LISTA ROSSA ITALIA NOSTRA

Area archeologica di Megara Hyblaea

Autore segnalazioneLa precedente segnalazione è avvenuta nell' Aprile 2020 ad opera della Sezione di Augusta di Italia Nostra – augusta@italianostra.org
Data aggiornamento12/06/2021
Denominazione beneArea archeologica di Megara Hyblaea
RegioneSicilia
ProvinciaSiracusa
ComuneAugusta
LocalitàContrada Megara Giannalena
Indirizzo di georeferenziazione (da Google MAPS) 37.204051, 15.182050
CategoriaBeni culturali
Categoria specialistica bene culturaleParco archeologico
Inserire immagine 23-megara-iblea-sicily.jpg
Descrizione immagineArea archeologica di Megara Hyblaea: vista aerea
 
Inserire immagine megara-hiblaea.jpg
Descrizione immagineArea archeologica di Megara Hyblaea
 
Descrizione generale del beneL’antica Megara Hyblaea può essere considerata tra le più antiche colonie greche fondate in Sicilia. Questa, situata sulla spianata di S. Cusumano, un altopiano erboso compreso tra il mare e la riva destra del Fiume Cantera (l’antico Alabon), è oggi parte integrante dei territori appartenenti al moderno Comune di Augusta.

Secondo gli storici Tucidide e Strabone fu fondata da coloni greci provenienti dalla città di Megara Nisea intorno all’VIII secolo a.C. In particolare, come racconta Tucidide, la città fu fondata nel 728 a.C., dopo che, i coloni, sotto la guida del condottiero Lamis, si erano insediati, prima, in una località chiamata Trotilon (l’odierna Brucoli), e poi a Leontinoi (Lentini), dove convissero per un certo tempo con gli abitanti del luogo. Dopo un certo periodo furono, però, cacciati dalla città e tentarono, allora, di colonizzare Thapsos, dove morì Lamis. Pertanto, rimasti senza una guida, i megaresi accettarono l’offerta del re siculo Iblone, il quale concesse loro un territorio su cui fondare la città a cui fu dato, appunto, il nome di Megara Hyblaea, dalla loro città di provenienza e dal re che gli aveva concesso i territori.

La nuova città prosperò per circa 245 anni, durante i quali, alcuni suoi abitanti, emigrarono verso la Sicilia occidentale, fondando la più famosa Selinunte.

Nel 483 a.C. il tiranno di Siracusa Gelone invase e distrusse la città deportando i suoi abitanti. Questa rimase completamente disabitata fino al 340 a.C., quando Timoleonte rifondò una città ellenistica sullo stesso nucleo dei coloni megaresi.

La sua travagliata esistenza termina definitivamente dopo il 213 a.C. quando il console romano Marcello, durante le vicende legate alla Seconda Guerra punica, la rase al suolo ‘congelandola’, di fatto, al III secolo a.C.

L’intera area è rimasta in stato di abbandono per diversi secoli, durante i quali, pochissimi sono stati i rimaneggiamenti. Tutto questo ha permesso la conservazione, quasi integrale, dell’urbanistica della città greco-ellenistica, i cui primi resti furono scoperti intorno al 1867 durante i lavori per la costruzione della ferrovia Catania-Siracusa. Gli scavi e gli studi continuarono anche nel Secondo Dopoguerra e, nel 1952, vennero scoperti i resti della statua della Kourotrophos (statua in calcare della Dea Madre che allatta due gemelli) che, insieme ad altri reperti rinvenuti nel sito archeologico di Megara Hyblaea, è oggi custodita nel “Museo archeologico regionale Paolo Orsi” di Siracusa.

Tuttavia, contemporaneamente agli studi e agli scavi vennero avviati i lavori per la costruzione di una grande raffineria che, ad oggi, circonda il l’antica colonia e, in parte occupa l’area del suo sedime. In particolare, una porzione dell’area industriale è collocata sui resti dell’antica necropoli posta fuori dalle mura della città.

Oggi il sito archeologico, più che i grandi monumenti, ci permette di cogliere, in maniera chiara, lo sviluppo della città antica, grazie ai resti delle case e delle botteghe che rappresentavano il cuore pulsante della vita cittadina. L’accesso avviene da un sentiero sterrato che, attraversando le campagne, arriva ad una scaletta che introduce nelle antiche vie cittadine, fino a raggiungere il grande spazio rettangolare che costituiva l’agorà e in cui si riscontra la presenza di due stoà (portici) risalenti alle due fasi di vita della città. Di fronte al portico nord è situato l’ingresso al santuario ellenistico e ad un piccolo tempietto, mentre, sul lato sud, erano collocate le terme risalenti sempre al periodo ellenistico. Rimanendo sempre intorno alla grande piazza, sul lato ovest si colloca l’Heroon dedicato, probabilmente, all’ecista (fondatore) Lamis.

