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2 febbraio 2009

L’ARCHEOLOGIA COMMISSARIATA. IERI POMPEI, OGGI ROMA E OSTIA

Il comunicato del MiBAC in data 30 gennaio con cui si rende pubblica la decisione del Ministro Bondi, in accordo con il Sindaco Alemanno, di proporre la nomina di Guido Bertolaso, capo della protezione civile, e dell’assessore all’urbanistica del Comune di Roma, Marco Corsini, quali commissario straordinario e vicecommissario (“soggetto attuatore”) per le aree archeologiche di Roma e di Ostia Antica, suscita in Italia Nostra più di un motivo di preoccupazione se non di sconcerto.
In attesa di conoscere nel dettaglio i poteri attribuiti ai commissari, si rileva come prosegua, da parte del Ministero, la pratica dei commissariamenti dei propri organi di tutela sul territorio, le Soprintendenze, così come già accaduto per Pompei, con risultati di modestissimo impatto rispetto alle dichiarate finalità, così come rilevato concordemente dagli organi di stampa e dagli studiosi nazionali e internazionali.
Poiché, ancor più che per il sito campano, le ragioni di “protezione civile” addotte per il provvedimento per le aree archeologiche di Roma e Ostia appaiono del tutto inconsistenti, trova spazio il sospetto che l’obiettivo principale di una simile decisione sia da annettere alla facoltà, spesso connessa al ruolo dei commissari, di deroga rispetto alle normative correnti, a partire da quella sui Lavori Pubblici e quindi, in buona sostanza, la facoltà di agire da stazione appaltante con corsie “privilegiate” rispetto alle regole vigenti.
Italia Nostra, oltre a respingere queste modalità tese a creare situazioni di emergenza fittizie allo scopo di operare in assenza di vincoli e controlli, sottolinea la gravità della decisione ministeriale che di fatto viene ad esautorare i propri organi territoriali, le Soprintendenze, ponendole “sotto tutela” di figure peraltro completamente prive di ogni seppur minima competenza nell’ambito del patrimonio archeologico, della sua tutela e della sua gestione, a tal punto che lo stesso Ministero ha ritenuto necessario, contestualmente, affiancar loro un Comitato scientifico, ancora una volta esterno alla Soprintendenza che, quindi, viene di fatto completamente delegittimata anche sotto il profilo culturale.
A queste considerazioni si aggiunge il fatto che il “soggetto attuatore” o vicecommissario Marco Corsini è contestualmente Assessore del Comune di Roma, e dunque il provvedimento, accogliendo la rivendicazione del sindaco Alemanno, in pratica trasferisce  alla amministrazione della capitale i compiti di tutela archeologica, perciò municipalizzata. Per altro Corsini  è assessore all’Urbanistica, in questo ruolo chiamato quotidianamente ad assumere provvedimenti sui quali la Soprintendenza archeologica ha l’obbligo di esercitare controlli ed esprimere pareri: sovrapposizione questa, che rende assolutamente incompatibile, sotto il profilo di opportunità istituzionale, l’esercizio contestuale della doppia funzione.
La stessa estensione del provvedimento, oltre che all’area capitolina, a quella di Ostia Antica, rende più che opportuno necessario, anche da un punto di vista territoriale, il coinvolgimento di organi istituzionali di area vasta quali Regione e Provincia; a meno che l’ampliamento al sito costiero non stia a prefigurare, quasi una prova generale, il progetto di una futura annessione della Soprintendenza Ostiense a quella di Roma, cancellazione determinata non da ragioni di ordine scientifico-culturale, bensì dai diktat del Ministero dell’Economia.
Italia Nostra nel richiedere al Ministro di recedere della proposta, lo invita piuttosto ad attivarsi per recuperare quelle risorse finanziarie, ma non solo, che, sottratte al Ministero da lui diretto, sono i veri e soli strumenti di cui le Soprintendenze di Roma e Ostia hanno assoluto e urgente bisogno per operare e garantire quei livelli di tutela che, pur in condizioni di difficoltà così gravi come quelle attuali, hanno saputo garantire fino a questo momento.



2 dicembre 2008 Osservazioni al Nuovo regolamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Italia Nostra - Sede Nazionale

Al Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici

Italia Nostra presenta  le seguenti osservazioni al Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici convocato il giorno 4 dicembre prossimo per l’esame del testo di taluni articoli del “nuovo regolamento di organizzazione del ministero” proposto dal Ministro.

