Le campagne

Data: 2 Dicembre 2020

Borgo Leri Cavour a Trino (Vercelli): segnalazione per la lista rossa

Borgo Leri Cavour a Trino (Vercelli)

Indirizzo/Località: Borgo Leri Cavour – Trino (Vercelli)

Tipologia generale: borgo

Tipologia specifica: borgo rurale

Configurazione strutturale: la storica residenza di Camillo Benso, uno tra i maggiori artefici dell’Unità d’Italia, versa oggi in uno stato di abbandono totale. Tra i ruderi sono rimaste ancora scuderie, fienili, granai, abitazioni dei lavoratori e un vecchio mulino. Sono stati molti i tentativi di recupero del sito ma nessuno ha voluto effettivamente restituirlo all’antico splendore. Grande è il disinteresse per dare nuovamente vita e valore a questo suggestivo borgo e all’importante pezzo di storia che esso rappresenta.

Epoca di costruzione: sec. XVI

Comprende: chiesa, scuola, magazzini, scuderie, abitazioni contadine e la residenza del conte di Cavour

Uso attuale: il borgo è stato abbandonato a cavallo degli anni ’70 del ‘900

Uso storico: insediamenti rurali nate nel secolo XVI ad opera di monaci che introdussero la coltivazione del riso nel basso vercellese. Passato di mano in mano, fino al marchese Michele Cavour, padre di Camillo. Borgo rurale fino all’abbandono avvenuto negli anni ’70 con l’acquisto da parte dell’ENEL per la costruzione di centrali (nucleari).

Condizione giuridica: il borgo è stato recentemente rilevato dal Comune di Trino, mentre la vasta proprietà terriera è dell’ENEL che deteneva il borgo e i terreni dal 1980.

Segnalazione: del maggio 2020 – segnalazione della Sezione di Vercelli Valsesia di Italia Nostra – vercelli@italianostra.org – sito già segnalato nella Lista Rossa del 2011-2012

Borgo Leri Cavour a Trino (Vercelli)

Motivazione della scelta

Il Borgo fa parte delle “grange”, insediamenti rurali nate nel secolo XVI ad opera di monaci che introdussero la coltivazione del riso nel basso vercellese.

Nel secolo XIX fu residenza di campagna di Camillo Benso Conte di Cavour il quale con i suoi collaboratori fu artefice della costruzione del Canale Cavour, grande opera idraulica per l’irrigazione della pianura risicola che collega il fiume Dora Baltea a Chivasso e il fiume Ticino, passando dal fiume Sesia.

Questo Borgo, oggi completamente abbandonato, rappresenta la testimonianza di un momento fondamentale per la storia nazionale.

Gli insediamenti rurali delle “grange” sono state proposte come candidati all’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Il sito è ricordato con il nome di “Alera” (diploma di Ottone III del 999) e con il nome di “Alerh” (diploma di Federico Barbarossa del 1159).

Nel 1179 fu venduto dal monastero di San Genuario a cui apparteneva in gran parte all’Abbazia di Santa Maria di Lucedio. Nel 1457 la chiesa del borgo fu eretta in cappellania, divenendo parrocchia alla fine del secolo XVI. L’attuale chiesa, dedicata alla natività di maria santissima, fu costruita tra il 1718 ed il 1720 da Francesco Gallo mentre il campanile fu eretto nel 1745 da Carlo Francesco Bettino, G.B. Curti e G.B. Bettino.

Leri apparteneva dal XII secolo al Monastero di San Genuario ed era una delle “grange” che comprendevano anche Lucedio, Castelmerlino e Montarolo. Secolarizzato nel 1784 passò all’ordine mauriziano. Con l’occupazione francese, la tenuta di Leri passa a Napoleone che la dona nel 1807 al principe Camillo Borghese (come compenso di parte del valore della Galleria Borghese ceduta alla Francia). Nel 1822 il marchese Michele Cavour, padre di Camillo, acquista Leri trasformandola in una grande azienda modello.

Intorno agli anni ’80 del ‘900, l’enorme proprietà passò nelle mani dell’Enel. Lì sarebbe dovuta sorgere la seconda centrale nucleare di Trino. Il referendum del 1987 pose fine al nucleare in Italia e venne quindi riconvertita in centrale elettrica. Per un decennio il borgo di Leri Cavour venne occupato dagli uffici della centrale e abitato dai suoi dipendenti. Secondo un calendario affisso alle pareti, la villa venne abbandonata nuovamente a lavori terminati nel 1996. La proprietà è rimasta all’Enel per molti anni fino a quando il Comune di Trino ha ricomprato il borgo a una cifra simbolica lasciando comunque all’Enel i terreni adiacenti.

BREVE PERCORSO DEL RECUPERO IMMAGINATO

  1. ripristino della vocazione agricola con possibile gestione agrituristica e guardiania;
  2. valorizzazione dell’impianto originario con destinazioni d’uso ecocompatibili e complementari quale un centro ricerche sulla coltivazione del riso biologico;
  3. recupero della casa di Cavour con finalità museali a scopo didattico: mostra su Cavour imprenditore e progettista del Canale Cavour;
  4. recupero del mulino a fini didattici;
  5. recupero delle scuderie a fini museali: mostra sull’attività agricola del passato;
  6. restauro conservativo della chiesa;
  7. inserimento nel sistema delle “grange”;
  8. inserimento nel circuito nazionale ed internazionale delle dimore cavouriane;
  9. salvaguardia del territorio agricolo di contorno da trasformazioni non conformi;
  10. fruizione pubblica dell’intero complesso.

EVENTUALI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Fondazione Camillo Cavour, Sergio Romano, Due ragioni per salvare Santena, 1992. [pag. 26]

  1. B. Smith, in d. Mack Smith, Il risorgimento italiano, Bari, Laterza, 1976, vol. I, pp.194 –197.
  2. Ricci, Memorie della Baronessa Olimpia Savio, Milano, Treves, 1911, vol. I, pag. 17.
  3. Ruggiero, Cavour e l’altra Italia, Milano, Rusconi, 1987, pp. 48 – 50.
  4. De la Rive, Il Conte di Cavour, Novara, De Agostini, 1964, prefazione di C. Pischedda, p. 92.
  5. Castelli, Il conte di Cavour, Torino, Roux e Favale, 1886, pag. 16;
  6. Ruffini, La giovinezza del conte di Cavour, Torino, Bocca, 1912, vol. I, p. XXXVI;
  7. Giordano, L’abbazia di Lucedio e le sue grange, Bollettino storico vercellese, n. 13 – 14, anno 1979, pag. 95.
  8. Visconti, Cavour agricoltore, Firenze, Barbera, 1913, pag. 124.

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