Italia Nostra

Data: 15 Ottobre 2010

“Coste nere… e pericolose” di Luca Carra

Le coste italiane non sono solo assediate dall’urbanizzazione (1), da porti e porticcioli (2) e da un turismo vorace. Sono anche contaminate e in parte compromesse da un pesantissimo passato (e presente) industriale (3). Come si può facilmente vedere dalle due cartine riportate qui sotto (tratte dall’Annuario del Ministero dell’Ambiente), sugli ottomilacinquecento chilometri di costa insistono la maggiornaza degli Impianti industriali a rischio di incidente rilevante (Legge Seveso) e dei 57 cosiddetti Siti d’Interesse Nazionale, a cui peraltro vanno aggiunti circa altri 15mila siti da bonificare a livello regionale o locale.

Impianti industriali a rischio di incidente rilevante  – Questo significa che sulle coste italiane – per usare le parole del Ministero dell’Ambiente – vi sono centinaia di “depositi di GPL e depositi di esplosivi, come pure le distillerie e gli impianti di produzione e/o deposito di gas tecnici (che) hanno, per esempio, un prevalente rischio di incendio e/o esplosione con effetti riconducibili, in caso di incidente, a irraggiamenti e sovrappressioni più o meno elevati, con possibilità di danni strutturali agli impianti ed edifici e danni per l’uomo”. Vi sono inoltre “Gli stabilimenti chimici, le raffinerie, i depositi di tossici e i depositi di fitofarmaci, associano al rischio di incendio e/o esplosione, come i precedenti, il rischio di diffusione di sostanze tossiche o ecotossiche, anche a distanza e, quindi, la possibilità di pericoli immediati e/o differiti nel tempo, per l’uomo e per l’ambiente”. (…)

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