18-11-2019

Acquabella, borgo marinaro storico della costa dei Trabocchi destinata alla speculazione edilizia

L’Acquabella è un piccolo borgo marinaro sorto nel 1700 nella costa dei Trabocchi che conserva rilevanti resti archeologici e testimonianze di un antico approdo risalente all’epoca romana. Recentemente è stato  autorizzato lo sventramento degli edifici del borgo storico con successiva ricostruzione in modalità non consone al carattere storico, artistico e antropologico del luogo. Si rischia così di snaturare l’identità di uno dei luoghi più caratteristici e di maggiore bellezza del comprensorio chietino.

Purtroppo, nonostante le segnalazioni e denunce da parte della sez. di Italia Nostra Lanciano, dell’associazione San Giorgio Scuola di Pescara, del comitato “Compagnia dell’Acquabella” e di altri comuni cittadini, i lavori continuano imperterriti. La Soprintendenza APAB Abruzzo avrebbe dovuto verificare se dovesse essere rilasciata una “autorizzazione ordinaria” da parte del Comune, anziché una semplificata come invece è avvenuto. Gli interventi proposti sono esclusi dal procedimento semplificato per le demolizione e ricostruzione in quanto interessano i beni di cui all’art. 136, comma 1, lettera a) e b) del Codice dei Beni Culturali (“le ville, i giardini, i parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza”) e sono tutelati paesaggisticamente ai sensi dell’art. 142 del Codice per essere posti entro i 300 metri dalla linea di battigia, e cioè ricompresi all’interno della Riserva Naturale “Punta dell’Acquabella” (L. R. Abruzzo n. r del 30.03.2007) nell’ambito del definendo “Parco Nazionale della Costa Teatina”.

La stessa Soprintendenza nel 2011 specificava che in località Punta Acquabella erano stati identificati con certezza “resti di abitato d’epoca romana e altomedievale, resti di santuario antico” e si prescriveva la sottoposizione preventiva al parere archeologico per tutti gli interventi di scavo sulle murature della Torre “La Torriera” (posta a circa 300 mt lineari dal Borgo dell’Acquabella in direzione sud verso San Vito Chietino), nel cui ambito “appare probabile il riutilizzo di strutture di epoca romana”. Inoltre, in una nota del 2018 la Soprintendente Mencarelli riportava notizia della scoperta di materiali di notevole pregio al tempo della costruzione della vecchia ferrovia e stabiliva la necessità di fare saggi preventivi. Tutto questo viene improvvisamente e inspiegabilmente smentito dalla nota del 2019 in cui il Direttore di Soprintendenza ABAP Chieti, sempre la dott.ssa Mencarellli, dice che “nessun elemento di interesse archeologico è presente nell’area e […] non sono presenti testimonianze o reperti archeologici di sorta”.

L’ultima nota della Soprintendenza è di fatto in contraddizione con il nuovo PRG, che ha recepito le prescrizioni, prevedendo una nuova perimetrazione delle zone vincolate per la presenza di manufatti e siti di interesse archeologico: si tratta della zona 25, la cui perimetrazione  insiste per la sua buona metà nello spazio di mare antistante, a riprova dell’esistenza dell’approdo romano. A proposito del ritrovamento dell’antico approdo, distante non più di venti metri dal Borgo, è uscito un articolo a firma di Alfredo Sitti su “Il Centro” del 18 ottobre 2017 in cui sono rese dichiarazioni virgolettate della Soprintendente sulla scoperta di “un tesoro da mettere in mostra e far conoscere”.

Per questi motivi è pendente presso la Procura della Repubblica di Chieti un procedimento e sono in corso indagini da parte del Nucleo Carabinieri Patrimonio Culturale per omessa verifica delle condizioni per il rilascio della autorizzazione paesaggistica da parte della Soprintendenza ABAP Chieti.

Pierluigi Vinciguerra, Presidente Italia Nostra Lanciano

 

Flavia Corsano

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