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06-06-2018

Si è svolta a Troia la Seconda Giornata Nazionale dei Beni Comuni: “Centri storici: tra abbandono e sviluppo”

Il 13 maggio 2018 si è svolta la Seconda Giornata Nazionale dei Beni Comuni. L’iniziativa lanciata da Italia Nostra ONLUS è stata accolta da più di cinquanta Sezioni su tutto il territorio nazionale. Anche la Sezione di Troia ha accolto l’appello ed ha organizzato le proprie attività con lo scopo di tutelare il patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione; in particolare ha puntato l’attenzione sui Centri Storici dei Monti Dauni Meridionali ed in particolare sul binomio di cui sono protagonisti: abbandono e sviluppo.

La Giornata ha vissuto due momenti: uno antimeridiano dove i volontari hanno allestito un gazebo in piazza Giovanni XXIII per informare la cittadinanza delle attività e dei temi più cari ad Italia Nostra ed un momento pomeridiano con il forum “Centri storici: tra abbandono e sviluppo” dove hanno preso parte l’Arch. Passiante, il Prof. Clemente e la prof.ssa Cutolo. L’evento ha visto la collaborazione della Pro Loco di Troia, dell’Osservatorio Civico della Città di Troia e del Circolo Privato “A. Salandra”.

Il tema è stato scelto nell’ottica di riprendere un tema caro alla Sezione di Troia iniziato a marzo 2016 con la conferenza, organizzata dall’Osservatorio Civico ed il gruppo Articolo Nove, “Centro Storico: passato, presente e…” dove con l’ing. Angelo Moffa ed il prof. Giovanni Guadagno si era posta l’esigenza di dover tutelare il centro storico della Città di Troia. Il 13 maggio si è tornato a parlare di centri storici affrontando due punti di vista che al momento appaiono contrapporsi.

Luigi Rauseo Presidente della Sezione di Troia di Italia Nostra ha aperto i lavori facendo un analisi del fenomeno a livello nazionale quanto a livello locale. I recenti dati di un’indagine del Centro Studi Turistici di Firenze e CONFESERCENTI indicano un vero e proprio boom turistico nel 2017 per le città d’arte e, soprattutto, per i piccoli borghi, i quali hanno fatto registrare un’annata record con ben 95 milioni di presenze e una quota di stranieri molto rilevante. Si tratta di numeri entusiasmanti, a fronte dei quali si apre però una grande piaga: quella dei borghi abbandonati, dove non è rimasto più nessun abitante, spesso straordinari gioielli di storia che, tuttavia, restano completamente fuori dai flussi turistici. Questi borghi sono ben 6.000 secondo l’ISTAT. Un patrimonio inestimabile che, alla luce dei recenti dati sul successo turistico dei borghi abitati, si può intuire quale straordinario apporto potrebbe fornire al nostro tessuto sociale, al territorio, a tutto il sistema paese se venissero coinvolti nel turismo. Oltre, ovviamente, all’importanza del recupero di una componente culturale che è un delitto disperdere.

Durante il Forum ha preso parte ai lavori Mario Tredanari, Presidente del Circolo Salandra, che ha ospitato il forum. Durante la sua relazione ha posto l’accento sul problema fiscale e sui costi spesso troppo elevati per poter permettere a qualcuno di investire nei centri storici. La presenza degli organi istituzionali, invitati al forum, sarebbe stata una buona occasione per chiedere loro quali sono le iniziative poste in essere dalle Amministrazioni Comunali per contrastare l’abbandono e dare invece respiro ad un circuito turistico nei Monti Dauni.

L’architetto Giovanni Passiante, Presidente della Sezione di Foggia di Italia Nostra, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di un restauro attento e vigile non solo nei confronti delle tecniche del restauro ma anche nei confronti del contesto in cui si opera e nei confronti della sensibilità del luogo e degli abitanti. Molto interessante anche l’intervento del professore Antonio Clemente, docente di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura di Pescara. Nella relazione ha affrontato tre temi: il centro storico, il contesto ed il linguaggio. Il centro storico ha la capacità di riconoscersi ed identificarsi, e si augura che sia questo il primo legame che tenga gli abitanti legati al centro storico. Il tema del contesto sottolinea l’importanza dei rapporti; se l’anima è il centro storico, la città ed il territorio sono il corpo. Il linguaggio pone l’evidenza che l’architettura spesso si è allontanata dai cittadini a causa di mancanza di dialogo, ponendo l’evidenza che se un architetto perde il rapporto di dialogo con i cittadini non è più difensore del territorio, del paesaggio e della città. L’intervento della professoressa Pina Cutolo è stato un importante esempio del suo impegno di volontariato e di politica. Ha raccontato la vicenda dell’ “Ecomostro” di Sant’Agata di Puglia, vicenda dove lei è stata protagonista delle pressioni di cittadini e politici, ma dove è stata anche protagonista di una importante vittoria in Cassazione che prevede l’abbattimento del palazzo sorto non rispettando i vincoli stabiliti dalla legge. Infine ha fatto un importante appello al senso civico di ognuno di noi affinché tutti si impegnino nel tutelare il territorio.

Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò” scriveva: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che quando non ci sei resta ad aspettarti.” Non possiamo continuare a restare inermi dinanzi all’abbandono ed al degrado, tanto quanto non possiamo rimanere inermi dinanzi alla bellezza. E’ dovere di tutti tutelare la bellezza e salvaguardare la nostra identità dal degrado.

Luigi Rauseo- Presidente Italia Nostra Sezione di Troia

Italia Nostra Onlus