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13-04-2019

Bellezza come talento: un viaggio multimediale tra i Piccoli Musei dell’Italia

La prof.ssa Pina Cannizzo ospite di IN Melilli: un nuovo modo di concepire l’arte

Il talento dell’Italia è la bellezza, un valore che va ben oltre il solo senso estetico, ma che è parte indissolubile del loro patrimonio identitario. È storia, cultura e territorio: la storia e la cultura di quei territori che, centrali o periferici, custodiscono con cura e attenzione patrimoni artistici dal valore incommensurabile. E gli scrigni che preservano tanta bellezza sono i Piccoli Musei d’Italia.

Da questo assunto è partita la prof.ssa Pina Cannizzo, membro del Consiglio Direttivo di Italia Nostra sez. di Siracusa, per illustrare caratteristiche, originalità e importanza dei Piccoli Musei d’Italia, che rappresentano una grande ricchezza diffusa sul territorio nazionale perché, seppur “piccoli”, sono molto fervidi e produttivi.

Sabato 13 aprile, perciò, nella saletta dell’EcoMuseo “Monti Climiti”, sede di IN Melilli, soci e simpatizzanti hanno viaggiato virtualmente tra Lazio e Sicilia per scoprire i segreti dei cinque piccoli musei scelti dalla relatrice.

Del Museo Hendrik Christian Andersen, a Roma, aperto al pubblico il 19 dicembre 1999, nel cinquantanovesimo anniversario della morte dell’artista, sotto la tutela della Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, si sono potuti apprezzare l’eccezionalità della collezione (oltre duecento sculture di grandi, medie e piccole dimensioni in gesso e bronzo; oltre duecento dipinti; oltre trecento opere grafiche) quasi interamente incentrata attorno all’idea utopica di una grande “Città mondiale”, destinata ad essere la sede internazionale di un perenne laboratorio di idee nel campo delle arti, delle scienze, della filosofia, della religione, della cultura fisica; e l’indubbia originalità dell’edificio sede del Museo, costruito tra il 1922 e il 1925 su progetto dello stesso Andersen nella tipologia della “palazzina con annesso studio di scultura”, vicino al Tevere appena fuori la Porta del Popolo, in quegli anni zona di nuova espansione edilizia per caseggiati e villini. L’insieme decorativo dei prospetti, realizzati in un colto stile neo-rinascimentale arricchito di motivi simbolici e allusivi ai complessi legami affettivi dell’artista (si vedano le teste-ritratto dei familiari sui prospetti di via Mancini e via Pisanelli), rappresenta un unicum nel panorama dell’architettura romana del periodo.

Il Museo Venanzo Crocetti, sempre a Roma, accoglie le opere realizzate dallo scultore in un arco temporale di oltre settant’anni di attività creativa. Vi sono esposte novanta sculture in bronzo e una di marmo, due dipinti su tela e quindici tra disegni e tecniche miste su carta, databili dal 1930 al 1998. Fra le opere, spiccano capolavori come Gazzella ferita e Fanciulla al fiume, entrambe del ’34, Ragazza seduta del ’46, Bozzetto per la porta di San Pietro in Vaticano del ’58, Modella in riposo del ’64, La Maddalena del 1973-76, Modella che riordina i capelli dell’85 e Maternità del ’98. «Tutto il complesso museale è formato dal Museo, dalla sede della Fondazione, dalla Sala Polifunzionale e dallo studio dello Scultore, che in cinquant’anni di vita trascorsi in operosa solitudine vi ha creato tanti suoi capolavori e vi ha costruito, con le sue mani, pietra su pietra, tutti questi edifici…un Museo dalla forte vitalità, caratterizzato dalla intercambiabilità continua delle opere che lo rendono sempre nuovo ed interessante…Girando per le sale ci sembrerà di imbatterci in personaggi dai volti e dai gesti a noi familiari… figure di donne e danzatrici…e leoni possenti e galli pennazzuti…fragili gazzelle e tanti cavalli, mobili, nervosi rampanti…Dalle figure umane erompono i contenuti universali più elevati: la passione e l’amore, la gioia e il dolore, la contemplazione illuminata e l’esaltazione della vita. Nella infinità possibilità di creazione della fantasia dell’artista» così lo descrivere l’on. Antonio Tancredi nella prefazione al “Museo Venanzo Crocetti” della Fondazione Venanzo Crocetti (Il Cigno Edizioni, Roma 2002).

