Pubblichiamo l’intervista all’on.le Anna Laura Orrico, Sottosegretario di Stato – Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, rilasciata a Flavia Corsano per il Bollettino di Italia Nostra n. 509 “L’Italia riparte dai borghi” (vai al numero su https://www.italianostra.org/Italia-Nostra-509.pdf)
Quali misure a favore dei borghi sono state inserite nelle future scelte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e come si declineranno concretamente nelle sei missioni previste (digitalizzazione, innovazione, etc.)?
Il PNRR agisce sui borghi secondo due direttrici: una prima cross-settoriale e mainstreaming, che riguarda diverse politiche pubbliche che implicitamente coinvolgeranno anche borghi e aree interne, e una seconda, più specifica, che riguarda essenzialmente proprio i borghi, per i quali sono previsti interventi mirati di rilancio centrati sulla sostenibilità e sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Mi riferisco alla parte in cui il PNRR parla di prendersi cura della “bellezza” dell’Italia, quel capillare intreccio di storia, arte, cultura e paesaggio che costituisce il tessuto connettivo del Paese. Il piano destina poi molte risorse alla tutela del paesaggio e degli ecosistemi, un importantissimo valore costituzionale. Tutela del paesaggio significa prendersi cura del territorio, dei centri storici. Questo tipo di interventi ovviamente riguarda anche le politiche green di lotta al cambiamento climatico e al dissesto idrogeologico. Sul fronte inclusione territoriale, riflettori sugli investimenti di riqualificazione urbana, anche in ottica smart, e sull’attuazione del Piano Sud 2030 e della Strategia Nazionale delle Aree Interne. Infine, ci sono le politiche cross-settoriali che non potranno non avere un impatto sui borghi. Penso alla creazione di infrastrutture fisiche e digitali, lavoro, parità di genere, ecc. Quando parliamo di investimenti pubblici, dobbiamo pensare all’impatto che questi possono avere soprattutto su quell’Italia cosiddetta minore che in questi anni ha patito più delle aree centrali e metropolitane l’assenza di adeguate politiche industriali. Il Recovery Fund, infatti, rappresenta il ritorno a una grande politica di investimento pubblico di stampo keynesiano, dopo anni di austerità.
L’Italia collabora attivamente a livello europeo nell’elaborazione di strategie per contrastare l’abbandono dei borghi?
L’Italia è stata promotrice di politiche di convergenza in sede europea, basti ricordare i Patti territoriali e la strategia nazionale delle aree interne, diventati punti di riferimento anche a livello europeo. Pure il tema della difesa dei centri storici e del paesaggio ha visto l’Italia protagonista, siamo stati noi a porlo autorevolmente al mondo con la Carta di Gubbio del ’60, cui sono seguite la Carta di Venezia del ’64 e la Carta di Bruxelles del ’76. Nel settore della cultura, nella tutela del patrimonio culturale, siamo sempre in prima fila, con idee e proposte recepite in tutto il mondo, ricordo ad esempio l’istituzione dei Caschi blu della Cultura.
Dopo i due ultimi Bandi del MiBACT dedicati ai borghi, e dopo l’anno dei Borghi e dei Cammini, quali saranno nel prossimo futuro le politiche del Ministero per lo sviluppo delle aree interne?
Saranno politiche centrate sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulla formazione, sul protagonismo delle comunità locali, su logiche di rete. Politiche finalizzate a contrastare lo spopolamento delle aree interne e anzi ad avviare processi virtuosi di ripopolamento. Borghi in Festival, un bando che io ho fortemente voluto e in cui credo molto, guarda al lungo termine: finanziamo progetti di rigenerazione culturale, turistica ed economico-sociale dei piccoli borghi per renderli non solo luoghi da visitare ma soprattutto luoghi in cui vivere, sperimentare, fare impresa culturale, creare lavoro, attivare modelli di economia innovativi, equilibrati, sostenibili. Vogliamo che le comunità si prendano cura dei loro territori e che lo facciano promuovendone il valore storico e identitario, valorizzandone il patrimonio culturale materiale e immateriale. Vogliamo poi fare una mappatura delle buone pratiche che emergeranno, in modo che modelli di successo sperimentati in qualche borgo possano essere riproposti altrove. La pandemia ha innescato dinamiche nuove, favorendo la riscoperta dei borghi, si tratta di trasformare la crisi in opportunità. Lavoro agile e South Working sono due fenomeni, esplosi proprio con la pandemia, sui quali è opportuno investire, con il potenziamento delle infrastrutture fisiche e digitali. Riguardo alle aree interne, voglio ricordare anche i 210 milioni recentemente stanziati dal governo per il triennio 2020-2022 a sostegno delle attività economiche, artigianali e commerciali dei territori. Potranno beneficiarne oltre 3000 Comuni, per un totale di oltre 4 milioni di abitanti coinvolti. Si tratta di risorse destinate a sostenere le imprese artigianali e del commercio che svolgono servizi di utilità pubblica e di prossimità, di cui si riconosce l’importantissimo ruolo sociale, oltre che economico, svolto.