  1. L’ampio sviluppo della discussione pubblica sulla proposta ministeriale di modificare il regolamento di organizzazione del ministero ha posto in evidenza le insuperabili ragioni che si oppongono alla istituzione di una speciale “direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione”, con attribuzioni amplissime che  attengono all’esercizio della tutela (in particolare quelle indicate al comma 2 dell’articolo 8, lettere d, f, g, h, m, n, o) e non solo confliggono con le competenze delle soprintendenze di settore e dei comitati tecnico-scientifici, ma mortificano l’autonomia della direzione delle istituzioni museali, non suscettibili di essere ordinate in un assetto unitario gerarchicamente guidato da una apposita direzione generale.

  2. Italia Nostra ritiene che alla istituzione della nuova direzione generale si oppongano non solo le osservazioni critiche già motivate del Consiglio superiore  nell’ordine del giorno del 18 novembre 2008 con riguardo alle attribuzioni concernenti i musei, ma più radicali ragioni che tolgono fondamento alla innovazione pur se riferita esclusivamente alla funzione di valorizzazione, come definita, nei suoi principi generali, negli articoli 6 – 7 (parte prima) e 111 – 121 (parte seconda) del codice dei beni culturali e del paesaggio. E’ appena il caso di osservare che la proposta direzione generale eserciterebbe le sue attribuzioni sugli “istituti e luoghi di cultura” (musei, siti archeologici, complessi monumentali, biblioteche, archivi) di appartenenza statale (sui quali lo Stato esercita per altro la potestà regolamentare, come ha di recente affermato la Corte costituzionale, interpretando restrittivamente il disposto dell’art. 117, comma 6, secondo periodo, Cost.).

  3. Se si pongono in relazione tra loro gli articoli 3 (tutela del patrimonio culturale) e 6 (valorizzazione del patrimonio culturale) del “codice” si deve infatti riconoscere la stretta integrazione delle due funzioni (anzi concettualmente inscindibili), essendo la valorizzazione, a ben vedere, finalità immanente alla tutela, sicché sarebbe un espediente artificioso  imputare a un’unica separata direzione generale la indifferenziata attività di valorizzazione, con non improbabili effetti di conflitto con gli altri organi centrali e periferici del ministero e di mancato rispetto del primato della tutela affermato dall’articolo 6, comma 2, del “codice”. Quando non a una direzione generale (istituzione permanente) ma ad una consulenza estemporanea ben potrebbe essere affidato lo studio di misure tecnico-organizzative idonee a soddisfare esigenze gestionali  comuni agli “istituti e luoghi della cultura”.

  4. Italia Nostra ribadisce la esigenza (già espressa nella fase consultiva della revisione del regolamento approvato nel novembre 2007 e condivisa dalle altre associazioni per la tutela del patrimonio culturale e dalle associazioni professionali del settore) che sia ripristinata la autonoma direzione generale per i beni storico-artistici ed etnoantropologici, oggi accorpata – contro una consolidata tradizione – con quella per i  beni architettonici (e per il paesaggio), in contrasto con la organizzazione periferica (le distinte soprintendenze) e con l’assetto delle istanze consultive (i distinti comitati tecnico-scientifici), secondo una considerazione riduttiva, quando non subordinata, della tutela del patrimonio culturale mobiliare, destinatario per altro di minori risorse finanziarie.

  5. Condivide Italia Nostra invece la soppressione della direzione per l’architettura e l’arte contemporanee, la cui autonoma istituzione non ha alcun fondamento in linea di principio, sancendo una inammissibile separazione dal patrimonio architettonico e in generale storico e artistico meritevole di tutela. Già l’associazione aveva colto per altro l’equivoco concettuale sul quale si fonda la attribuzione al ministero per i beni culturali del compito genericamente descritto come promozione della qualità nella produzione della architettura di oggi, che, se esige la creazione di una apposita struttura burocratica di ufficio centrale, si espone al rischio di una indebita interferenza nella libera espressione dei nuovi modi del costruire (se il ministero si fa giudice della qualità). Questo equivoco non è stato privo di gravi ricadute nella prassi degli interventi nei centri storici (e perfino sui singoli monumenti), dove, contro la moderna cultura del risanamento conservativo e del restauro urbano, sono stati promossi inserti radicalmente innovativi, la cui qualità è garantita dalla mano sapiente dell’architetto di indiscusso e indiscutibile prestigio nell’agone professionale internazionale (e Botta ha potuto duplicare il volume della “Scala”, contro lo stesso piano regolatore; Mayer ha soffocato, indisturbato, le chiese di San Rocco e San Girolamo degli Illirici; Arata Isozaki applicherà nel retro della fabbrica del Vasari una reinventata Loggia dei Lanzi).

