivolto soprattutto alla Soprintendenza: che fine ha fatto il “Piano territoriale paesistico della Provincia di Caltanissetta”, strumento fondamentale per un’organica pianificazione territoriale e per una efficace tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali? Perchè sta chiuso nei cassetti (pur essendo pronto da tempo) e non viene esitato?

Dr. Leandro Janni
Presidente Italia Nostra Caltanissetta e Italia Nostra Sicilia  

Dr. Amedeo Falci
Responsabile Lipu Caltanissetta

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