Italia Nostra

Disciplina materia edilizia: in Commissione Ambiente alla Camera, audizione di Italia Nostra

16 Dicembre 2025
disciplina materia edilizia

Disciplina materia edilizia: in Commissione Ambiente alla Camera, audizione di Italia Nostra. Si è svolta in data 9 dicembre 2025 l’audizione dell’associazione nell’ambito dei lavori della commissione VIII relativamente ai progetti di legge delega in materia edilizia. A portare la voce di Italia Nostra, Carlo De Giacomo, consigliere delegato del gruppo tematico rigenerazione urbana e consigliere nazionale, e Paolo Salonia, membro dei gruppi tematici rigenerazione urbana e UNESCO, consigliere Italia Nostra Roma e consigliere ICOMOS Italia. A corollario degli interventi, una relazione specifica è stata inviata all’attenzione del Presidente e dei componenti della commissione. 

L’audizione di Carlo De Giacomo

“Pur condividendo la necessità e l’urgenza di un riordine della materia urbanistica e pianificatoria, soprattutto in considerazione delle finalità in premessa – ha sottolineato De Giacomo introducendo l’argomento – si ritiene altrettanto necessario e urgente favorire in questa fase una maggiore partecipazione nel processo di coinvolgimento diretto e consapevole delle comunità e degli altri attori che hanno un interesse per il suo futuro, professionisti, stakeholder e associazioni. Si ritiene altrettanto necessario che la definizione della proposta di legge non prescinda da un recepimento delle direttive europee in materia soprattutto di tema di paesaggio. Le politiche ambientali nazionali e internazionali e soprattutto la Convenzione europea del paesaggio, riconoscono sempre più l’importanza strategica degli spazi urbani e periurbani, capaci di generare lavoro, attrarre investimenti e aumentare la qualità della vita dei cittadini europei. Nella convenzione viene messo in risalto il ruolo del paesaggio come fattore sociale, economico, culturale ed ecologico, nella misura in cui esso contribuisce tanto al benessere delle popolazioni che allo sviluppo economico sostenibile. Il paesaggio, in particolare, è visto come una delle risorse collettive per eccellenza, dato che è evidente l’inesistenza di legami di proprietà tra l’osservatore e ciò che viene osservato. In considerazione poi del cogente tema della rigenerazione urbana, argomento che sappiamo assumere molteplici traduzioni nel settore dell’urbanistica e della pianificazione e della stessa economia legata alle trasformazioni edilizie, riteniamo debba essere declinato e analizzato il rapporto che esso genera con la tutela dei beni culturali e del paesaggio, dei suoi meccanismi procedurali e nella sua prassi operativa”.

La rigenerazione urbana

“Allo stato attuale delle cose, agitando quasi sempre strumentalmente termini logorati e generici come sostenibilità e semplificazione – ha proseguito De Giacomo – viene promossa una rigenerazione che non tiene in alcun conto i significati ai valori del patrimonio culturale, storico e del paesaggio e pertanto si rende urgente un’inversione di tendenza necessaria ad attivare percorsi di conoscenza e di analisi critica che rimettano al centro di riequilibrio del rapporto uomo, cultura, territorio, ambiente. La rigenerazione potrebbe così configurarsi come processo di riconoscimento dell’identità del luogo, quindi della sua affermazione e su questo progettare in continuità la sua evoluzione o il suo stesso generarsi laddove assente”.

Le zone ex-industriali delle città

“Una razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente deve sottendere a promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate senza interventi puntuali nel tessuto edilizio con interventi in deroga. L’esempio più evidente di queste aree industriali è quello delle aree industriali dismesse che non sono solamente abbandonate in progressivo degrado ma non sono più utilizzabili nella loro funzione originaria”.

Sulla città storica

“L’assimilazione poi della città storica alle altre zone urbane sarebbe un arretramento sul piano culturale e giuridico regressivo rispetto alle pratiche di buona pianificazione. Non si può essere contrari alla demolizione e ricostruzione, ma nella convinzione che questa estrema procedura di intervento e delizio, soprattutto sul tessuto storicizzato e consolidato, debba essere efficacemente adottata mediante gli strumenti propri, così come previsto dalla disciplina urbanistica e lo lo strumento continua ad essere il piano di recupero”.