  6. Criticammo allora l’annessione alla DARC (della promozione di qualità e tutela) del paesaggio, dunque per ritenuta analogia di metodo, dove la espressione “per la qualità e la tutela” esprime una implicita ma chiara riduzione della “tutela” alle trasformazioni di qualità e alla creazione di nuovo paesaggio. Confermiamo ora che anche l’esigenza di corrispondenza con le attribuzioni degli organi periferici (le soprintendenze per i beni architettonici e  paesaggistici) e di quello consultivo (il comitato tecnico-scientifico) induce all’accorpamento nella medesima direzione generale delle competenze per la tutela del patrimonio architettonico e del paesaggio (se non si voglia istituire una autonoma direzione alla cura del paesaggio come esigerebbe la posizione di assoluto rilievo che ad esso riserva l’articolo 9 della Costituzione).

Roma, 2 dicembre 2008.

Il Presidente di Italia Nostra
Giovanni Losavio



22 dicembre 2008


Distruggiamo, distruggiamo, qualcosa resterà!

Ovvero della progressiva devitalizzazione degli organi di tutela e della probabile mercificazione dei beni culturali.

E' veramente stupefacente l'anelito alla distruzione, l'autentico “cupio dissolvi”, che contraddistingue il comportamento delle classi dirigenti, dei politici, degli imprenditori, della maggioranza dei cittadini che hanno la fortuna di vivere nel nostro amato “Bel Paese”: progressivo annullamento della memoria storica, invereconda occupazione di tutti gli spazi liberi, esponenziale incremento dell'attività edilizia con la realizzazione per lo più di edifici di infima qualità architettonica, completo degrado delle rive dei fiumi, abbandono o incongrua utilizzazione dei centri storici, morte annunziata dei piccoli borghi presidio indispensabile della tenuta e conservazione delle zone interne e marginali del paese, inquinamento senza limiti, aumento esponenziale del traffico automobilistico privato ed eliminazione di ogni forma di tutela per i poveri pedoni, riduzione delle aree verdi e comunque cura minima per quelle esistenti e chi più ne ha più ne metta.
Sembra si faccia una gara per completare la distruzione del Bel Paese, anche se, malauguratamente per chi lo spera, non si riesce a compiere questa ciclopica opera , tanta è la ricchezza del suo patrimonio!
D'altra parte, pure a fronte di questo stato di cose inverecondo, si continua ad autoesaltarsi sostenendo che siamo un paese attraente, che abbiamo la più grande quantità di opere d'arte, di siti archeologici, di beni monumentali, di città e borghi splendidi , che ci mettono in una condizione di vantaggio competitivo nel dinamico mondo del turismo.
Se ciò fosse vero, non si riesce a comprendere i motivi che favoriscono il progressivo arretramento del nostro paese dalle posizioni di vertice dei paesi turistici più attraenti.
Dal primo posto siamo scesi al quinto-sesto con previsioni di ulteriore arretramento della nostra posizione in questa speciale graduatoria.
Ci sarà pure un motivo che spieghi il verificarsi di questo fenomeno!
Da alcuni viene sostenuto che si tratta delle conseguenze di una limitata o inefficace attività promozionale. Sarà sufficiente incrementare e rendere più efficace questa attività per riconquistare la primitiva posizione di vertice.
Niente di meno vero di quanto si crede e sostiene.
Nel campo del turismo ciò che realmente conta non è la promozione, bensì l'immagine complessiva che di un paese percepiscono i visitatori.
Evidentemente l'immagine del nostro paese non è più quella di una volta. Per riacquistare  la forza attrattiva perduta , bisognerà svolgere un'azione capillare e profonda di recupero e riqualificazione del nostro territorio sovente tremendamente sfigurato.
E' proprio quello che non si fa e non si vuole fare.
Così, mentre continua in maniera perversa la proliferazione edilizia, che occupa ogni spazio, senza tenete conto dei valori del paesaggio, della memoria storica del paese, del beni monumentali, si tende a devitalizzare progressivamente l'azione di tutela degli organi preposti a questo compito di alto valore costituzionale: invecchiamento progressivo dei responsabili delle Soprintendenze, mancata copertura del posti in organico vacanti, riduzione dei finanziamenti, penalizzazione dei funzionari più attivi e più attenti sul fronte della tutela e controllo del  territorio.
