Comunicati

10-09-2018

Sul Morandi a Genova. Quel che Italia Nostra non può non dire

Genova non ha colpe.

Oggi deve vantare i propri diritti rispetto all’immane tragedia che qualcuno ha provocato ai suoi danni.

1 Tra questi diritti la soluzione per gli sfollati cui per fortuna si sta provvedendo e il giusto pieno indennizzo.

2 La liberazione urbanistica del territorio sottostante il ponte per creare quella qualità urbana che è stata negata per decenni.

3 Infine il suo diritto a riapproppiarsi della grandiosa immagine, ferma nella mente di generazioni di genovesi e italiani costituita dalle linee possenti del ponte Morandi, che si stagliano nette sulle quinte della Val Polcevera.

 

Si procede oggi sulla base della fretta alla forzatura di un’unica soluzione possibile.

Dissentiamo.

Il ponte Morandi è stato un ponte monumentale vissuto con orgoglio dalla città che identificava in quella struttura il suo “Ponte di Brooklyn”.

 

Parliamo nelle nostre competenze: difesa del patrimonio storico, artistico e paesaggistico.  E siamo nelle nostre competenze nel reclamare la norma che impone, con la Valutazione di Impatto Ambientale, la scelta tra varie soluzioni possibili. Resta poi evidente che sulla scelta dovrebbe intervenire anche quel potere dello Stato che tutela paesaggio e patrimonio storico, e cioè quella Soprintendenza che vediamo ancora silente.

 

È per questo che oggi chiediamo di valutare anche altre soluzione che restituiscano a Genova il suo simbolo, la sua grandiosità, il suo orgoglio, rifacendosi al quello stesso modello di ponte, a quella stessa categoria, che tutti ci colpisce, che ogni cittadino del mondo riconosce laddove gli si nominino, oltre al ponte Morandi, il Golden Gate di San Francisco, il ponte di Brooklyn ed il ponte Da Verrrazzano di New York e, da ultimo, quel grande ponte sospeso in acciaio realizzato in Giappone, il ponte sullo stretto di Akashi Kaikyō.

 

Si valuti dunque, perlomeno, la soluzione tipologica che corrisponde all’ipotesi di un ponte in acciaio,  formato da due campate sospese, con tre piloni di altezza totale di oltre 100 metri, con il piano autostradale posto a 45 metri dal piano di campagna.

I piloni sostengono la soletta su cui transitano i veicoli per mezzo di tiranti, detti stralli, costituiti da robusti cavi d’acciaio. Rispetto alla lunghezza complessiva dell’attraversamento della Val Polcevera, pari a 1100, le tre campate centrali saranno concepite per una lunghezza complessiva di oltre 600 metri, evitando ogni interferenza idrogeologica.

Anche questo ponte potrebbe essere realizzato adottando le più moderne tecnologie costruttive, con i massimi standard di sicurezza, di affidabilità, di manutenibilità e di vita nel tempo.

A Genova, oltre a Fincantieri, c’è anche una grande Scuola Politecnica e in Italia ci sono ancora grandi competenze.

Noi ci contiamo.

Il presidente nazionale di Italia Nostra, Oreste Rutigliano

 

L’ufficio stampa Flavia Corsano

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