29-10-2018

Antiche mura della cinta di Pordenone: segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Vicolo del Lavatoio – Pordenone

Tipologia generale: opere difensive e di incastellamento

Tipologia specifica: mura urbiche

Configurazione strutturale: unico tratto rimasto dell’antica cinta muraria prospiciente il Duomo di San Marco ed il vicolo del Lavatoio, nel cuore del centro storico di Pordenone

Epoca di costruzione: tra sec. X e XIII

Comprende:  gli ultimi lacerti delle antiche mura di cinta di Pordenone

Uso attuale: l’attuale amministrazione comunale ha appena rilasciato, il 10 ottobre 2018, un’autorizzazione paesaggistica ordinaria per la realizzazione di unità residenziali con l’apertura nell’ultimo tratto delle mura antiche in oggetto, in fondo al vicolo del Lavatoio.

Uso storico: cinta muraria di origine medioevale che nel tempo ha subito aggressioni da parte dell’addossamento di edifici privati

Condizione giuridica: si stima che sia in parte di proprietà pubblica, in parte di proprietà privata e in parte di proprietà  di un ente ecclesiastico

Segnalazione: del 22 ottobre 2018 – segnalazione della Sezione di Udine di Italia Nostra – udine@italianostra.org

Motivazione della scelta: Le mura che corrono a lato del Duomo trecentesco di San Marco di Pordenone e in fondo a vicolo del Lavatoio sono l’ultimo tratto rimastoci dell’antica cinta cittadina, l’ultima testimonianza della forma urbis antica, come dimostrano disegni, mappe e documentazioni che ci sono pervenute

Una litografia a mano del 600 attesta che le mura di cinta erette a delimitazione della forma urbis si trovavano esattamente dove oggi si trova il lacerto oggi a rischio, cioè immediatamente dietro il duomo di San Marco.

In un’altra panoramica a mano il Conte della Torre, nel secolo XVIII, lascia testimonianza che immediatamente dietro il Duomo correva la cinta muraria.

Risale invece al 1792 un documento che menziona un “Vicolo degli Andadori”, delimitato dalle mura ancor oggi esistenti, e che correva appunto lungo le mura cittadine sin dai tempi della loro costruzione (il nome deriva dall’uso da parte di coloro che “andavano” su e giù per la guardiania della città: sul “Vicolo degli Andadori”); il documento descrive nel dettaglio il tratto murario che qui interessa. Il Catasto dell’epoca del dominio Lombardo-Veneto riporta in pianta alcuni edifici e manufatti, mettendo in evidenza la posizione delle mura di cinta.

Le mura risentono sicuramente di una serie di interventi successivi e dunque non sono oggi totalmente originali del Medioevo. Del resto è noto che quel tipo di mura fosse oggetto di “comodo” da parte dei pordenonesi. Molti documenti infatti testimoniano i numerosi tentativi delle autorità venete di far recedere i pordenonesi dall’occupazione abusiva delle mura per fini privati.

Da questo punto di vista ha significato anche  la testimonianza del Magnifico Consiglio della Comunità di Pordenone che nell’agosto del 1664 esamina una supplica presentata a luglio dalla famiglia Maroni per poter appoggiare alle mura un “volto”, sopra il quale ampliare la cucina che doveva servire 24 persone. Una foto ci fa intendere che cosa oggi sia rimasto o di quel “volto” dei Maroni o di uno simile in Vicolo degli Andadori.

E’ interessante notare che già 150 anni fa le pulsioni di modernità portarono qualcuno all’idea dell’abbattimento delle mura, ostacolo naturale a una certa idea di espansione cittadina e che nel 1820 il Commissario di Governo austriaco ordinò l’immediata sospensione dei lavori di demolizione proprio del muro qui in oggetto.

Nel 1887 fu il Consiglio di Stato del Regno d’Italia ad ordinare la riapertura del vicolo degli Andadori, chiuso a causa di una epidemia di colera.

Il 13 marzo 1895 il capo dei Vigili Pompieri di Pordenone notò che un tratto di mura proprio dietro al Duomo era crollato, a causa dei lavori che un privato stava compiendo all’esterno e il Comune ordinò l’immediata ricostruzione a totale carico di chi aveva causato il danno.

Ma tutte queste manomissioni progressive, queste “ferite” delle mura, che le varie amministrazioni locali, anche nell’Ottocento, hanno risanato, non sono cicatrici del tempo, segni della storia di Pordenone,  Storia a tutti gli effetti?

Il tratto di mura in questione si stima che sia in parte di proprietà pubblica, in parte di proprietà privata e in parte di proprietà  di un ente ecclesiastico.

Attualmente le mura sono una risorsa ben visibile e apprezzabile da chiunque gradisse fare due passi a Pordenone,  tappa usuale dei turisti in visita alla città.

L’attuale amministrazione comunale ha appena rilasciato, il 10 ottobre 2018, un’autorizzazione paesaggistica ordinaria ad un’impresa locale per la realizzazione di unità residenziali nell’area dell’ex pastificio Tomadini, il cui attuale progetto  prevede l’apertura di un varco (che non è mai esistito) nell’ultimo tratto delle mura antiche in oggetto, in fondo al vicolo del Lavatoio. Per consentire i lavori non c’è alcun bisogno di abbattimento delle antiche mura e di compromissione del piccolo vicolo storico del Lavatoio. Si chiedono progetti alternativi che permettano l’integrale conservazione di questo tratto di mura antiche.

La pratica edilizia è stata istruita dandosi per esistente il solo vincolo generale paesaggistico determinato dalla vicinanza di corsi d’acqua e perciò senza nessuna considerazione per il pregio delle mura. Se la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del F.V.G. riconoscesse, entro breve, le mura come bene costituente il patrimonio culturale, come una rappresentanza di cittadini pordenonesi ha già evidenziato in una richiesta scritta all’ente stesso nel settembre 2017, per garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione, impedendo l’abbattimento, anche parziale delle mura storiche cittadine.

Italia Nostra Onlus