La scusa è sempre la solita: è un periodo di ristrettezze economiche, è necessario fare sacrifici, ognuno deve fare la sua parte.
Non si comprende che il risparmio sul fronte della tutela, in realtà è uno spreco di risorse. Operando in questa maniera, infatti, si consente e si favorisce la distruzione della nostra più grande ricchezza, quella che ci dava un vero e reale vantaggio competitivo, quel vantaggio che si vuole addirittura far difendere dagli enti locali, anche quelli meno dotati di competenze e risorse intellettuali capaci di valutare la reale complessità delle problematiche della tutela.
Senza tener conto che sovente chi dovrebbe valutare l'opportunità degli interventi sul territorio, erroneamente, è propenso, come è noto, a chiudere un occhio se non tutti e due, autorizzando gli interventi più gravi, cullati dal dolce rumore dei “denari” ricavabili dagli oneri di urbanizzazione.
Così per un piatto di lenticchie gustabile nell'immediato, si consente la distruzione e l'impoverimento futuro e reale del proprio territorio, con sicuri danni irreversibili.
Ora finalmente sembra che si siano scoperti i nuovi strumenti che  consentiranno al Bel Paese di riacquistare il fascino perduto.
Si farà uso dell'enorme risorsa dei beni artistici, custoditi nei musei, nelle aree archeologiche. Questi tesori verranno valorizzati magari consentendone la vendita, o più probabilmente favorendone l'esposizione in paesi esteri per ricavare le risorse che consentano di migliorare la situazione gestionale delle strutture che li conservano .
E' d'altra parte quello che è stato realizzato dal Museo del Louvre, che ha consentito l'esposizione di propri tesori nei paesi arabi.
E' evidente la differente situazione.
A parte l'enorme consistenza del patrimonio del Louvre, che di per sé ha una capacità attrattiva straordinaria, probabilmente incrementata  proprio dalla esportazione di una parte del suo patrimonio, è differente la tipologia di museo. Il Louvre, infatti, è per buona parte un museo decontestualizzato, accogliendo nelle sue sale opere provenienti da tutto il mondo e frutto sovente di spoliazioni, rapine , acquisti e quant'altro.
Il patrimonio dei musei italiani è invece legato in maniera indissolubile al territorio, è un'espressione della vita dei luoghi, rappresentandone l'anima e va quindi visto e gustato nel contesto dove si trova.
Peraltro è sicura l'esigenza di una diversa e più innovativa capacità di gestione, che consenta la messa in rete di tutto il patrimonio dei beni culturali del paese in modo da creare un immenso Museo Diffuso, che consenta di competere con le grandi realtà museali dei paesi stranieri; favorisca una gestione innovativa del settore; privilegi la realizzazione di un vero e proprio grande laboratorio nazionale e non la semplice e sovente sterile esposizione di oggetti e opere d'arte, rendendo il museo, come dice Cervellati, il luogo delle Muse, che incanta ed educa e non uno spazio dove sono messe sotto formaldeide le opere d'arte. Solo in questa maniera  si potrà favorire lo sviluppo del  turismo della qualità e della conoscenza in luogo di quello escursionistico, che sovente produce più danni che benefici favorendo il cosiddetto inquinamento turistico.
Per conseguire questi esaltanti obiettivi, peraltro, sono necessari immediati e non procrastinabili interventi che vanno dall'aumento di risorse finanziarie destinate a questo vitale settore, l'assunzione e utilizzazione di nuove risorse umane e intellettuali, facendo ricorso se del caso anche ad intelligenze provenienti da altri paesi , il coinvolgimento delle professionalità e conoscenze del mondo universitario.
Non potrebbe apparire inutile o controproducente, in questo disegno, anche la collaborazione di un esperto nel settore dell'organizzazione, della promozione e del marketing, proveniente magari anche da esperienze in altri settori di attività, purché rimangano prioritari e fondamentali il coinvolgimento e l'utilizzazione di esperti, con una specifica competenza culturale e professionale e dotati di un indispensabile spirito innovativo.

Gaetano Rinaldi. Vice Presidente di Italia Nostra



Roma, 16 dicembre 2008

Rinviata l’applicazione del codice dei beni culturali:
vuoto di tutela per il paesaggio?