Le periferie

“Anche le periferie vanno sottoposte a piani di recupero chiari, efficaci. in grado di consentire l’avvio di positivi processi di riqualificazione senza consumare altro suolo e tecnologicamente avanzato. In buona sostanza, ogni aumento di volumetria deve essere deciso da piani di recupero o da piani particolareggiati e l’aumento della superficie urbanizzata non si può consentire se non dimostrato da nuove esigenze urbane all’interno del territorio trasformato, assicurando le dotazioni minime degli standard ed escludendone la monetizzazione. (…) Una diversa prospettiva è dunque necessaria per addivenire a una centralità delle periferie proponendo un ripensamento dello spazio, una ristrutturazione dei tessuti e una modifica dei paesaggi”.

 

L’audizione di Paolo Salonia

“Le due proposte di legge in discussione rappresentano sicuramente un segnale nella direzione della riorganizzazione dell’intera materia urbanistica, edilizia e delle costruzioni – ha evidenziato Salonia – Però come Italia Nostra ci domandiamo se è questa la strada giusta. Intendo dire ci sono delle degli scenari intorno a queste due proposte. Intanto la recentissima approvazione del disegno di legge delega Salvini, il cosiddetto codice dell’edilizia. Poi sappiamo che su altri binari, in altri percorsi al Senato troviamo una proposte sulla rigenerazione urbana e su un’altra sulle interpretazioni autentiche. a dire c’è un coacervo di situazioni che, come Italia Nostra, riteniamo, sia necessario, vengano definite ambiti per unificare la trattazione di questi argomenti tra loro fortemente interagenti, altrimenti altrimenti non si riesce a dare veramente quell’alt quello stop alla sovrapposizione di normative che sappiamo perfettamente moltiplicano sostanziale confusione, continuo consumo di suolo e alterazione di paesaggi storici dell’esistente in generale”.

 

La legge delega

“La prima questione che Italia Nostra vuole assolutamente evidenziare riguarda e le non soltanto riferito alle due legge delega, questo ricorso a uno strumento allo strumento della prescelto della legge delega e riteniamo infatti che materie così sostanziali per lo sviluppo del paese e il complessivo assetto del territorio e delle città come luoghi nei quali far crescere una società inclus uttiva accogliente, equa e solidale devono essere affidati al confronto garantito unicamente da un approccio di percorso ordinario con un dibattito nelle sedi parlamentari al fine di promuovere una specifica legge parlamentare e non di iniziativa governativa. Entrando nel merito vogliamo sottolineare che la disciplina urbanistica e la disciplina edilizia ci appaiono sostanzialmente troppo sovrapposte nelle proposte in discussione. si raccomanda di mantenere netta la distinzione tra le due discipline”.

L’urbanistica sovraordinata all’edilizia

“Vanno assunte regole certe e distinte in modo che la prima, l’urbanistica, il governo del territorio, sia sempre sovraordinata alla seconda che alla pianificazione deve armonizzare la sua azione. Quindi andremo consiglieremo di una maggiore cautela su provvedimenti di silenzio a senso e di interpretazioni autentiche. Inoltre noi esprimiamo un contrasto al sostanziale affidamento alle norme in materia edilizia del compito di supplenza nei confronti di questioni propriamente urbanistiche ancora in attesa di un’adeguata provvedimento legislativo unitario. Ci riferiamo al Salva Milano, con il quale si sovrappone la ristrutturazione edilizia e la rigenerazione urbana con la scia che potrebbe pericolosamente diventare un pass partout per modificare gli assetti urbani bypassando gli obblighi pianificatori. La questione è centrale se veramente la rigenerazione urbana diviene l’unica strada praticabile per intraprendere un percorso autentico di consumo di suolo a saldo zero”.

 

Principi troppo generici

“Dal momento che si parla di legge delega, criteri e principi devono essere maggiormente irrobustiti e chiariti, ci appaiono troppo vaghi e ancora troppo generici, in particolare su una serie di voci, sugli standard stabiliti del decreto ministeriale , su una chiarezza univoca nella definizione dei diritti edificatori, sulla chiarezza univoca delle categorie di intervento e dei conseguenti titoli abilitativi e molti altri argomenti che, dato il tempo ridotto a disposizione non saranno possibile adesso trattare, ma vanno andrebbero comunque elencati, ma saranno oggetto della relazione che invieremo. Concludendo, l’Italia Nostra ha sempre difeso il primato dell’urbanistica, della pianificazione paesaggistica, la conservazione della città storica e la corretta gestione delle trasformazioni dell’uso del territorio. L’associazione ribadisce il suo ruolo di interlocutore e offre la sua piena disponibilità al confronto al dibattito proattivo al fine di concorrere al migliore definizione unitaria delle norme che sono attualmente in discussione”.