Nazionale

08-05-2020

IL PATRIMONIO DIMENTICATO. ARTE e FEDE – Sul patrimonio delle Chiese storiche della Sicilia

L’impegno di Italia  Nostra a tutela del patrimonio culturale si traduce anche nella sua conoscenza e divulgazione. Il territorio nazionale è tutto una trama di insediamenti grandi e piccoli, molti di questi millenari, dove la Storia ha lasciato i suoi segni e l’Uomo ha dato il meglio di sé nelle più svariate forme di una vastissima produzione artistica. Ed è proprio la vastità a renderne problematico lo studio e la divulgazione. Per cui, esistono ancora produzioni artistiche poco conosciute che si offrono all’attenzione di studiosi e cultori d’Arte.

In tutte le civiltà l’Arte ha sempre celebrato il “Soprannaturale” in ogni sua declinazione. Con l’avvento del Cristianesimo il connubio tra Arte e Fede, specie in Italia, ha dato l’avvio ad una sterminata produzione artistica in forma di affreschi, dipinti, sculture, reliquiari preziosi, arredi e paramenti sacri di alta manifattura, oggetti liturgici di squisita fattura. Ed anche apparati rituali  sommamente impegnativi per  dimensioni ed esecuzione come i “Teli Quaresimali” o “Tele della Passione“, una produzione artistica di antica origine, poco conosciuta ma importante per il tema trattato, la Passione di Cristo, e per la qualità pittorica che è riuscita ad esprimere.

Al riguardo, mi sembra utile prendere in prestito la significativa affermazione di uno Storico dell’Arte del calibro di Tomaso Montanari: “L’enorme retaggio artistico della Chiesa è un’altissima tradizione di cui bisogna avere piena consapevolezza storica“.

Il “Telo Quaresimale” è una robusta e grande tela, di canapa o di lino,  dipinta con scene della Passione di Cristo, in genere nelle gradazioni più o meno sfumate dal bianco al blu scuro  (viene chiamato anche “Tela Blu“),  dal bianco al grigio al nero, dal beige al marrone, che nel tempo di Quaresima viene lasciata scendere dall’Arco trionfale fino al pavimento precludendo ai fedeli la vista del  Presbiterio. La Chiesa si vela in segno di lutto per la morte di Cristo. L’origine del “Telo” sembra potersi ricollegare ad usi  rituali risalenti ai primi secoli del Cristianesimo. Autori del tempo descrivono un rito in cui la Croce veniva bagnata e avvolta in una tela che poi veniva poggiata sull’Altare, come una Sindone,  per l’adorazione dei fedeli. A partire dal 1400, l’uso di addobbare le chiese durante la Quaresima con grandi  teli dipinti  si  diffuse in diversi Paesi europei, come documentano i “Teli” conservati in Germania,  in Austria e in Francia.

 

In Sicilia,  pregevoli e grandi “Teli” sono custoditi in chiese storiche e conventi di città e di piccoli Comuni. Un patrimonio sconosciuto ai più, del quale si rischia di perdere il bene e la memoria. Infatti, dopo la sospensione del rito della Caduta del Telo disposta dal Concilio Vaticano II (1962-65), molti Teli vennero relegati in pertinenze poco frequentate; altri  finirono distrutti non essendo più utilizzabili. Alcuni di questi Teli, dimenticati per decenni nei depositi, sono stati rinvenuti di recente suscitando interesse e meraviglia, e sono stati recuperati all’uso a cui erano destinati. Alcuni erano ben conservati; per altri è stato necessario il restauro. Le dimensioni di queste opere pittoriche sono ragguardevoli: l’altezza supera spesso i 10 metri e la larghezza va dai 5 ai 7 metri.

Da segnalare:

– il ritrovamento casuale  del settecentesco Telo di  un piccolo centro madonita:
Montemaggiore Belsito (PA),  custodito in un baùle appositamente approntato, opera del pittore  Filippo Randazzo, quotato artista del  tempo, descritto a seguire;

– il recupero del Telo del Monastero di S. Caterina in Piazza Pretoria (PA) (foto 1), opera di Giovanni Patricolo del 1823, ritrovato perfettamente conservato all’interno di una grande cassa, avvolto in assi di legno  e cosparso di grani di pepe che lo hanno  preservato dagli attacchi di  insetti e di parassiti,  ingegnosa pratica in tempi in cui gli antiparassitari chimici erano ancora da venire;

– il Telo della Chiesa di S. Domenico a Palermo (la II per grandezza di tutta la Sicilia) alto circa 30 metri e largo più di 7  (foto 2).

