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12-04-2019

A Messina un Seminario di studi sulla riduzione del consumo di suolo

A Messina un Seminario di studi sulla riduzione del consumo di suolo e sulla tutela del patrimonio paesaggistico e ambientale

Il Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia e la Sezione di Italia Nostra Messina partecipano oggi, venerdì 12 aprile 2019, al Seminario di studi sulla riduzione del consumo di suolo e sulla tutela del patrimonio paesaggistico e ambientale, presso il Salone delle Bandiere di Messina, con contributi del prof. Leandro Janni e del geologo Antonio Gambino. L’evento è organizzato dal Distretto Lions 108Yb. Nel corso della giornata verranno avviate le procedure per la costituzione di un TAVOLO REGIONALE PERMANENTE SULL’AMBIENTE, con le Associazioni ambientaliste regionali, le Consulte regionali degli Ordini professionali ed altri soggetti istituzionali.

Consulta la locandina con il programma seminario messina

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Sicilia, oikos e logos

Nell’ormai lontano 16 febbraio 2006 festeggiammo, con una Giornata Ecologica, il primo “compleanno” dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale con cui i governi di molti Paesi si sono assunti l’impegno di ridurre le emissioni di CO2 e dei gas climalteranti, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012. Con l’accordo di Doha, l’estensione del protocollo è stata prolungata dal 2012 al 2020, con ulteriori obiettivi di taglio delle emissioni serra. L’Accordo di Parigi,  tra gli stati membri della Convenzione quadro delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), sancisce, auspica la riduzione di emissione di gas serra, a partire dal 2020.

Dobbiamo ammetterlo: è sempre piuttosto facile discutere, ragionare persino “fare qualcosa di ecologico e di sostenibile” nelle ricorrenze eclatanti, durante quei riti globali e persino festosi in cui si concentra l’attenzione sullo stato di salute del nostro pianeta e ci si impegna solennemente ad invertire la rotta, a cambiare lo stato delle cose. Assai più difficile invece è la coerenza, tutti i giorni dell’anno, nelle scelte di politiche e programmi, nei comportamenti individuali e collettivi. I vertici, le conferenze, gli anniversari internazionali passano, si susseguono, ma il dato reale, concreto, misurabile è che la vivibilità, la salute della Terra è inesorabilmente peggiorata. Così certificano, scientificamente, inesorabilmente gli indicatori ambientali essenziali: mutamenti climatici, inquinamento atmosferico, scarsità di acqua, desertificazione dei territori.

Comunque sia, in attesa di nuove diagnosi, in attesa perfino di un “governo democratico” dei grandi problemi planetari, è importante che in ciascuno di noi aumenti la consapevolezza che la dimensione locale è essenziale per la costruzione di uno sviluppo tendente alla sostenibilità. Uno sviluppo capace di diminuire il carico che grava sul nostro pianeta. Uno sviluppo capace di restituirci un futuro abitabile, desiderabile.
Oggi, il processo di globalizzazione ci appare come un fenomeno multiforme e contraddittorio. Un processo che non possiamo accogliere acriticamente, semplicisticamente, in nome del puro e semplice sviluppo economico. Le logiche della finanza e dei gruppi economici dominanti troppo spesso appaiono accettate e non orientate dai governi dei paesi industrializzati. Una cultura, una politica consapevole, attenta alla qualità della vita, al senso autentico delle cose, attenta anche alla bellezza dei luoghi, delle nostre città, dei nostri paesaggi, non può non evidenziare quei rischi che derivano dal saccheggio sistematico dell’ambiente e dal consumo incontrollato delle risorse naturali. Dal consumo scriteriato di suolo. Non può non evidenziare quei danni irreversibili alla natura, al paesaggio, provocati da stili di vita non più sostenibili, da un processo di omologazione che cancella le differenze culturali dei contesti storico-geografici, dall’appiattimento sui livelli e sui modelli dei paesi economicamente più forti. Ormai è evidente che l’omologazione e la cancellazione delle diversità, nei diversi contesti ambientali, procede sia per vie dirette sia per vie indirette: attraverso le biotecnologie, il commercio, la politica, i modelli culturali imposti. Omologazione è anche l’abbandono dei prodotti, dei manufatti di qualità radicati in una tradizione di civiltà, in stretto rapporto con il territorio, con i luoghi. O, peggio, l’imposizione di prodotti indispensabili ad un costo insostenibile per molti. Altro grave rischio è la perdita di identità culturali: lingue, espressioni artistiche e architettoniche, usanze, saperi, tradizioni; valori storico-urbanistici e paesaggistici. Le politiche ambientali dei luoghi, dagli specifici contesti territoriali sono quelle che un governo regionale, un’amministrazione locale può persino anticipare rispetto agli orientamenti statali, comunitari, globali. Sono quelle che direttamente, efficacemente aumentano la qualità sociale dello sviluppo, la sicurezza e il benessere dei cittadini e, alla fine, anche la produttività complessiva di un territorio. Creando condizioni, opportunità nuove di lavoro.

Continuando a consumare suolo e risorse, senza considerare, valutare ciò che è sostenibile e ciò che non è sostenibile, senza un’economia ecologica, senza bilanci che comincino a calcolare anche i costi ambientali e paesaggistici, si costruisce uno sviluppo ingiusto, privo di diritti certi. Privo di bellezza. Si toglie ossigeno, speranza, futuro al luogo, ai luoghi in cui viviamo, abitiamo. Ecologia è letteralmente “dottrina della casa”: ma, oltre alla dimora materiale, la Terra, l’ambiente, è necessario ricostruire la dimora
spirituale, e con essa una nuova idea di politica. Qui e ora. Nella nostra straordinaria, controversa Sicilia.

Infine, non posso non ricordare, ancora una volta, le parole di Leonardo Sciascia sulla “sua” amatissima Sicilia; Sciascia che, sulla lapide, volle l’epigrafe “Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”: «La Sicilia è difficile. Lacera persone e sentimenti e invade chi, per nascita o per scelta, si lega a lei. La Sicilia è difficile. La sua arretratezza sociale ed economica è una lunga distanza geografica e mentale che la spinge lontano dall’Europa. La Sicilia è crudele. Le atrocità della mafia sono un marchio d’orrore che tutti i siciliani si portano appresso come il numero impresso sulla carne degli ebrei dei lager. Non si può cancellare. La Sicilia è bellissima e dura col suo sole titanico e tirannico, la sua luce violenta, il suo mare che dipinge e colora l’aria e la rinfresca. Bellissima e morbida nelle sue lente sere odorose, ridondanti di brezze lievi e vestiti leggeri e di chiacchiere indolenti, di luci lungo le coste, di cibi sensuali. La Sicilia è scomoda, ma viverla è possibile con orgoglio antico e altero. C’è chi crede che questa terra possa crescere e diventare moderna, civile ed economicamente evoluta senza perdere però le sue suggestioni, il suo fascino, la sua cultura. C’è chi lavora perché ciò accada … Dedicato a loro. Ai siciliani che crescono».

Leandro Janni, Presidente del Consiglio regionale di Italia Nostra Sicilia

Italia Nostra Onlus