Davanti al Presidente della Repubblica, nell’udienza data alla Presidente del FAI, il Ministro Bondi ha confermato che proporrà al Consiglio dei Ministri una proroga di sei mesi nell’applicazione della norma del codice dei beni culturali e del paesaggio che disciplina il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica (su parere vincolante – ma fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici al piano paesaggistico - della soprintendenza). Ha però assicurato che si tratta di un mero e breve rinvio tecnico, immutata rimane la disciplina sostanziale. E lo stesso Presidente Napolitano, informano le agenzie, ha così espressamente inteso il dichiarato proposito del Ministro, che dunque è divenuto un solenne impegno.

Italia Nostra non può certo condividere le ragioni del rinvio indicate dal Ministro anche nella stessa inadeguatezza degli uffici delle soprintendenze, che nel così prorogato regime transitorio mantengono tuttavia l’altrettanto impegnativo compito di valutare se le autorizzazioni paesaggistiche (date da regioni o enti locali delegati) siano conformi alle prescrizioni di tutela del “codice” e di annullarle nei casi di trasgressione.

Perché la disposta proroga non significhi un vuoto di tutela come implicito esonero delle soprintendenze dal compito di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche illegittime, non dubitiamo che il Ministro vorrà dare vincolanti disposizioni perché quella competenza sia ovunque esercitata con il necessario rigore: unica misura che può valere a contenere gli effetti sempre negativi della ritardata applicazione di ogni più adeguata disciplina normativa.

Per informazioni:
Ufficio Comunicazione Italia Nostra
tel. 06/42272228
comunicazione@italianostra.org



Roma, 10 dicembre 2008

Dichiarazione di Italia Nostra alla conferenza stampa convocata dalla associazione Bianchi Bandinelli.

Ben a ragione il Ministro Bondi aveva affermato che la versione del regolamento  riproposta all’esame del Consiglio Superiore il 4 dicembre scorso “non contiene alcun ridimensionamento della nuova direzione per la valorizzazione dei musei e del patrimonio culturale”.
Il modello di organizzazione degli uffici centrali del Ministero per i beni e le attività culturali (che ha trovato il consenso  non unanime del Consiglio Superiore) imputa ad una autonoma direzione generale le attribuzioni di valorizzazione, così come definite dall’art. 6 del Codice dei beni culturali. Si tratta, è bene tenere presente, delle funzioni di amministrazione attiva degli istituti di appartenenza statale e dunque, innanzitutto, dei musei, ma pure di complessi monumentali , siti archeologici, archivi, biblioteche. Con l’effetto di sanzionare, nell’ambito degli stessi uffici, la formale scissione, concettualmente inammissibile, di tutela e valorizzazione. Il richiamo alla distinzione introdotta con la riforma del titolo V della Costituzione (per fondare su di essa il criterio di attribuzione della potestà legislativa a stato e regioni) non può dirsi perciò pertinente.
Alla direzione per la valorizzazione sono assegnate strutture complesse con ben cinque uffici, mentre l’annunciata scelta del titolare, esterno all’amministrazione e privo delle necessarie competenze tecnico-scientifiche (uno sperimentato manager di grande azienda), rivela quale intendimento abbia suggerito la proposta innovazione.
Un’unica direzione, quella alle belle arti e al paesaggio (ripristinato il lessico ottocentesco) attende alle attribuzioni di tutela in senso stretto per la generalità del patrimonio (ad eccezione dei beni archeologici che fanno capo alla direzione alle “antichità”), essendo così accorpate le “materie” di beni architettonici, storico-artistici e antropologici, paesaggio, architettura ed arte contemporanee (soppressa anche la superstite direzione per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee). Con un risultato di palese squilibrio nel disegno di organizzazione al vertice del Ministero, che registra un obbiettivo preoccupante ridimensionamento delle funzioni di tutela a favore di una valorizzazione che può prescindere da ogni competenza tecnico-scientifica.

Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra.  



I  NOSTRI  MUSEI  TRA  FAST  FOOD  E  CASA  DA  GIOCO ?

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Il ruolo istituzionale che il ministro intende assegnare alla costituenda direzione generale per i musei, le gallerie e la valorizzazione (questa la principale modifica proposta al regolamento di organizzazione del ministero) è reso evidente dalla sorprendente scelta, annunciata dallo stesso Bondi, di chi ne sarà il titolare. Un manager ben noto per la molteplice esperienza di gestione aziendale e marketing, cui si deve in particolare il successo in Italia della rete dei McDonald’s e il rilancio del Casinò di Campione.