Nell’Isola l’introduzione della “Velatio del Presbiterio” nel tempo di Quaresima è riconducibile ai Missionari dell’Ordine Teutonico, giunti a Palermo e Messina per volere del Gran Conte Ruggero. ” ‘A calata ‘a Tila ” è il rito con cui, allo scoccare della mezzanotte del Sabato Santo, il Presbiterio si disvela di nuovo ai fedeli a seguito della fragorosa caduta del grande Telo, come a volere rappresentare plasticamente la Resurrezione. Alla “calata“, segue la liturgia della Resurrezione con l’intonazione del “Gloria”, tra l’emozione generale. Si racconta che, in alcuni paesi dell’interno della Sicilia, dalle modalità della “caduta” del Telo venissero tratti gli auspici per il raccolto del grano. Questa componente divinatoria attribuita al rito sacro ne determinò nel tempo la sospensione da parte di alcuni Vescovi, fino a giungere alla decisione del Concilio Vaticano II.

Per la particolarità della rappresentazione, vale la pena descrivere il Telo della Chiesa di S. Agata di Montemaggiore Belsito, piccolo abitato madonita. (foto 3 e 4)
L’opera, che rappresenta la Deposizione dalla Croce, è eseguita su una tela di lino che misura m 15×9. La Croce, ormai senza il Cristo, figura altissima tra uno squarcio di nubi. Ai suoi piedi, in una delicata ed armonica composizione, figurano i personaggi della narrazione evangelica. L’Addolorata tiene in grembo il corpo esanime del Figlio adagiato su un telo; accanto, la Maddalena e la Veronica. A sx ed alle spalle della Madonna, Giuseppe d’Arimatea e Giovanni; sullo sfondo la città di Gerusalemme. A dx, un olivo simbolo di pace e, a terra, rametti sparsi.  In basso: i 3 chiodi distorti, il martello e la corona di spine, simboli del sacrificio della Crocifissione. E ancora, un bacile con un panno per tergere la Salma e un unguentario per cospargerla prima di avvolgerla nel Sudario per la sepoltura.

Personalmente, ho iniziato ad occuparmi dei “Teli” (in dialetto: Tila nel siracusano e Taledda nel ragusano) in occasione di un lavoro di ricognizione del patrimonio culturale in alcuni piccoli Comuni degli Iblei . In questo “tempo sospeso” ho ripreso l’argomento rimettendo insieme vecchi appunti e proseguendo nella ricognizione. Quel che sta venendo fuori  è solo un anticipo di dove può condurre l’indagine su questa particolarissima, storica  produzione artistica. A seguire, una breve carrellata di Teli in area iblea.

La Chiesa di S. Antonio in Buscemi custodisce un grande Telo Quaresimale con una complessa  composizione della  scena della Crocifissione, eseguito  con prevalenza della scala cromatica del blu. (foto 5). La composizione sembra richiamare quella del Telo di Comiso.

La “Tila” della Chiesa Madre di Ferla rappresenta una diversa composizione della scena della Crocifissione, sempre nei toni del blu, opera di inizio Ottocento della Bottega dei  f.lli Vaccaro di Caltagirone. (foto 6)

La Chiesa Madre di Melilli custodisce una “Tila” di m 12 x 6,30, opera di Michelangelo Politi (1850 circa), rinvenuta in un locale del dismesso Educandato Femminile ottocentesco “Collegio di Maria“, attiguo alla Chiesa. (foto 7 e 8). L’opera pittorica si compone di due registri: quello inferiore con simbolismi ed allegorie e quello superiore con la scena della Deposizione; sulla sinistra, l’anfora con l’unguento per il rito della Sepoltura.  La sua esposizione è stata ripristinata una decina di anni fà dopo un accurato restauro. Si racconta di un grave incidente avvenuto molto tempo fà all’atto del riavvolgimento del Telo.  Per eseguire più agevolmente tale operazione il Telo veniva “steso” dalla ringhiera della piazza antistante lungo il muraglione di contenimento della stessa e, successivamente, riavvolto. Nello stenderlo, un bambino che era rimasto intrappolato nelle pieghe all’atto della caduta del Telo, precipitò nel dirupo sottostante e morì per le gravi ferite. Da allora, e per molto tempo, il rito della “Calata a’Tila”  non ebbe più luogo.

