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APPELLO AL GOVERNO PER LA TUTELA DELLO STORICO COMPLESSO CARCERARIO DI TRENTO

LO STATO, PROPRIETARIO DELL’EDIFICIO, E’ RESPONSABILE DELLA SUA CONSERVAZIONE

L’ARTICOLO 30 DEL CODICE DEI BENI CULTURALI VINCOLA LO STATO A GARANTIRE LA CONSERVAZIONE DELLO STORICO COMPLESSO CARCERARIO DI TRENTO, BENE CULTURALE DI SUA APPARTENENZA. ED E’ OBBLIGO PERFINO SANZIONATO PENALMENTE.

IL NUOVO POLO GIUDIZIARIO DI TRENTO NON PUO’ FONDARSI SULLA VIOLAZIONE DI LEGGE E DI UN PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA COSTITUZIONE

Trento complesso carcerarioNon vogliamo mettere qui in discussione la disposizione dello Statuto speciale della Provincia autonoma di Trento che affida in via esclusiva alla stessa Provincia ogni funzione di amministrazione attiva della tutela del patrimonio storico artistico, senza alcun congegno che valga a recuperare la competenza residuale dello Stato quando appaia evidente che quella funzione dalla Provincia esercitata nel nome della comunità nazionale (unitario essendo il patrimonio storicoartistico, imputabile appunto alla Nazione) è invece gestita in contrasto con le finalità istituzionali e in modo da mettere a rischio la stessa integrità fisica del patrimonio. Il problema esiste certamente, ma alla sua ardua soluzione non vogliamo rimettere la salvaguardia dello storico edificio carcerario di Trento.
Non crediamo invece che valga ad esimere la responsabilità dello Stato, proprietario del bene, lo sbrigativo rimando alla esclusiva competenza di tutela della Provincia autonoma, secondo la risposta (20 agosto 2007) dell’allora Capo Gabinetto del Ministro per i beni culturali. Lo Stato infatti nella sua entità unitaria non può sottrarsi agli obblighi conservativi sanciti dall’art. 30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, essendo come proprietario dell’edificio carcerario di Trento tenuto a garantire la sicurezza e la conservazione del bene culturale di sua appartenenza.
E come ente unitario proprietario esso è istituzionalmente attrezzato per apprezzare l’interesse culturale del bene. E dunque nella specie, attuata in proprio la doverosa verifica, lo Stato (Presidenza del Consiglio e ministeri coinvolti nella intesa con la Provincia) è destinatario dell’obbligo di garantire sicurezza e conservazione del bene, sicché nell’intesa con la Provincia autonoma è tenuto a porre le condizioni che integrano l’adempimento di quell’obbligo. La cui violazione è sanzionata penalmente (art. 170 del Codice dei beni culturali e del paesaggio e art. 635 del codice penale) come uso illecito e danneggiamento del bene culturale.
Trento complesso carcerarioNon può per altro essere messa in discussione la qualità di bene culturale dello storico edificio carcerario come è argomentato in termini a nostro giudizio inoppugnabili dalla relazione (qui allegata) che l’architetto Luca Beltrami dettò in attuazione dell’incarico ricevuto dalla stessa Provincia. E già in altra sede Italia Nostra ha rilevato la intrinseca contraddizione del provvedimento della soprintendenza provinciale che ha riconosciuto interesse culturale alla sola porzione del complesso destinata alle funzioni giudiziarie, quando lo stesso atto ha registrato che i due corpi (palazzo di giustizia, edificio carcerario) integrano un organismo rigorosamente unitario sotto il profilo stilistico e della storia dell’insediamento urbano ottocentesco.
Italia Nostra prospetta quindi la esigenza, che ritiene imprescindibile, che nei previsti rinnovi e aggiornamenti degli atti in intesa con la Provincia autonoma di Trento i rappresentanti istituzionali dello Stato proprietario dell’edificio carcerario pongano la doverosa condizione della sua conservazione in attuazione del vincolante precetto di cui all’art. 30 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Perché sia scongiurato che il nuovo polo giudiziario (rappresentazione materiale e simbolica di legalità e giustizia) della città di Trento si costituisca sul fondamento della violazione non solo degli obblighi conservativi (penalmente sanzionati) di cui all’art. 30 del “Codice”, ma insieme del precetto che è assunto a principio fondamentale del nostro ordinamento con l’art. 9 della Costituzione.

Roma, 28 maggio 2008
Giovanni Losavio, presidente associazione nazionale Italia Nostra


 
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