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Acqua azzurra, acqua cara?

25 Gennaio 2021

Finora all’acqua sono state dedicate canzoni, poesie e brani sinfonici ma nel XXI secolo la musica è destinata a cambiare.

Il 7 dicembre scorso CME Group ha fatto debuttare l’oro blu della California sulla piattaforma Globex. Come base verrà utilizzato il Nasdaq Veles California Water Index. L’indice registra le variazioni del prezzo dell’acqua in cinque grandi regioni dello Stato americano. In California il mercato dell’acqua vale 1,1 miliardi di dollari, dove a causa degli incendi la risorsa sta diventando rara.

Una visione puramente “economica” vedrebbe i vantaggi di una tale operazione: in una regione arida come la California monitorare il prezzo dell’acqua permetterebbe di avere un riverbero positivo sulle produzioni agricole. E in Europa? Quale sarà il futuro dell’oro blu? Ne parliamo con Fabio Borlenghi, segretario di Altura  e socio di Italia Nostra, autore di un articolo sul tema che è stato massicciamente condiviso su internet.

D. Anzitutto le chiedo un giudizio circa l’operazione intentata in California. Un giudizio etico e sinceramente pratico: converrà all’agricoltore californiano avere a che fare con il mercato dei “waterfutures”?

FB Sono convinto che non gli converrà. L’agricoltura rappresenta una delle poche attività dell’uomo rimaste ancorate all’economia reale, dove il rischio dipende principalmente da variabili correlate con madre natura, come situazioni estreme metereologiche se non climatiche. In quest’ottica il fabbisogno d’acqua per usi agricoli dev’essere assicurato al contadino dalla governance pubblica. In assenza di un ombrello statale chi proteggerà il contadino dai rischi della speculazione?

D. Noi in Europa abbiamo già un’altra concezione filosofica rispetto ai beni comuni; quali potranno essere i problemi da affrontare nel vecchio continente qualora le intenzioni di altri operatori simili a CME si tramutino in iniziative vere e concrete?

FB I problemi sarebbero gli stessi. Non ci dimentichiamo che viviamo in un mondo globalizzato e, seppure sia in atto una riflessione a livello mondiale sui contraccolpi negativi che la globalizzazione ha prodotto nel mondo a partire da quando, nel 1995, con la nascita del WTO (World Trade Organization) sono cadute quasi tutte le barriere commerciali fra nazioni e continenti, quello che oggi nasce negli USA domani ce lo potremmo trovare in Europa.

D. Quali azioni possiamo intraprendere ora, per muoverci in anticipo? Solo la politica, quella “alta” che sembra svanita nel nulla…, può mettere al riparo un bene essenziale come l’acqua dalle grinfie della finanza e questo può avvenire solo con una nuova legge quadro che tagli definitivamente i ponti con qualsiasi mira privatistica nella gestione dell’acqua. In Italia abbiamo vinto un referendum per l’acqua pubblica. Lei pensa che un pronunciamento popolare, purtroppo rimasto disatteso al momento, possa essere di monito contro intraprese di privatizzazione?

FB Tutto dipende da come è formulato il pronunciamento popolare. Quello che gli italiani vollero abolire col referendum del 2011 uscì dalla porta per poi rientrare dalla finestra e questo perché, inevitabilmente, laddove c’è capitale privato automaticamente c’è anche il profitto, che per i cittadini vuol dire tariffa appesantita dai dividendi azionari.

D. Agire locale e pensare globale. Rimanendo in Italia, abbiamo assistito alle controversie nate in alcune zone della penisola per effetto di operazioni di “semiprivatizzazione” della risorsa idrica. Pensa che questo sia stato un utile campanello d’allarme?

FB Certamente. E’ indispensabile un reset legislativo dell’intera materia con l’obbiettivo di minimizzare l’impiego di capitale privato nell’intera materia. Insomma la tariffa che paga il cittadino deve coprire i costi di gestione, un giusto margine di guadagno per il gestore privato e niente più. L’acqua è di tutti e non deve essere oggetto di speculazione né tanto meno di disservizi avvenuti in assenza di controllo pubblico.

 

per info:

https://it.businessinsider.com/lacqua-diventa-commodity-in-california-i-primi-water-futures-i-pro-e-i-contro/

 

 

 

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