Si confermano le insuperabili ragioni che si oppongono alla costituzione di una struttura amministrativa accentrata – la direzione generale – che gestisca la composita realtà dei musei come se si trattasse della unitaria rete di grande distribuzione. Non solo ne risulta mortificata l’autonomia tecnica e scientifica dei direttori delle raccolte, ciascuna per storia e caratteri ad ogni altra incomparabile, ma si accentrano nella figura di un manager aziendale delicatissime attribuzioni (la dichiarazione di rilevante interesse culturale delle mostre, l’autorizzazione dei prestiti, l’elaborazione dei programmi di studi e ricerche, etc.) che implicano competenze di merito del tutto estranee a quella figura professionale, tradizionalmente rimesse alla superiore consulenza del comitato tecnico-scientifico, così esautorato.

E’ dunque ancora colpito l’originale assetto di competenze tecniche e  scientifiche sul quale doveva reggersi l’anomalo ministero voluto da Giovanni Spadolini.

Roma, 15 novembre 2008.

Giovanni Losavio, presidente di Italia Nostra.

dalla relazione del presidente Giovanni Losavio al Congresso dei Soci di Italia Nostra 2008

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“ … il primato della tutela non consente le annunciate operazioni di vera e propria messa sul mercato dei nostri patrimoni museali, ai quali si riconosce un potenziale valore locativo da spendere presso i provvedutissimi musei di oltre oceano o con quelli costituendi fondati in Medioriente sul petrodollaro. Il modello, dichiaratamente, è quello oggetto della convenzione siglata dal Louvre con il governo di Abu Dhabi per un fantasmagorico museo dell’Emirato, progetto giudicato in Francia “dissennato” da Jean Clair, il direttore del Museo Picasso, che fu per oltre dieci anni conservateur general du patrimoin. Chiediamo al Ministro di richiamare i suoi consulenti dalle visite di promozione commerciale negli Stati Uniti, che troppo li avvicinano a piazzisti. E’ la mercificazione del bene culturale pubblico, non più fine, ridotto a mezzo di produzione di utilità economica (e non importa se per essere spesa a beneficio del museo). E neppure si è riflettuto che il “Codice” pone un alt insuperabile a simili operazioni con l’art. 67, che ammette, sì, l’uscita temporanea in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere e per la durata che non può essere superiore a quattro anni, ma soltanto in regime di reciprocità, con esclusivo fine di scambio, per ottenere cioè un analogo prestito che reintegri la raccolta secondo un ragionato progetto culturale e compensi la temporanea assenza. Non certo come manovra che valga a supplire le carenze degli ordinari e dovuti finanziamenti istituzionali.
Né crediamo che questa manovra possa essere programmata e governata in sede centrale, perché ogni singola iniziativa deve essere invece espressione di accordi culturali promossi dalla direzione scientifica del museo interessato e perché la realtà dei nostri musei, già lo osservammo in altra sede, è ribelle ad assetti organizzativi unitari che facciano gerarchicamente capo a una appositamente costituita direzione generale del ministero … “

dalla relazione del presidente Giovanni Losavio al Congresso dei Soci di Italia Nostra 2008

The Guardian, 18 novembre 2008
Fear of McMuseums as burger boss gets culture job

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Italian heritage groups and opposition politicians have criticised the appointment of a former McDonald's executive to run Italy's museums.
Mario Resca, 62, who worked as Italy manager for the fast-food chain for 12 years before moving last year to relaunch a state-run casino, has been appointed to squeeze more revenue out of the country's museums, part of a shake-up at the culture ministry.
Opposition MP Manuel Ghizzoni said: "What have hamburgers got to do with Italy's extraordinary cultural patrimony?" Antonello Alici, secretary general of the preservation group Italia Nostra, said: "Resca may know how to clean up a balance sheet but knows nothing about culture. I fear our museums will be leaned on to refill state coffers,"
Resca defended his record, telling La Repubblica newspaper he had known nothing about cheeseburgers either when starting at McDonald's. "We've 4,000 museums, I have been told," he said. "They have exceptional qualities but they are for the large part unexplored."
Resca is expected to try to make money from better marketing, just as the government prepares to reduce culture funding by €1bn (£850m) over the next three years.
He said money could be made from art stashed in the store rooms of Italian museums. Proposing that the pieces be lent out for profitable temporary exhibitions around the world, Resca likened them to "oil reserves that cost nothing".
La Repubblica wrote last week that money is so tight new archaeological sites are opened only when holes are dug to create train lines or underground garages.