Sono previste iniziative per riattivare il potenziale di sviluppo e le dinamiche sociali endogene dei borghi? Per esempio, nei piani è previsto il potenziamento (con risorse economiche ma anche umane) dei musei, dei siti archeologici e in generale del patrimonio culturale cosiddetto minore?
Assolutamente sì, da parte mia c’è la massima attenzione verso questi temi. Recentemente ha avuto il via libera degli organi di controllo il decreto ministeriale che prevede il riparto del fondo da 2 milioni di euro per il funzionamento dei piccoli musei istituito con la legge di bilancio 2020. Un fondo importante, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle per sostenere e tutelare tutte quelle piccole realtà museali, situate ovunque nel Paese, che operano come fondamentali presidi culturali. Un fondo che proveremo a incrementare. Con la Direzione Generale Musei stiamo lavorando poi su altri progetti, per potenziare le risorse umane destinate ai musei. Io ritengo che non esista un patrimonio culturale minore, esistono il grande e il piccolo attrattore, si tratta di creare un meccanismo virtuoso in cui l’uno aiuti l’altro in una dinamica di interesse reciproco.
Il Covid ha avuto un impatto significativo per invertire lo spopolamento o il fenomeno dello smart working nei luoghi aviti o nei borghi è destinato ad avere vita breve?
Io sono convinta che il 2020 sia stato un anno di svolta e che non si tornerà indietro. La pandemia ha imposto una drastica accelerazione a processi che stentavano a decollare: non solo i lavoratori ma anche le aziende hanno scoperto che il concetto di ufficio come luogo fisico di lavoro non è più un totem. Saranno necessari aggiustamenti e ci vorrà sicuramente del tempo, ma lo smart working resterà una modalità di lavoro diffusa, che favorirà il decongestionamento delle grandi città a vantaggio ovviamente dei piccoli centri.
Viste le ingenti risorse previste nei vari piani europei per la transizione energetica, esiste il concreto rischio che grossi impianti eolici e fotovoltaici a terra di tipo industriale possano stravolgere il paesaggio e compromettere ogni futuro sviluppo sociale delle aree interne?
Quando ci ritroviamo intere valli del Sud coperte da pale eoliche e poi leggiamo dell’inchiesta della magistratura che ci rivela che c’è la criminalità dietro, è ovvio che dobbiamo stare attenti. Il Mibact si occupa di fissare criteri precisi. Sì alla transizione ecologica, ma consapevoli che impianti eolici e fotovoltaici a terra di tipo industriale possano stravolgere il paesaggio. Fortunatamente, l’articolo 9 della Costituzione è chiarissimo.
Ritiene che per le aree interne si debba favorire l’autoproduzione energetica diffusa, senza puntare su grossi impianti industriali?
Assolutamente sì e non solo per le aree interne, fermo restando le prescrizioni di tutela paesaggistica.
Italia Nostra ha presentato un suo documento sui borghi in cui propone ambiziosamente di mitigare le note devastazioni urbane e paesaggistiche avvenute dal boom economico, favorendo l’eliminazione di alterazioni e brutture su edifici storici quali volumi o terrazzi aggiunti, intonaci e rivestimenti incongrui, inserti in cemento, alluminio, etc. Ritiene che questo programma possa finalmente essere realizzato?
Sono d’accordo, si deve intervenire, cemento e alluminio su edifici storici è quasi sempre un abuso sanato. Bisogna incentivare la rimozione degli orrori che sono stati permessi, diciamo la verità, spesso con la complicità dell’ente locale e della mala politica. E bisogna eliminare quelle brutture che spesso deturpano le nostre città, i nostri centri storici. In questa direzione si sono mossi anche il Ministero e il governo, con il cosiddetto bonus facciate, l’agevolazione per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale. Una misura che vuole favorire proprio il recupero del decoro e della bellezza nelle aree urbane, nelle periferie e nei piccoli centri.
Italia Nostra ritiene che alcune soluzioni prospettate con l’Eco-Bonus e il Sisma Bonus possano avere scarso impatto nei borghi. Si ritiene che il problema della messa in sicurezza sismica e dell’efficientamento energetico per queste tipologie abitative andasse affrontato in modo integrato, per compendi architettonici e strutturali organici. È d’accordo?
L’Eco-Bonus e il Sisma Bonus sono sicuramente importanti. Ciò non toglie che si possa fare di più e meglio per i borghi. La cosa significativa è che c’è da parte mia e del governo piena disponibilità a perfezionare logiche e strumenti.






