Italia Nostra

#GNBC2018 – Vulture Alto Bradano, conferenza a Venosa

2 Maggio 2018

Per il secondo anno successivo Italia Nostra indice la Giornata Nazionale dei Beni Comuni. Le  sezioni  che aderiscono promuovono una riflessione sul concetto di Bene Comune e ne indicano qualcuno su cui soffermarsi particolarmente,perché meritevole di maggiore attenzione e cura. Questi casi vengono inseriti in una Lista Rossa dalla quale partire per lanciare un Piano Nazionale a favore dei monumenti abbandonati e degradati. La sezione del Vulture Alto Bradano anche quest’anno aderisce, con un evento che si svolgerà a Venosa e vedrà la partecipazione di esperti di archeologia e di Paesaggio. Isabella Marchetta ci parlerà del paesaggio dal Castello di Monteserico a Genzano, Maria Grazia Liseno del fascino della Casa del Diavolo a Lavello, chi scrive accennerà alla critica situazione della Chiesa di Santa Maria ad Martyres a Lavello, Vito L’Erario del Cammino di Puglia e dell’omonimo libro realizzato insieme con Antonio Bavusi. A seguire Sara Lorusso e Silvio Giordano ci incuriosiranno con la presentazione in anteprima di un innovativo metodo di visita all’Anfiteatro di Venosa. Sabrina Mutino ci informerà sui Beni Comuni e le opere strategiche del Vulture Alto Bradano, Patrizia Minardi sugli impegni progettuali inerenti la via Appia, Maria Luisa Marchi tratterà della Via Appia Regina Viarum. A Francesco Canestrini, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata, abbiamo affidato le conclusioni di quella che si presenta come una giornata davvero molto interessante.

A parte la via Appia potrebbe sembrare che gli altri siano Beni “minori”, ma forse il problema e la risorsa allo stesso tempo sono proprio questi, è proprio la fittissima rete di questi Beni, negletti e in stato di abbandono, che può costituire una delle vie d’uscita della crisi economica italiana. Ecco, provate ad immaginare che si riesca a dirottare sul recupero di questi Beni parte dei fondi destinati, per esempio, all’arricchimento degli speculatori dell’eolico, che promettono occupazione e ricchezze nei luoghi in cui piazzano  i loro mostri rotanti. In realtà ormai è chiaro che non lasciano dove si abbarbicano né ricchezze né occupazione, ma solo ulteriore scempio e degrado di uno dei Beni Comuni più importante, il nostro Paesaggio. Ecco, ci sarebbe, se decidessimo di recuperare i cosiddetti Beni minori, davvero un grande incremento dell’occupazione. Poi, starebbe sempre a noi, alle nostre capacità, saper valorizzare al meglio quanto recuperato, facendo rete fra i vari Comuni, creando itinerari “lenti”, accompagnando quasi mano nella mano i visitatori, raccontando loro la storia, le tante storie dei luoghi, il collegamento fra i Beni e le antiche strade, gli antichi tratturi, tuffandoli nell’economia rurale, accogliendoli e ristorandoli durante il percorso. Come faceva mio padre, decenni orsono, quando la chiesetta di santa Maria ad Martyres era ancora in piedi, con le scolaresche che, accompagnate dalle suore o dagli insegnanti, si recavano a piedi da Lavello verso i ruderi del vecchio complesso monastico di cui faceva parte la chiesetta: pane, ricotta ancora calda, acqua dai barili appena mandati a riempire dalla fontanella nei pressi del vallone della foresta.

Pensate poi che questi Beni hanno resistito per millenni, i millenni, i secoli cosiddetti bui, in attesa dei nostri giorni, della “civiltà”, che li ha definitivamente abbandonati. E, beni considerati minori, non sono ancora forse le tante, tantissime case coloniche e masserie abbandonate? E non produrrebbe occupazione il recupero a fini anche abitativi dei borghi rurali abbandonati? E non porrebbero forse un freno, sia pur piccolo alla cementificazione prodotta dalla fame di case? E non sarebbe un vivere diverso? E Beni comuni non sono forse le nostre stesse cittadine, le nostre vie, le nostre piazze, i nostri centri storici? E non dovrebbe essere interesse comune mantenerli decorosi e puliti? E non dovrebbe essere ciascuno di noi a tenerli puliti? Tutti voi avete osservato cosa resta dopo un mercato nei nostri paesi: un mare di carte, cartoni, plastica, che quasi sempre, prima dell’arrivo di chi pulisce, il vento ha portato irrimediabilmente nelle strade, nei vicoli, nelle campagne. E poi, certo, diamo lavoro a chi deve pulire. Ma spendiamo anche risorse. E non sarebbe più intelligente non sporcare e investire le risorse destinate a pulire per impegnare quelle persone in altre attività legate ai Beni Comuni? Si, avete ragione, potrebbe sembrare che mischiamo cipolle con patate, ed è proprio così, ma la cesta è unica ed è bene che le cose si miscelino, perché niente può essere esaminato a sé stante. Tutto quello che ci circonda è Bene Comune, e tutti indistintamente siamo chiamati a rispettarlo, a custodirlo, a valorizzarlo, con le (poche) risorse a disposizione, utilizzandole nella maniera più intelligente possibile.

Vitantonio Iacoviello – Presidente sezione Vulture Alto Bradano di Italia Nostra