BBC International, 19 novembre 2008, ore 15.00
La trasmissione sulla nuova direzione generale per i musei del Mibac:
intervengono Alan Elkan in rappresentanza del Ministro dei beni culturali Bondi
e Antonello Alici per ItaliaNostra.
ascolta la trasmissione in mp3 (5,5 MB)

 I beni culturali ridotti allo stato di hamburger
COMUNICATO STAMPA (16.11.2008)

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Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi aveva garantito che per la figura (in ogni caso quanto mai discutibile) di super direttore e coordinatore dei musei statali italiani avrebbe operato una selezione di livello internazionale dalla quale far emergere una figura di indiscussa competenza specifica. Nulla di tutto ciò: egli ha nominato direttamente  per quella funzione l’ex presidente del Casinò di Campione che è pure l’ex amministratore delegato della Mc Donald’s. Il quale, nelle prime, forse improvvide, interviste, ha subito dichiarato tre cose: 1) di non sapere nulla, prima dell’incarico, di ristorazione e di aver però rilanciato la vendita di hamburger e patate fritte; 2) di non sapere nulla delle gestioni museali; 3) di volere “far rendere” i musei italiani. Fra hamburger, o casinò, e musei egli non vede dunque una gran differenza.
Siamo così precipitati in pieno fast food museale e culturale. Il super manager dei musei italiani forse non sa che i maggiori musei inglesi sono gratuiti. Forse non sa che il Metropolitan Museum di New York e il Grand Louvre non rendono alcun profitto, ma ricevono quote più che consistenti di denaro pubblico per chiudere i loro bilanci. Forse non sa che, nei musei italiani, una metà circa dei visitatori non paga o paga un biglietto ridotto perché si tratta di studenti, di studiosi, di intere scolaresche. Forse non sa cioè che i musei sono, prima di tutto, istituzioni culturali le quali sono state create per educare gli utenti di ogni età al bello, alla storia, all’arte, alla conoscenza. Inoltre il Ministero crea, a costi sicuramente elevati, questa Super Direzione Generale mentre accetta di veder tagliate con la mannaia le risorse per l’arte, per la cultura, per la ricerca, mentre accetta di ridurre le Soprintendenze alla mera sopravvivenza sterilizzando così la tutela e la conservazione di quei beni stessi.
Protestiamo vibratamente contro il rilancio di questa deriva consumistica e commerciale che rischia di fare dell’insieme dei nostri preziosi, spesso unici, beni culturali e paesaggistici soltanto una merce da sfruttare, da vendere, da consumare. Protestiamo appassionatamente contro una politica schizofrenica che da una parte accentra tutta una serie di funzioni museali in una sola figura “manageriale” e dall’altra promette di trasferire tutta la tutela agli Enti locali senza normative tecniche adeguate frantumando così l’idea unitaria di Stato e di Nazione, a partire dalla sua cultura, dalla sua arte, dal suo paesaggio. Contro l’illuminato articolo 9 della Costituzione. Contro le nostre leggi e tradizioni migliori che hanno fatto scuola nel mondo.

Assotecnici
Associazione “Ranuccio Bianchi Bandinelli”
Comitato per la Bellezza
Associazione “Italia Nostra”
ICOM Italia (International Council of Museums)  

MOZIONE DEI PARTECIPANTI ALLA GIORNATA DI CONFRONTO

Allarme Beni culturali.
Conoscenza, Tutela,Valorizzazione
a 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione

(Roma, Sala dello Stenditoio, 17 novembre 2008)


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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On.le Silvio Berlusconi

Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Sen. Sandro Bondi

Al Sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali
On.le Francesco Maria Giro

Al Presidente e ai componenti della VIIª Commissione Permanente del Senato
Sen. Guido Possa

Al Presidente e ai componenti della VIIª Commissione Permanente della Camera
On.le Valentina Aprea

Al Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e il Paesaggio
Prof. Salvatore Settis

Al Segretario GeneraleMiBAC
Prof. Giuseppe Proietti

Al Capo di Gabinetto MiBAC
Dott. Salvatore Nastasi

Al Capo dell'Ufficio LegislativoMiBAC
Cons. di Stato Dott. Mario Luigi Torsello

Al Direttore Generale per i beni architettonici,
storico artistici ed etnoantropologici
Arch. Roberto Cecchi