La Basilica di Maria SS Annunziata in Comiso custodisce una “Taledda” con una complessa scena della Crocifissione nei toni che vanno dal grigio al blu, con innumerevoli sfumature. L’opera (1862)  del Quintavalle, è di buona fattura ed incentrata su giochi di chiaroscuro. Gesualdo Bufalino, in “Museo d’Ombre,  descrive proprio il rito della caduta della Taledda che disvela di nuovo il simulacro dell’Annunziata e quello del Cristo Risorto. (foto 9, 10 e 11). Nell’attuale versione del rito,  il grande Telo non viene più lasciato cadere ma raccolto sul lato sx per evitare che si danneggi.

Il rito, sempre seguitissimo dalla comunità comisana, mantiene intatto il suo valore e la sua suggestione.

Ad Augusta il rito si svolgeva nella Chiesa Madre e in quella del Carmine. Il Telo della Chiesa Madre, molto grande e pesante, per essere esposto richiedeva la perizia di una squadra di muratori. Dopo la “caduta”, il Telo veniva disteso sulla piazza antistante per essere riavvolto e conservato. (foto 12)

Il Telo della Chiesa del Carmine, di dimensioni meno impegnative, veniva sganciato al momento del “Gloria” e, al termine del  rito, manovrato  dalla Corporazione dei Naviganti, veniva  dispiegato  nell’antistante piazzetta alla devozione dei fedeli che ne toccavano e baciavano i lembi come se fosse una reliquia.
Nel 1928 l’arcivescovo di Siracusa, mons. Giacomo Carabelli, lombardo come il suo predecessore (Mons. Luigi Bignami) e come il suo successore (Mons. Ettore Baranzini), vietò il rito nella Diocesi. Gli augustani, attaccatissimi all “Calata ‘a Tila“,  protestarono vivacemente, ma inutilmente. Nel 2018, a distanza di ben 90 anni, il rito è stato recuperato con una grande partecipazione della cittadinanza.

La Taledda custodita nel Duomo di Ragusa Ibla è un’opera pittorica di grande suggestione, oltre che di ragguardevole superficie, uscita dalla bottega dei F.lli Vaccaro di Caltagirone nel 1842. I Registri riportano un pagamento di 30 onze.
La scena della Crocifissione, con ben 90 personaggi, è rappresentata su una superficie di ben 182 mq. (foto 13). Il focus della composizione verte sulle 3 Croci con ai piedi  una numerosa corona di personaggi che vanno dalla Madre di Gesù ai soldati romani che si giocano le vesti ai dadi.

Ringraziamenti:
per Ferla, il Parroco,  Don Roberto Garro;

per Melilli, la Presidente, prof.ssa Nella Tranchina

per Comiso, l’ing. Giovanni Dierna    

per Augusta, la  Presidente, prof.ssa Jessica Di Venuta;

Conoscere per tutelare.

Invito le Sezioni  eventualmente interessate all’argomento a pubblicare sul sito l’esito delle ricerche realizzate in merito sul territorio, onde potere disegnare una mappa della presenza di tali speciali opere pittoriche  finalizzata alla divulgazione, requisito fondamentale per una migliore tutela. Grazie.

Liliana Gissara – Consigliere Nazionale                           Presidente della  Sez. di SR

 

Foto 1 – Palermo: Telo del Monastero di S. Caterina

 

Foto 2 – Palermo: Telo della Chiesa di S. Domenico

 

Foto 3 –  Montemaggiore Belsito (PA): Telo della Chiesa di S. Agata

Foto 4 – Montemaggiore Belsito (PA): Telo della Chiesa di S. Agata (particolare)

 

 

 

Foto 5 – Buscemi (SR): Telo della Chiesa di S. Antonio

 

Foto 6 – Ferla (SR): Telo della Chiesa Madre

 

Foto 7 – Melilli (SR): Telo della Chiesa Madre

 

Foto 8 – Melilli (SR): Telo della Chiesa Madre

 

Foto 9 – Comiso (RG): Telo della Basilica di Maria SS Annunziata – Versione attuale del rito della “Calata

Foto 10 – Comiso (RG): Telo della Basilica di Maria SS Annunziata – Versione attuale del rito della “Calata

Foto 11 – Comiso (RG): Telo della Basilica di Maria SS Annunziata – Versione attuale del rito della “Calata

 

 

 

 

Pagina tratta da “La Settimana Santa ad Augusta, rito e folclore” di Angelo Patania

 

 

Foto 13 – Ragusa Ibla: Telo del Duomo di S. Giorgio

 

 

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