Lasciando l’agorà è possibile addentrarsi nel tessuto della città antica e, sul limite del centro abitato, si riscontra la presenza dei resti delle antiche mura, al di fuori delle quali era localizzata la necropoli. Da segnalare, sul confine meridionale, una porta a tenaglia che si apriva sulla strada che portava a Siracusa.

Come già accennato, il sito archeologico, pur essendo un’area aperta al pubblico, è, però, poco conosciuto e presenta una serie di criticità legate sia al suo stato di conservazione, sia alla vicinanza degli impianti industriali.
Presenza di elementi di pregioTra gli elementi di pregio ancora conservati all'interno dell'area si riscontra la presenza di alcuni mosaici appartenenti agli ambienti delle terme ellenistiche e di alcune colonne del santuario risalenti alla stessa epoca.

Si conserva, inoltre, la porta sud e alcune tombe in pietra ancora visibili nella parte occidentale.
Interesse culturale del bene (c.d. vincolo)
Tipo interesseIl bene presenta un interesse archeologico dichiarato con apposite "Dichiarazioni di vincolo" così come prescritto  dalla L. 1089/1939.
Interesse pubblico del beneIl sito conserva i resti di una delle più antiche colonie greche presenti in Sicilia e, a partire dai primi rinvenimenti nel XIX secolo, occupa una vasta area dell'altopiano di S. Cusumano. Qui, intrecciandosi con le costruzioni del sito industriale, caratterizza in maniera unica il paesaggio circostante.
Periodo di realizzazionePRIMA FASE 728 a.C. - SECONDA FASE 340 a.C.
Funzione in passatoIl sito archeologico rappresenta l'antica città di Megala Hyblaea, colonia greca il cui primo nucleo risale all'VIII secolo a.C. Questa, distrutta una prima volta nel 483 a.C. dal tiranno di Siracusa Gelone, fu rifondata in età ellenistica da Timoleonte. La città fu definitivamente abbandonata dopo le incursioni del console romano Marcello nel 231 a.C.
Elementi di rilievo dal punto di vista storico-documentaleLa città rappresenta una delle colonie greche più antiche e meglio conservate di tutta la Sicilia. Il suo essere stata abbandonata fin dal III secolo a.C. ha permesso la conservazione dell'intero impianto, compreso quello dei quartieri abitati, permettendo così, come una "greca Pompei", la possibilità di studiare la vita quotidiana dei suoi abitanti. A tal proposito si segnala la presenza di un'antica officina metallurgica che ci permette di conoscere uno degli antichi mestieri svolti dai coloni megaresi.
Sito/URLhttps://www.academia.edu/
 
Sito/URLhttp://vincoliinrete.beniculturali.it/
 
Sito/URLhttps://www.sitiarcheologiciditalia.it/
 
Sito/URLhttps://www.hermes-sicily.com/
 
Sito/URLhttp://www.regione.sicilia.it/
 
Sito/URLhttps://palermo.repubblica.it/
 
Stato di conservazioneMediocre
Motivazioni del degradoSuperficiali (vegetazione), Generali (abbandono), Contesto (prossimità luogo inquinato)
Descrizione dello stato di conservazioneL'area archeologica è caratterizzata da un generale stato di incuria dovuto essenzialmente alla mancanza di opere di manutenzione e di valorizzazione. Tra le forme di degrado più visibili vi è la presenza di vegetazione infestante.

Tale situazione è aggravata dalla vicinanza al polo industriale e dalle forme di degrado superficiale derivanti dalla sostanze inquinanti emesse da quest'ultimo.
ProprietàSoggetto pubblico
Tipologia soggetto pubblicoRegione
Funzione attuale del beneIl bene è un sito archeologico aperto al pubblico.
Eventuali proposte di riutilizzo:Italia Nostra, al fine di valorizzare l'area di Megara Hyblaea, propone la realizzazione di tour in realtà aumentata e l'utilizzo di una guida multilingua per attirare un maggior numero di visitatori. Inoltre, si auspica l'uso di un più moderno ed efficiente sistema di cartellonistica e il recupero dell'Antiquarium che conserva diversi reperti provenienti dagli scavi.
E’ raggiungibile da una strada?No
E’ raggiungibile da un sentiero?
E’ possibile avvicinarsi?
E’ possibile accedere all’interno?
IndicazioniL'area archeologica si trova a pochi km dal centro abitato di Augusta ed è raggiungibile mediante un sentiero che attraversa i campi che caratterizzano l'altopiano su cui si colloca.
E' aperto al pubblico?
Frequenza di apertura5-7 gg/sett
Ingresso a pagamento?
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