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04-07-2018

Un ecomostro di metallo, vetro e cemento nel bel mezzo della “Piazza d’Armi” antistante il Castello di Federico II a Siracusa

In queste ore, all’interno dell’area UNESCO di Siracusa, davanti al federiciano Castello Maniace, proprio nello spazio della grandiosa Piazza d’Armi che lo precede, con vista sul mare e il Porto Grande, luogo magico meta di tanti turisti in Sicilia, sta sorgendo una struttura di metallo e vetro con ancoraggio in cemento armato per ospitare un bar-ristorante che già dai rendering si comprende essere altamente invasiva. Italia Nostra ancora una volta si trova a contrastare chi non vede l’ora di sfregiare un sito UNESCO alla ricerca di facile notorietà, sotto l’egida dei politici locali insensibili al valore culturale della nostra storia.

I difensori della struttura assicurano che, in fondo, è sempre meglio dei tendoni e palchi che d’estate, negli anni precedenti, occupavano l’area e che si tratta pur sempre di un manufatto temporaneo, facilmente amovibile. È invece evidente, come testimoniato dalle nostre foto, che si è scavato con le ruspe per creare gli allacci della struttura e si è fatta una platea di cemento armato per ancorarvi sopra un manufatto che di temporaneo non ha nulla. L’intervento infatti costa 267.000 e arriva con tanto di corollario di aiuole e di palmizi “stile tropicale”, secondo la moda corrente.

Il Demanio di Stato ha concesso per 12 anni ad un privato l’utilizzo di 1500m2 circa della spianata con l’idea che così si valorizzerebbe la piazza finalmente aperta al pubblico. Italia Nostra contesta in primis la necessità di costruire un nuovo edificio sulla spianata per ospitare un caffetteria, quando all’interno della Caserma Abela e nella ex biglietteria della Soprintendenza esistono già spazi che potrebbero essere usati a tal fine. Contesta, altresì, il costo irrisorio pagato dal privato concessionario: solo 3 Euro al metro quadro mentre l’utilizzo del suolo pubblico comunale costa in media 34 Euro, clamoroso esempio di svendita dei “gioielli di famiglia” ai privati. Considera gravissime le modalità con cui si è proceduto, di variante in variante, fino ad arrivare alla realizzazione della struttura attuale: sorta di rampa di lancio in metallo, vetro e specchi che si staglia contro il mare e il castello (vedere il rendering per credere), tra i peggiori esempi di interventi architettonici su beni storici, al pari della Teca di Meier, dell’Auditorium di Ravello e del Palco di Nerone.

Se prima, entrando nella Piazza d’Armi, si aveva immediatamente davanti agli occhi il mare del Porto Grande e la lettura della splendida posizione Castello, d’ora in poi quel che prima è stato non sarà più, con buona pace della Soprintendenza che negli anni passati ha fatto demolire i magazzini della Caserma perché ostruivano la vista del mare e ora approva un progetto che, contraddicendo i principi basilari della fruizione dei beni culturali e paesaggistici, ripropone l’ostacolo precedentemente rimosso in versione “terzo millennio”!

Sarebbe il caso che ciascuna Istituzione si mettesse d’accordo con sé stessa: vista mare sì o vista mare no? E che si avviasse una riflessione quanto mai opportuna sul significato da dare al termine “valorizzazione” riferito al Patrimonio culturale.

L’ufficio stampa
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