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14-12-2017

Un Rinascimento permanente? Piazza Signoria da Michelangelo a Nardella

Italia Nostra su “La Tribune de l’Art”, mercoledì 13 dicembre 2017

Stéphane Toussaint (storico del Rinascimento, Paris)

(Traduzione di Jean-Baptiste Toussaint, dall’articolo francese uscito in rete su La Tribune de l’Art :http://www.latribunedelart.com/une-renaissance-permanente-piazza-della-signoria-de-michel-ange-a-nardella). Si ringrazia Didier Rykner per l’autorizzazione.

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Piazza della Signoria appare il luogo privilegiato della storia fiorentina. Con la vicinissima loggia dei Lanzi, l’Arengario ne è il cuore architettonico. Il David di Michelangelo[i] vi fu innalzato nel 1504 in seguito ad un celebre consulto al quale parteciparono, per citare solo questi, Botticelli, Della Robbia, Sansovino, Lippi, i due Sangallo, il Perugino e Leonardo. Affatto intimidito da questo episodio illustre, che marcò per sempre il destino artistico di Piazza della Signoria, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha fatto recentemente installare sull’Arengario, ai fianchi del David, due statue in cera biodegradabile di Urs Fischer: “Fabrizio e Francesco” (fig. 1) con, dirimpetto, una terza scultura dello stesso artista: la monumentale “Big clay ♯4” (figg. 2 e 3). Le due statue, che pesano ognuna una buona tonnellata, e celano al loro interno lampade ad incandescenza, erano destinate a fondere lentamente in qualche settimana. Senza attendere tanto a lungo, bruscamente, il 5 ottobre 2017, uno dei due ceri antropomorfi è crollato rischiando nella sua caduta di schiacciare alcuni passanti, come lo prova una sequenza di webcam visibile su YouTube.  Sinistro presagio, la statua crollata effigiava il commissario della Biennale degli Antiquari, implicato, come Nardella, in questa nuova polemica sul patrimonio fiorentino, che mi preme adesso riferire. E’ bene ricordare che la base del David di Michelangelo era stata oggetto, all’epoca, di pareri illuminati, al fine di garantire la stabilità del colosso. L’opera di Urs Fischer a quanto pare non ha beneficiato del medesimo zelo tecnico che nel XVI secolo. Il Comune di Firenze è maldestramente indaffarato a discolparsi. In altri paesi, come la Francia, un seguito legale non sarebbe totalmente da escludere, fosse solo per determinare la scala di colpevolezza, anche involontaria, dell’amministrazione contro l’incolumità delle persone. Nel frattempo, per scongiurare ogni rischio, “Fabrizio e Francesco” sono stati prontamente sgomberati dall’Arengario. Prima di tale fastidioso episodio,  Nardella era molto fiero di tenere testa ai numerosi detrattori fiorentini e non, sistematicamente ostili,  a suo avviso,  all’arte contemporanea, che si erano permessi di far osservare come le opere di Fisher, molto ingombranti, nuocevano troppo, per dimorarvi a lungo, alla prospettiva di Piazza della Signoria. Nella sua lotta il sindaco di Firenze poteva e può ancora contare sull’alleanza di due personaggi ufficiali molto a proposito ritratti da Fischer nelle sue candele a forma umana: il commissario della Biennale degli Antiquari, Fabrizio Moretti, e Francesco Bonami, curatore dell’esposizione e mecenate. In verità all’origine dello scandalo non è l’adulazione di un artista nei confronti dei suoi protettori, bensì la terza opera dell’esposizione, la ben nominata “Big clay♯4” o “Grande argilla♯4”, prontamente soprannominata “Big poo” da maliziosi amatori di metafore fecali.

Al contrario di “Fabrizio e Francesco” la “Big clay♯4” resta in sito con i suoi 12 m di alluminio baldanzosamente eretti tra la Loggia dei Lanzi e l’Arengario. Il nome è dovuto al fatto che Fisher si è accontentato di far riprodurre su grande scala qualche pezzo di argilla impastata, come una mostruosa plastilina caduta dai pugni di King Kong.  Dopo una prima esposizione a New York dove l’opera sembrava schiacciata tra i grattacieli di Manhattan, “Big clay♯4” prende la sua rivincita a Firenze schiacciando con la sua stazza le opere del Rinascimento visibili su Piazza della Signoria. Onde le proteste immediate dei fiorentini e delle associazioni di salvaguardia del patrimonio,  Italia Nostra in testa,  contro un vistoso errore di collocamento che rovina la piazza, già sfigurata dai ponteggi della fontana di Nettuno in corso di restauro.