Al Direttore Generale per i beni archeologici
Dott. Stefano De Caro

Al Direttore Generale per la qualità e la tutela del
paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee
Arch. Francesco Prosperetti

Al Direttore Generale per l’organizzazione, l’innovazione,
la formazione, la qualificazione professionale e le relazioni sindacali
Arch. Antonia Pasqua Recchia

 

 

Roma, 17 novembre 2008


MOZIONE DEI PARTECIPANTI ALLA GIORNATA DI CONFRONTO

Allarme Beni culturali.
Conoscenza, Tutela,Valorizzazione
a 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione

(Roma, Sala dello Stenditoio, 17 novembre 2008)

 

 

La prevista istituzione di un “supermanager” a contratto come direttore nazionale dei musei, dei parchi archeologici e siti monumentali statali con poteri sostanzialmente assoluti, e la scelta per tale ruolo di una persona che, per sua ammissione, risulta totalmente estranea al mondo dell’arte e dei musei medesimi, suscita il nostro più vivo allarme e la nostra più recisa opposizione.
Essa infatti appare un errore per il presente e un rischio per il futuro nascendo da una idea di fondo – quella della “messa a reddito” dei beni culturali e paesaggistici, ai cui organi di salvaguardia si sottraggono contestualmente le necessarie risorse – che:

- nega la cultura quale valore “in sé” senza ricadute economiche immediate;
- esclude l’educazione, la didattica, la diffusione della cultura quali compiti primari delle  stesse istituzioni  museali;
- svilisce il patrimonio archeologico, architettonico, storico, artistico e demoetnoantropologico a merce dalla quale spremere profitti;
- sottrae poteri decisionali fondamentali ai direttori dei musei e ai soprintendenti ai Poli museali e quindi dequalifica e indebolisce i presidii tecnico-scientifici.

Per tale via, sommando a decisioni come questa i tagli pesantissimi inferti alle già scarse risorse, si va allo smantellamento della tutela pubblica come difesa e promozione dell’interesse generale. I criteri economicistici ribaltano infatti l’idea di fondo che ha garantito all’Italia una posizione cardine nella cultura occidentale, e cioè l’idea che il patrimonio storico artistico e paesaggistico rappresenti un tutt’uno, un ineguagliabile contesto di siti e monumenti archeologici, di centri storici (dai maggiori a quelli minimi), di chiese, di abbazie e di conventi, di rocche e castelli, di paesaggi e territori, puntando invece tutto, in pratica, sui soli musei col fine di “metterli a reddito”. Una pericolosa illusione, oltre tutto, per quanti conoscano la realtà dei musei di tutto il mondo avanzato e che sembra mutuata dal “modello Dubai”.
Non siamo certo contrari alla immissione di figure manageriali affiancate a quelle tecnico-scientifiche in grado di assicurare un adeguamento delle risorse e delle tecniche di promozione, una messa a sistema dei musei di competenza statale e di quelli degli enti pubblici territoriali, purché si abbia ben presente il pericolo di una deriva mercantile e consumistica in evidente conflitto con una tutela attenta e con una efficace valorizzazione, nei termini indicati dall’art. 6 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Pertanto i presenti dichiarano qui il proprio totale disaccordo con tali scelte e chiedono, al di là delle persone, la revoca immediata della Super Direzione generale per la valorizzazione dei musei. Reclamano inoltre per i beni culturali una struttura pubblica affidata a tecnici selezionati in base al merito scientifico e gestionale, autonomi dalla politica e dalle maggioranze temporanee di governo. 

Associazione Bianchi Bandinelli
Assotecnici
Associazione per l’Economia della Cultura
Comitato per la Bellezza
ICOM Italia (International Council of Museums)
Italia Nostra
PatrimonioSOS
Associazione Nazionale Insegnanti Storia Dell’arte (ANISA)
Associazione Italiana Biblioteche (AIB)
Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI)
Consulta Nazionale Universitaria per l’Archeologia del Mondo Classico
Consulta Nazionale Universitaria per la Storia dell’Arte
Associazione Italiana per le Scienze Etnoantropologiche (AISEA)
Società Italiana per i Musei e i Beni Demoetnoantropologici (SIMBDEA)


Italia Nostra sostiene l’appello per la salvaguardia dei musei e dei beni archeologici e artistici in Italia dell’associazione Bianchi Bandinelli. Raccolte finora 4000 firme, inviate le vostre adesioni, c’è tempo fino al 30 novembre.

Firma anche tu!

 


 
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