Le campagne

Casino Vecchio del Belvedere di Caserta: segnalazione per la Lista Rossa

29 Gennaio 2020

Indirizzo/Località: Via del Casino Vecchio 6 – Località Vaccheria – Caserta

Tipologia generale: palazzo gentilizio o nobiliare

Tipologia specifica: casino di caccia

Configurazione strutturale: edificio a pianta rettangolare

Epoca di costruzione: sec. XVIII

Comprende: composto di tre livelli e un seminterrato

Uso attuale: pregevolissima testimonianza architettonica del periodo borbonico di Caserta Città Reale, ma ormai in quasi totale abbandono ed oggetto di infiltrazioni e rovina anche nelle decorazioni pittoriche

Uso storico: regale dimora di campagna ed anche in uso come palazzina di caccia

Condizione giuridica: proprietà privata

Segnalazione: del 5 gennaio 2020 – segnalazione della sezione di Caserta di Italia Nostra – [email protected]

Motivazione della scelta

Fu costruito per volontà di Ferdinando IV sulle falde occidentali del monte San Leucio da cui domina la sottostante pianura detta di Sarzana e la vallata del Volturno verso Caiazzo e Piedimonte d’Alife.

La costruzione era un “casino di caccia” adatto ad ospitare i sovrani, decorato con affreschi di Gerolamo Starace e dotato di una piccola chiesa intitolata a San Leucio, effigiato in una tela che sovrastava il piccolo altare.

La facciata della “palazzina” presenta al piano terreno un basamento continuo, con una sequenza di arcate cieche mentre ai due piani superiori è suddivisa da paraste doriche, scandite dalle finestre con timpani semicircolari e triangolari.

Nei pressi del “casino” fu costruito un edificio adibito a vaccheria (1773-1775), per ospitare i bovini importati dalla Sardegna, edificio che diede il nome alla contrada. Il “casino di caccia” divenne la residenza preferita di Ferdinando IV durante i soggiorni legati alle attività venatorie. Tuttavia la morte del principe primogenito Carlo Tito, avvenuta proprio nel “casino di caccia” nel 1778, spinse la famiglia reale ad abbandonarlo, e a utilizzare il Casino del Belvedere di San Leucio, già appartenuto ai principi Acquaviva e che diventerà il nucleo originale della Colonia reale di San Leucio con l’annesso opificio della seta.

Il casino reale, che da quel momento sarà conosciuto come l’antico casino, divenne abitazione per i guardiacaccia, subendo suddivisioni interne, che apportarono diversi cambiamenti ed adattamenti.

L’edificio, che ancora conserva l’aspetto della dimora aristocratica di campagna, costituisce un elemento importante della storia edilizia di Vaccheria e San Leucio e del programma di Ferdinando IV per la costituzione della nuova comunità che avrebbe dato vita alla Colonia di San Leucio.

Di proprietà privata, non è aperto al pubblico, e le condizioni di grave degrado ne sconsigliano l’accesso.

Si tratta di una pregevolissima testimonianza architettonica dell’edilizia presente nei “Siti reali” voluti dai Borbone, luoghi di svago, ma anche di attività produttive. Preoccupano il grave stato di abbandono, le vistose infiltrazioni e la rovina anche nelle decorazioni pittoriche. Non risulta in programma alcun intervento pubblico o privato per fermare il degrado di un complesso di eccezionale valore architettonico, storico e paesaggistico. Per la rilevanza dell’edifico, dell’intervento e la frammentazione della proprietà sembrerebbe necessario ed urgente un intervento pubblico per favorirne il restauro e la rifunzionalizzazione.

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

Alisio G. Siti reali borbonici, cit., p. 42-65

“Lo bello vedere” di San Leucio e le manifatture reali. Napoli, E.S.I. 1998

Patturelli F. Caserta e San Leucio, Caserta 1986, ristampa dell’Ed. Napoli 1826

Tescione, L’arte della seta a Napoli e la colonia di San Leucio, Napoli 1932

Sancio A. Platea del Real Sito di San Leucio, s.d. (ma post 1830), A.R.C, v. 3570

San Leucio. Archeologia, Storia, Progetto, Milano 1977, p. 74-78;

Antico casino di San Leucio, Planimetria 1830 ca, Archivio della reggia di Caserta, Planimetrie F/13

http://ilblogmariacarolina.blogspot.com/2014/12/come-e-conservato-il-nostro-passato-le.htm