Insensibile da sempre alle critiche il sindaco di Firenze ha tenuto un discorso ben rodato, che riporto parola per parola: “Questo progetto (l’installazione di “Big clay♯4″) è ambizioso… Vuole promuovere l’alleanza dell’arte contemporanea e del passato. Urs Fisher è uno dei più grandi artisti viventi, lo ospitiamo per onorare la nostra città che è stata sempre la capitale del mondo quando era contemporanea, ed ogni arte è contemporanea quando è creata e mostrata al mondo intero. Perseguiamo con tenacia questo progetto di coniugare l’arte contemporanea con il Rinascimento, perché pensiamo che Firenze stia oggi vivendo il suo Rinascimento; Firenze rinasce ogni giorno grazie all’arte. Provo emozione ma sono pronto al dibattito ed alle polemiche, so che ce ne saranno, poiché l’arte quanto è grande fa sempre discutere. Partiamo da questo progetto per un confronto tra l’arte di ieri e quella di oggi, e credo che il dovere degli uomini politici sia di creare con coraggio le condizioni perché gli artisti possano lanciare il loro proprio messaggio, perché la libertà artistica è fondamentale. Piazza Signoria si presenta oggi ancora tale un’agorà,  e non causiamo alcun degrado, ma creiamo lo spazio per l’arte e la discussione…  Credo che l’arte possa non piacere e possa essere criticata ma quando la società pensa di poter fare a meno di emozioni, si impoverisce. Abbiamo bisogno di condividere emozioni, fanno sempre bene. Non siamo soltanto il museo ammuffito del nostro passato, del quale non dobbiamo essere schiavi”[ii].

Nella sua ossessione a non passare per “schiavo del passato”,  Nardella parla ed agisce ad immagine di parecchi politici di mestiere; pensiamo alla signora Hidalgo, sindaca di Parigi[iii] ed altri responsabili francesi[iv], che il patrimonio disturba come un incomodo, una palla al piede, un intralcio al loro potere.  Ma al di là dei generosi stereotipi che ci va propinando (“ogni arte è contemporanea” ecc.), quali sono le motivazioni del sindaco di Firenze?  Nardella colloca l’emozione in cima ai suoi argomenti, come lo fece in altri tempi l’inenarrabile Matteo Renzi. Per questi due grandi emotivi, l’arte ha la doppia funzione di commuovere le masse e di attirare i turisti. Se l’arte fa anche discutere, tuttavia la discussione non è lo scopo principale, poiché nasce da polemiche suscitate da coloro che si ostinano, precisamente, a non limitare l’arte all’emozione ed al turismo, per meglio restituirla alla cultura, al patrimonio, alla storia, in breve, secondo Nardella, alla “muffa” museale. Come la maggioranza dei responsabili politici, Nardella ignora tutto della storia dell’arte. Non fa parte della sua concezione, che fa rima con commercio, moda, attualità. Ed è per questo che il suo proposito, in un cortocircuito perpetuo, vuole ringiovanire l’imperituro, modernizzare l’eterno, rimettere al gusto del giorno il sapore del tempo, se necessario tramite scandalo e provocazione, facendo richiamo ad un nuovo Rinascimento contro gli stessi musei… in cui appunto il Rinascimento si lascia ammirare !

Nella argomentazione strampalata di Nardella, “Big clay♯4” dovrebbe fare rinascere Firenze, e far tornare il suo Rinascimento, attraverso un incontro spettacolare tra Fischer, uno dei più grandi artisti viventi (sic), e Michelangelo o Bandinelli. Bisognerebbe dedurne che criticare l’occupazione della pubblica piazza da “Big clay♯4”, come fa Italia Nostra, in ragione della sua localizzazione, e mai della sua estetica, metterebbe in causa la cultura fiorentina e la libertà artistica di Fischer?  No, ovviamente. Ma è tuttavia ciò che Nardella vorrebbe seriamente farci credere. Che l’arte contemporanea abbia sistematicamente un messaggio rivoluzionario da difendere è l’ argomento, ormai fritto e rifritto, del marketing più sfrontato. Nessuno ne ha informato Nardella, ma “performatore”[v] più che artista, erede confuso del movimento Fluxus,  imitatore stanco di veri protagonisti come Claes Oldenbourg, Urs Fischer sarebbe piuttosto uno svizzero che gode di rendite a New York. Ma perché Nardella si è ingegnato ad aumentare queste rendite con tanta straordinaria pubblicità?

