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RESTAURO URBANO A PALERMO PER L’AREA DI VIA MAQUEDA, ACQUISITA AL PATRIMONIO PUBBLICO
Appello di Italia Nostra all’Amministrazione Comunale di Palermo e alla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali
I progetti elaborati per l’area, cosiddetta “Quaroni”, prima e dopo l’approvazione dell’ormai scaduto PPE / centro storico, danneggiano irreparabilmente il cuore della città. Sono inaccettabili, come l’ultima proposta. La ricostruzione, riecheggiante il barocco palermitano, offende la cultura del restauro e denigra il ripristino che non può essere altro che filologico. Nelle forme e nei contenuti. Per ripristino filologico s’intende la fedele ricostruzione non solo dell’impianto tipologico, delle strutture murarie e delle decorazioni, ma anche, e soprattutto, delle funzioni originarie. L’autorimessa interrata e gli appartamenti da condominio di periferia appartengono invece alla categoria della corriva edilizia speculativa, anche se si incornicia l’ingresso di fatue colonne e timpani. Il PPE approvato riconosceva non più proponibile oggi il ripristino di quanto allora irrimediabilmente distrutto, non solo dai bombardamenti ma pure dalle consecutive intenzionali demolizioni, e destinava l’area a zona archeologica da sistemare a verde con la conservazione delle mura storiche prospettanti su via Maqueda (con i lacerti di Santa Croce), vicolo dei Giovenchi, discesa delle Capre. Il Piano fu condiviso, e quindi difeso, da Italia Nostra. In particolare la destinazione prevista per l’area della Curia fu sostenuta in più occasioni, ogni qualvolta che se ne prospettava la cementificazione. Italia Nostra lo riafferma con forza: l'area deve essere resa pubblica e utilizzata dai cittadini. Deve essere attentamente delimitata, con un progetto in grado di evitare il senso di un vuoto (o di una piazza) che altererebbe il profilo e la fisionomia delle strade. Un progetto che richiede quella paziente (e sapiente) ricerca propria del "restauro urbano". Un progetto da cui non potranno scaturire soluzioni di alcun beneficio economico (assoluto il divieto di parcheggi sotterranei), perché parliamo di un luogo urbano storico, bene comune dunque, che appartiene idealmente alla collettività. Certo, l’ente proprietario dovrà essere indennizzato e se accampa pretesi diritti fondati sull’improvvido “stralcio” dal PPE, successivamente operato proprio per quel luogo, si deve considerare che l’area, così libera, presenta oggi in sé un intrinseco interesse culturale, archeologico e storico (e come tale deve essere valutata) e che sulle illecite demolizioni, attuate allora contro gli espliciti divieti della Soprintendenza, non può fondarsi alcun diritto di una nuova, diversa e lucrativa, edificazione. L’area insomma è da considerare pubblica per effetto di una ideale usucapione collettiva. Privatizzarla significherebbe espropriarla alla città e alla sua storia. Per questo il progetto di restauro urbano deve approdare a risultati indiscutibili.
Tutti coloro che hanno a cuore la città storica hanno il dovere di pretendere che l’area sia definitivamente acquisita alla funzione pubblica e sia quindi definita l’unica soluzione progettuale adeguata al suo valore culturale.
Italia Nostra fa appello alla Amministrazione Comunale, perché ripristini l’originaria previsione del PPE e assicuri l’area di via Maqueda al patrimonio pubblico; alla Soprintendenza per i beni culturali e ambientali, perché formalmente riconosca nell’area oggi libera, che ancora conserva le vestigia delle preesistenze monumentali, la natura in sé di bene culturale per i convergenti interessi archeologico e storico-architettonico, con la conseguente prescrizione di assoluta inedificabilità.
Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione.
Giovanni Losavio, presidente.
Aderisce all’appello Pier Luigi Cervellati



