Lista Rossa

16-09-2019

Badia del Buonsollazzo a Borgo San Lorenzo (FI): segnalazione per la Lista Rossa

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Indirizzo/Località: Via della Tassaia Borgo San Lorenzo – (Firenze)

Tipologia generale: edificio di culto

Tipologia specifica: abbazia

Configurazione strutturale: complesso abaziale con chiesa e chiostro e mostra in facciata un grande stemma mediceo

Epoca di costruzione: sec. XI

Comprende: diverse strutture tra cui la chiesa, la sagrestia il capitolo e un piccolo chiostro

Uso attuale: da molti anni l’intera struttura è abbandonata ed inagibile

Uso storico: fondata per i Benedettini da Gisla, figlia di Rodolfo dei Ricasoli, dopo un periodo di notevole prosperità, l’abbazia subì una decadenza economica fino a che, il vescovo di Firenze, vi introdusse nel 1320 i Cistercensi fino al quando, il Granduca Cosimo III affidò il convento ai monaci Trappisti. Il vecchio monastero venne completamente demolito per dare spazio ai nuovi edifici ricostruiti per le esigenze dei trappisti (1707-1720), fino al 1782 quando il Granduca Pietro Leopoldo vendette tutto al marchese Sigismondo Lotteringhi Della Stufa. Passato ai Camaldolesi per insediare un collegio per la formazione, nel 1990, dopo alcuni anni di sostanziale inutilizzo, passò ad una proprietà privata che la mantengono in uno stato di semi-abbandono.

Condizione giuridica: proprietà privata, vincolata Decreto L. 1089/1939 art. 4 del 05/04/1983

Segnalazione: del 9 settembre 2019 – segnalazione della Presidente Nazionale Mariarita Signorini – presidenza@italianostra.org

Motivazione della scelta: L’attuale costruzione è assai diversa da quella originale, molto più vasta, della quale si notano gli avanzi del recinto. L’antica chiesa sorgeva dove ora è il prato e del primitivo chiostro dei Benedettini restano solo i capitelli e i pilastri incastrati nei muri. Quando la badia passò ai Cistercensi il chiostro fu ricostruito con tre arcate sui tre lati interni e cinque su quello esterno, con colonne e capitelli quattrocenteschi.

La chiesa attuale, frutto delle ristrutturazioni dei primi del Settecento, fu edificata su progetto dell’architetto di corte Giovan Battista Foggini e mostra in facciata un grande stemma mediceo e una lapide dedicatoria. All’interno, sull’altare maggiore si trovano tre statue in stucco realizzate da Giuseppe Braccetti intorno al 1709.

L’abbazia (il cui nome canonico è Sanctus Bartholomoeus de Bono-Solatio, cioè “ben soleggiata”) risulta citata per la prima volta in documenti del 1084, ma secondo la tradizione venne edificata prima del Mille dal marchese Ugo di Toscana nel luogo dove ebbe una visione miracolosa che lo convertì.

Fu probabilmente fondata per i Benedettini da Gisla, figlia di Rodolfo (o Ridolfo) dei Ricasoli e moglie di Azzo di Pagano. Numerose donazioni incrementarono il patrimonio economico, specie negli anni 1106-1122. Documenti dei primi del Duecento attestano che l’abbazia era affidata al monastero di San Godenzo. Dopo un periodo di notevole prosperità, Buonsollazzo subì il disastro causato da un’amministrazione deplorevole, fino a che, rimasti cinque soli monaci, il vescovo di Firenze, Antonio d’Orso, vi introdusse nel 1320 i Cistercensi provenienti da San Salvatore a Settimo, che presero possesso della nuova abbazia il 4 gennaio 1321 sotto la guida dell’abate Bernardo Lamberteschi. I cinque monaci benedettini rimasero nell’abbazia adottando anche loro l’osservanza cistercense divenendo la 701ª filiazione dell’abbazia di Clairvaux. In questo modo l’abazia rifiorì e si riconsolidò.

Nella seconda metà del XV secolo fu ceduta in commenda e subito dopo, nel 1497, entrò a far parte della Congregazione Cistercense di San Bernardo in Italia, inserita nella Provincia Toscana. Durante il Seicento due abati di Buonsollazzo furono anche presidenti generali della Congregazione.

Nel 1705 accettò la riforma dei Trappisti, favorita in tutti i modi dal granduca Cosimo III. Si trattò della prima esperienza trappista in Italia, dalla quale si diramò nel 1717 una colonia di monaci che si insediò nell’abbazia di Casamari. Nulla si conosce della struttura architettonica precedente, poiché Cosimo III fece abbattere l’antica chiesa e monastero e li ricostruì secondo le esigenze dei trappisti tra il 1707-1720. L’introduzione dei trappisti a Buonsollazzo non separò completamente l’abbazia dalla Provincia Toscana.

Il 2 agosto 1782 fu soppressa dal granduca Pietro Leopoldo. Il patrimonio economico ed il monastero furono venduti al marchese Sigismondo Lotteringhi Della Stufa, eccetto la chiesa, la sagrestia, il capitolo, il cimitero, alcune stanze per uso del curato ed un pezzo d’orto.

Nel 1877 i Camaldolesi ne presero possesso e vi insediarono un collegio per la formazione dei propri monaci. Nel 1990, dopo alcuni anni di sostanziale inutilizzo, alienarono la proprietà a privati, che ancora oggi la posseggono, in uno stato di semi-abbandono. (fonti Wikipedia).

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