In effetti l’esposizione di “Big clay♯4” non ha fruttato niente alle casse del comune di Firenze. E nemmeno ha fatto oggetto di qualche dibattito preliminare, sebbene uno spazio pubblico, la più bella piazza fiorentina, sia qui occupata a titolo gratuito da mesi. Donde il sospetto di danno erariale, avanzato dal critico d’arte Philippe Daverio[vi], che grava su questa edizione di “in Florence” alla gloria di Fischer.

Tale è la reale sostanza dello scandalo fiorentino, che non oppone dunque gli odiosi detrattori dell’arte contemporanea ad un sindaco modernista, ma sottopone alla pubblica vigilanza un’operazione approssimativa ed arbitraria, condotta senza trasparenza, a dispetto della protezione dei siti. E si capisce perché. Il Comune di Firenze non è più dotato realmente di un assessore alla cultura in grado di sottomettere un progetto al dibattito collettivo. In materia di politiche culturali, tutto a Firenze è deciso dal MUS.E (acronimo di Musei Eventi), società partecipata del Comune, quindi influenzata da Nardella in persona, mentre la direzione culturale di Palazzo Vecchio (Direzione cultura sport) ha servito solo da ufficio di registrazione in questa vicenda. Come ci si poteva aspettare, molti protestano sulle reti sociali e nei media, malgrado gli entusiasmi ridicoli del MUS.E per un “duello tematico e formale tra giganti, tra il neoclassicismo e l’arte informe, tra l’antico ed il moderno, tra le immagini fuori dal tempo di Bandinelli, Cellini e Giovanni da Bologna e quelle senza forma -e precisamente per questo più ricche d’ immagini- di Urs Fischer”[vii].

Tra le numerose proteste elevate, quelle di Mariarita Signorini, presidentessa regionale di Italia Nostra (che ringrazio per l’intervista accordata) sono le più concise[viii]; quelle del movimento 5 Stelle e del Gruppo misto in Consiglio comunale sono le più istruttive. In un comunicato tanto breve quanto incisivo, la presidentessa Signorini pone il problema di fondo interrogandosi sull’autorizzazione che ha permesso di esporre “un’opera contemporanea le cui dimensioni sono con tutta evidenza incompatibili con il contesto; la prospettiva della Loggia dei Lanzi e degli Uffizi appaiono compromesse dall’enorme scultura[ix]“. Nella sua interrogazione Silvia Noferi, rappresentante dei 5 Stelle, ha messo il Consiglio comunale davanti alle proprie contraddizioni: come ha potuto infrangere la propria mozione numero 190, approvata il 26 giugno 2017, sulla salvaguardia dei “coni ed assi visivi” delle piazze, a maggior ragione di Piazza della Signoria, autorizzandovi l’esposizione d’un monumento di 12 m? Quanto a Miriam Amato, del Gruppo misto, la sua domanda urgente al sindaco Nardella era incentrata sulla quantificazione esatta del mancato introito per l’occupazione gratuita del suolo pubblico, e sull’eventuale spostamento di “Big clay♯4” al Parco delle Cascine, come richiesto dai fiorentini. Ma le risposte generiche prodotte dal Comune hanno eluso tutti questi problemi.

Una volta ancora, la volontà azzardata di un capo politico senza progetto culturale ponderato e concertato, avrà nociuto all’arte antica quanto all’arte contemporanea, poiché Fischer, stigmatizzato da questo scacco, non esporrà probabilmente più nella città di Michelangelo. Facendo uso del patrimonio quale spalla per i suoi colpi mediatici, Nardella non solo si fa beffe del rispetto dovuto alla sua città, ma discredita i ripetuti annunci di Rinascimento permanente che vanamente echeggiano a Firenze.

NOTE

[i]  Sostituito da una copia dal 1910. Sulla collocazione del David, vedi questo articolo .

[ii]  Http://www.055firenze.it/art/156390/Firenze-ecco-Clay-Fischer-metri-alluminio-piazza-della-Signoria

[iii] Vd. questo  articolo.

[iv]Vd.  questo articolo.

[v] artactual : « l’originalità delle opere di Fischer non balza agli occhi».

[vi] La Nazione Firenze, 2 ottobre 2017, pagina 4 : « […] se la città dimentica di farsi pagare allora si verifica un danno per l’introito pubblico. ».

[vii] http://musefirenze.it/fr/mostre/urs-fischer-in-florence/.

[viii] http://www.ilponterivista.com/blog/tag/mariarita-signorini/.

[ix] http://www.artemagazine.it/attualita/item/5152-big-clay-di-urs-fischer-in-piazza-della-signoria-e-le-perplessita-di-italia-nostra/.

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