Giovedì 23 aprile dalle ore 17,30 presso la Sottostazione Elettrica del Porto Vecchio di Trieste viene presentato il catalogo della mostra “Architettura del Novecento a Gemona e nella Pedemontana friulana” (Forum editore).
L’evento si inserisce nell’ambito della convenzione stipulata tra il Comune di Trieste e l’Associazione Italia Nostra, per lo svolgimento di attività di volontariato per la valorizzazione del Porto Vecchio di Trieste e del relativo patrimonio culturale. L’incontro è promosso da Italia Nostra Sezione di Trieste, In/Arch Triveneto e l’Ordine degli Architetti di Trieste in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia.
Il programma
Saluti istituzionali di Antonella Caroli (Presidente di Italia Nostra Sezione di Trieste e Consigliere Nazionale), Lucia Krasovec-Lucas (Presidente In/Arch Triveneto), Graziella Bloccari (Presidente dell’Ordine Architetti di Trieste). Lucia Krasovec-Lucas dialogherà con Diana Barillari e Pietro Valle curatori del catalogo. La partecipazione all’evento prevede l’attribuzione di 2 CFP per gli architetti (Iscrizioni su Portale Servizi –codice corso ARTS483). Per promuovere la conoscenza dell’architettura del Novecento a Gemona e nel territorio della Pedemontana friulana (Osoppo, Buja, Artegna, Majano, Montenars, Venzone), la pubblicazione fa parte di un progetto più ampio che, su iniziativa del Comune di Gemona del Friuli e di Fantoni spa, comprende anche una mostra e l’apposizione di targhe informative su edifici significativi.
L’obiettivo
Obiettivo di questo intreccio, attuato con diversi mezzi espressivi, è promuovere la conoscenza dell’architettura del XX secolo nel contesto territoriale della zona pedemontana del Friuli incardinata su Gemona e nel periodo storico del “secolo breve”, quel Novecento così ricco di cambiamenti che ha segnato indissolubilmente il territorio, sia prima che dopo il 1976. Il libro offre schede degli edifici tipo (trenta in totale) intervallate da testi storico-critici: il primo Novecento, l’architettura per l’industria, la fortuna critica della ricostruzione post-terremoto, gli interventi nella città e nel territorio, la costruzione di nuove chiese. In questa area di ‘confine mobile’, le molteplici vicende storiche che si sono succedute nel secolo scorso – l’italianizzazione da parte dello Stato unitario, la prima guerra mondiale, la riorganizzazione amministrativa del Ventennio fascista, la seconda guerra mondiale, la rinascita con il boom economico nell’Italia repubblicana e la tragedia del terremoto – hanno lasciato tracce significative dal punto di vista insediativo e architettonico.
La storia
La storia di questi edifici si interseca con le vicende dell’architettura sorta dopo il terremoto del 1976, che presenta elementi di innovazione e qualità rimasti sostanzialmente marginali nella storiografia e nella critica di settore italiana. A cinquant’anni dal terremoto una riflessione sull’architettura ricostruita riveste un significato importante, considerando i protagonisti e gli edifici che sono stati realizzati. Sono pochi gli esempi che vengono citati nelle guide all’architettura del XX secolo, tra tutti Palazzo Fantoni (Carlo Scarpa, Luciano Gemin), che è stato scelto come luogo per l’esposizione. Un’altra tipologia che è stata individuata dalle riviste nazionali è quella degli edifici scolastici realizzati con i fondi del Governo americano, che nel nostro caso sono ubicati a Osoppo e Gemona, progettati da due importanti architetti italiani, rispettivamente Giancarlo De Carlo e Marco Zanuso. Tema di grande interesse, inoltre, quello degli edifici industriali, la Fantoni a Osoppo di Gino Valle, gli uffici Snaidero a Majano di Angelo Mangiarotti e la Manifattura a Gemona di Emilio Mattioni, architetture che sono la concreta metafora della gerarchia di priorità individuate nel processo della ricostruzione: fabbriche, case e chiese.
La progettazione dell’isolato urbano
Emerge anche, dal lavoro di ricerca effettuato presso archivi pubblici e privati in regione in Italia e all’estero, che un altro tema importante è stato quello della progettazione dell’isolato urbano, aspetto che ha caratterizzato in particolare il centro storico di Gemona (Isolato Liruti e l’ex Albergo Nazionale). La scoperta di documentazione inerente edifici della prima metà del XX secolo distrutti dal terremoto, che è riemersa dagli archivi, ha offerto la possibilità di ricomporre un quadro della città e del territorio del Novecento, che vede protagonisti Girolamo e Raimondo D’Aronco, Ruggero e Arduino Berlam, Gino Peressutti, Giuseppe Barazzutti, Ermes Midena, Marcello D’Olivo, Alfredo Carnelutti e dopo il 1976 Luciano Semerani e Gigetta Tamaro, Pierluigi Grandinetti, Augusto Romano Burelli e Sonia Gennaro, Roberto Pirzio Biroli, Domenico Bortolotti, Alberto Antonelli. Per ulteriori informazioni: [email protected]