E dalla scultura e dalla pittura, la prof.ssa Cannizzo ha condotto i partecipanti nelle sale romane del Museo Boncompagni Ludovisi, aperto al pubblico nel 1995 con l’intenzione di promuovervi e svilupparvi i settori delle Arti decorative italiane, del Costume e della Moda, per i quali al riconoscimento della rilevanza artistica e storica a Roma era mancato fino ad allora un luogo per la fruizione. Mobili, arredi, abiti, accessori di moda tracciano il percorso della ricerca di decoro e di agio nella società italiana, in particolare del XX secolo. L’unione di genî creativi e di esecutori d’eccellenza nell’uno e nell’altro caso hanno determinato la crescita e il culto del made in Italy. Interessante anche l’edificio che ospita il museo: il Villino Boncompagni – dimora patrizia realizzata nei primissimi anni del Novecento dall’architetto Giovanni Battista Giovenale – si inserisce tra i possedimenti Boncompagni nell’ampia zona che ospitava la prestigiosa Villa Ludovisia, distrutta alla fine dell’Ottocento per dar luogo alla lottizzazione di una parte importante della Roma barocca. L’edificio si presenta come una dimora signorile dalle dimensioni contenute, con un piccolo giardino e una dependance annessa sul retro; lo stile baroccheggiante conferisce alla costruzione un aspetto nobile. All’interno gli ambienti riecheggiano gli antichi fasti patrizi della casata, soprattutto al piano terreno e nell’ampio salone decorato con dipinti murali a trompe l’oeil che rappresentano il diramarsi dall’antica Villa Ludovisia dei viali alberati del parco.

L’interesse per il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese nasce dalla poliedricità dell’artista: scultore e compositore, Canonica forma il suo senso estetico all’Accademia Albertina di Torino, in una Italia che ha da poco raggiunto l’unità e si trova impegnata nel difficile compito di costruire l’identità degli Italiani – ed è presto conteso da tutte le corti d’Europa, dove fanno a gara per commissionargli opere celebrative, ma soprattutto busti, ritratti palpitanti ed incisivi, eseguiti con una perizia tecnica rara e una grande sicurezza nel modellato. Nel 1922 l’artista si stabilisce a Roma e ottiene dal Comune l’uso della “Fortezzuola”, nella splendida cornice di Piazza di Siena, che l’artista provvede a sistemare e a trasformare anche per uso espositivo. Qui vive e lavora fino alla morte, nel 1959, dopo la quale la raccolta delle sue opere ha costituito il primo nucleo del Museo dedicato all’artista. La moglie, scomparsa nel 1987, dona al Comune di Roma anche gli arredi di pregio dell’appartamento da loro abitato.

Il viaggio di cui la prof.ssa Cannizzo è guida si conclude con il Museo del costume e della moda siciliana di Mirto (ME), istituito nel 1989 in attuazione delle linee guida dello statuto Comunale trovando forma giuridica pubblica nella delibera consiliare, ospitato nel palazzo in stile neoclassico di fine ‘700 della famiglia Cupani e realizzato dall’architetto Giuseppe Miraudo. La collezione comprende rari abiti di fine Settecento e di abiti dell’Ottocento che si allineano alla moda internazionale del tempo per l’esigenza di eleganza aggiornata di numerose signore siciliane; si contano, inoltre, 1500 manufatti – cronologicamente ordinati – che comprendono l’arco di due secoli con riferimenti antropologici e etnografici. Il museo si arricchisce anche di donazioni di famiglie siciliane fra le quali: Natoli, Bono, Cottone, Piraino, Riccobono Florio, Butera, per citarne alcuni.

Ma perché, ci chiediamo, i Piccoli Musei – che custodiscono pezzi importanti della storia non solo locale ma anche nazionale – godono di così poca fama?

La risposta ci viene da un recente articolo pubblicato sul sito dell’Associazione Nazionale “Piccoli Musei”: «A livello governativo e gestionale poco o nulla viene fatto, al di là di incentivi a “fare sistema” che non sempre sono pertinenti né opportuni. Il “sistema” va infatti creato non a livello di istituti museali, bensì a un livello politico capace di elaborare progetti complessi sotto la guida di un Ministero che mostri davvero di essere capace di un approccio innovativo al nostro patrimonio. Ma francamente al momento non ci sono segnali forti in questa direzione».

E il pensiero dei soci IN Melilli va all’EcoMuseo dei Monti Climiti e allo stato di abbandono e trascuratezza in cui è allo stato attuale. «Spiace constatare la disattenzione di chi avrebbe dovuto preoccuparsi di un luogo unico nel nostro territorio – dichiara la prof.ssa Nella Tranchina, presidente IN Melilli – Un luogo che è ormai chiuso da anni e che sarà oggetto di attenzione della Settimana dei Beni Culturali 2020, se entro il prossimo anno non sarà ancora fruibile».

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Il talento dell’Italia è la bellezza, un valore che va ben oltre il solo senso estetico, ma che è parte indissolubile del nostro patrimonio identitario. È storia, cultura e territorio: la storia e la cultura di quei territori che, centrali o periferici, custodiscono con cura e attenzione patrimoni artistici dal valore incommensurabile. E gli scrigni che preservano tanta bellezza sono i Piccoli Musei d’Italia.

Ce li illustrerà la prof.ssa Pina Cannizzo, membro del Consiglio Direttivo di Italia Nostra sez. di Siracusa.

Sabato 13 aprile h 19
Saletta dell’EcoMuseo “Monti Climiti”
Via San Cristoforo, 9 – Melilli


Addetto stampa

Alessandra Privitera

3494620291

Italia Nostra Onlus