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Data: 27 Aprile 2021

Un museo del Liberty nell’area di villa Deliella?

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del ‘900 Palermo era interessata da un grande fermento culturale sull’architettura nuova, intesa come armonica sintesi degli elementi più rappresentativi dell’autonomia dell’arte in Sicilia, ma anche come fusione delle arti maggiori. Figura emergente della nuova vena artistica ed architettonica è stato Ernesto Basile (1857-1932), interprete delle istanze della classe imprenditrice presente a Palermo, che nelle sue opere riuscì ad assemblare le eterogenee esperienze di un secolo di sperimentazioni e a cogliere dai contemporanei filoni dell’“arte nuova” europea quelle indicazioni che meglio si confacevano all’ambito geografico, storico e sociale della Sicilia di allora.

L’idea dell’istituzione a Palermo di un Museo del Liberty risale a qualche decennio fa, come pure la mai sopita polemica su villa Deliella, progettata da Ernesto Basile nel 1905 in un luogo cruciale della città, lungo via della Libertà, l’elegante passeggiata ottocentesca verso il Giardino Inglese.

La demolizione della villa, nel novembre del 1959, fu eseguita nel giro di pochissimi giorni e fu raccontata quasi in diretta dal Giornale di Sicilia e dal giornale L’Ora. La sua scomparsa è divenuta il simbolo del “sacco di Palermo”. Il consiglio comunale si era affrettato ad approvare il piano di demolizione della villa prima della scadenza, 31 dicembre di quell’anno, dei cinquant’anni previsti dalla legge di tutela del patrimonio artistico per sottoporre a vincolo gli immobili. La licenza di demolizione fu rilasciata dall’assessore comunale ai LL.PP. Vito Ciancimino. Ne resta oggi un’area libera, corrispondente alla parte occidentale del giardino dove si trovava fino a qualche anno fa un parcheggio, e due piloni della recinzione.

La demolizione di villa Deliella è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno distruttivo che ha spazzato via in pochissimi decenni il patrimonio liberty di Palermo, fatto di ville e palazzi realizzati su progetto di illustri architetti, come Ernesto Basile, Ernesto Armò, Giovanni Tamburello, Salvatore Caronia Roberti, per citarne solo alcuni.

Molte di queste costruzioni rimanevano fuori dalle leggi di tutela allora in vigore; per altre é mancata quella considerazione culturale e quella sensibilità al mantenimento che oggi impongono e giustificano il recupero.

La notizia della demolizione di villa Deliella fu data, con lettera sul Giornale di Sicilia, da Guido Di Stefano, primo Presidente della sezione palermitana di Italia Nostra. Nella prima versione del PRG del 1956 Villa Deliella era prevista monumento da mantenere e verde pubblico, ma per le continue variazione a quel piano, che è stato approvato 1962, fu sostituita con verde privato. Alla denuncia del prof. Di Stefano fece eco Bruno Zevi in un vivace articolo comparso su L’Espresso il 3 gennaio 1960, in cui definì la demolizione un atto di banditismo di nuovo tipo, che causò le dimissioni dei professori, coordinati da Edoardo Caracciolo, impegnati nella redazione del PRG.

Da allora la vicenda di villa Deliella è rimasta un esempio emblematico dei delitti perpetrati al nostro patrimonio artistico ed edilizio.

A più riprese, si riaccende il dibattito, a volte solo accademico, sulla necessità di istituire un museo del Liberty a Palermo. Sono state organizzate diverse mostre e convegni: nel 1973 le Giornate di studio su Liberty a Palermo alla Civica Galleria d’arte Moderna, nel 1981 la mostra Ernesto Basile architetto, al Teatro Massimo, in collaborazione con la Biennale di Venezia,

Il 30 novembre del 2009 presso la sede del Rettorato dell’Università di Palermo, la Fondazione Salvare Palermo organizzava il convegno “Palermo, alle radici del disastro urbanistico. Cinquant’anni dalla demolizione di Villa Deliella”, accompagnato da una Mostra fotografica “Alle origini della città odierna” (coordinamento A. Chirco).

Malgrado le iniziative di tipo culturale, le mostre dei disegni e dei progetto del Basile conservate nella Dotazione Basile-Ducrot svoltesi nel 2013 e 2014, nulla si è fatto fino alla provocatoria proposta dei due giovani architetti nel 2015 di “ricostruire” villa Deliella, sulla base dei disegni di progetto ancora esistenti.

Nella proposta, la villa “ricostruita” sarebbe dovuta diventare il nuovo Museo del Liberty. L’idea di una ricostruzione falso-storico è stata ovviamente osteggiata da Italia Nostra e la mancanza di disegni progettuali completi, nonché il fatto che il terreno su cui sorgeva la villa era e resta privato, ha fatto decadere l’idea, ma il dibattito ha continuato a rimanere in piedi. Nel novembre del 2019, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo organizzava un Workshop “Memoria e futuro. 1959-2019 Villa Deliella un museo del liberty a Palermo” per predisporre un concorso di progettazione di un museo liberty, nel sito lasciato vuoto da villa Deliella. Ne è seguita una Tavola Rotonda a cui sono state invitate le associazioni culturali cittadine, compresa Italia Nostra, e da cui emergeva la richiesta che almeno si costruisse un edificio dichiaratamente “moderno”. La soluzione non solo risultava carente di motivazioni, ma non ha avuto seguito.

Nei giorni scorsi l’annuncio dell’assessore ai beni culturali e all’identità siciliana, Alberto Samonà, di costituire un Polo Museale dedicato al Liberty ha rinfocolato il dibattito cittadino sui social. Giunge notizia che la Giunta regionale abbia approvato la proposta dell’assessore Samonà di un vero e proprio Itinerario dell’Art Nouveau che dovrebbe comprendere, oltre all’area in cui sorgeva Villa Deliella a Piazza Crispi, altri tre immobili proprietà della Regione Sicilia: il Villino Ida, progettato nel 1903 dall’architetto Ernesto Basile come sua residenza privata ed utilizzato come uffici della Soprintendenza regionale, che dovrebbe essere dedicato alla memoria dello stesso Basile; il Villino Favaloro, progettato dal padre Giovan Battista Filippo Basile e completato dal figlio Ernesto, che sarà la sede del Museo regionale della fotografia, e il Villino Florio, realizzato nel 1906 su progetto di Ernesto Basile per la famiglia di imprenditori Florio, oggetto di un incendio doloso nel 1962 che ne aveva distrutto gli interni, recuperato con un meticoloso restauro, che sarà destinato ad ospitare esposizioni temporanee oltre ad altre testimonianze dell’architettura Liberty.

Al momento il dibattito  è accesissimo. I sottoscrittori di una petizione vorrebbero ridiscutere con l’assessore Samonà l’ulteriore consumo di suolo e cemento che deriverebbe dalla costruzione di un nuovo fabbricato nell’area della scomparsa villa Deliella e suggeriscono, invece, di utilizzare un altro immobile, il palazzetto Florio in via Libertà, anch’esso di proprietà della Regione Sicilia e rimasto vuoto da decenni.

Seguiranno ancora discussioni e valutazioni. Il dibattito è ancora apertissimo…

Adriana Chirco

Italia Nostra Palermo

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