Italia Nostra

Data: 2 Marzo 2020

Borgo di Altilia, frazione di Santa Severina (KR): segnalazione per la Lista Rossa

Ex Monastero di Calabromaria, Palazzo Barracco, Chiesa di San Tommaso, Villa comunale ex Giardino/Orto dei Cistercensi

Indirizzo/Località: Località Serre di Altilia/Piazza Barracco  – Borgo di Altilia, frazione di Santa Severina (Crotone)

Tipologia generale: borgo/centro storico

Tipologia specifica: ex monastero suddiviso e trasformato in piccolo borgo

Configurazione strutturale: Complesso ex Monastrero di Calabromaria a blocco quadrangolare

Epoca di costruzione: sec. XI e successivi

Comprende:  comprendente: Palazzo Barracco, Chiesa di San Tommaso, Villa Comunale, ex giardino/orti dei Cistercensi

Uso attuale: il complesso dell’ex monastero di Calabromaria, poi Palazzo Barracco, comprende oggi sul lato nord la chiesa parrocchiale di San Tommaso e sul versante sud la Villa comunale. Il corpo dell’edificio è diviso sostanzialmente a metà: una parte è occupata da privati, un’altra è di proprietà pubblica ed ospita il Museo Multimediale dei Sapori e delle Essenze (Multilia), nonché la sede del Centro Studi Cornelio Pelusio. Al momento sia il Museo, sorto nel 2016, che il Centro, nato nel 2006, non sono operativi.

Uso storico: intero bene: ex monastero cistercense di Calabromaria

Condizione giuridica:  Chiesa di San Tommaso, Villa comunale, ex Giardino/Orto dei Cistercensi – bene pubblico; Palazzo Barracco – bene in parte pubblico e in parte privato

Segnalazione: del 18 febbraio 2020 – segnalazione della sezione di Crotone di Italia Nostra – crotone@italianostra.org

Motivazione della scelta: Il complesso dell’ex monastero di Calabromaria, poi Palazzo Barracco, comprende oggi sul lato nord la chiesa parrocchiale di San Tommaso e sul versante sud la Villa comunale. Il corpo dell’edificio è diviso sostanzialmente a metà: una parte è occupata da privati, un’altra è di proprietà pubblica ed ospita il Museo Multimediale dei Sapori e delle Essenze (Multilia), nonché la sede del Centro Studi Cornelio Pelusio. Al momento sia il Museo, sorto nel 2016, che il Centro, nato nel 2006, non sono operativi. La Villa comunale ha subito notevoli danni da recenti eventi meteorologici, cui si sono aggiunti interventi poco accorti nella che stanno provocando danni al patrimonio forestale della Villa, già Giardino Orto dei monaci cistercensi.

La segnalazione si giustifica con l’esigenza di indicare tutto il borgo alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria ed al MiBACT per poter apporre un vincolo all’intero bene, in modo da sensibilizzare gli enti locali e cittadini a promuoverne la salvaguardia, elaborando un progetto complessivo che possa classificare e registrare i beni culturali e paesaggistici di Altilia negli elenchi ufficiali di Regione, Provincia, Comune e Soprintendenze. E questo al fine di evitare che usi impropri vengano fatti di questo bene e per poter varare progetti seri di tutela e valorizzazione, che non nascano da contingenza ma che siano strutturati nel tempo ed aperti al territorio.

La centralità storicamente documentata che il monastero Calabromaria di Altilia ha assunto nel corso dei secoli, soprattutto dall’XI al XVIII sec., unita all’imponenza delle strutture edilizie che si sono conservate giustifica l’opportunità di recuperare all’interesse pubblico l’intero complesso. Esso si è posto nel tempo come fulcro e testimonianza vivente della venerazione mariana in Calabria. Al punto da recare il titolo di Madonna della Calabria. In merito a quest’ultimo aspetto, a quanto è dato ad oggi sapere, non esiste in Italia altro luogo in cui sia stata o sia venerata la Madonna della Calabria. Ciò conferisce al progetto un altissimo valore simbolico. La sua realizzazione consentirà alla regione di recuperare alla storia il monastero come testimonianza della cultura e della spiritualità autentica della Calabria e, contestualmente, in sede nazionale e comunitaria di tornare a fruire di uno tra i più importanti monumenti della civiltà monastica medievale. Non meno rilevanti sono le implicazioni in ordine alla fruibilità del progetto ed alla sua funzione-cardine nell’ottica di uno sviluppo economico ed occupazionale del territorio di Altilia e del comune di Santa Severina. L’antico monastero di Calabromaria si colloca all’interno di un’area contraddistinta da significative emergenze archeologiche. A tal riguardo la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria ha in corso dall’anno 2007 in località Serre di Altilia una articolata attività di ricognizione e saggi di scavo. Grazie a questa è stato possibile individuare su una vasta superficie l’esistenza di un insediamento strutturato di età classico-ellenistica (IV-II sec. a.C.), con tracce di frequentazioni ancora più antiche che spingono ad ipotizzare anche la presenza di un insediamento di età protostorica (VIII sec. a.C.). La collocazione geografica di Altilia, in posizione dominante sulla bassa valle del Neto, unita all’amenità del paesaggio rendono il contesto ambientale e naturalistico di prim’ordine all’interno dell’alto e medio Marchesato. L’agevole collegamento con Santa Severina (in linea d’aria a 3 km), con Crotone e San Giovanni in Fiore (25 km è la distanza sia verso est dal mare  che dalla Sila verso ovest lungo la SS 107 silana-crotonese) rende ancora più palese la centralità e l’importanza territoriale dei luoghi. D’altra parte, un unico file rouge di cultura e spiritualità annodava nel medioevo la religiosità bizantina della metropolia di Santa Severina, della Calabromaria di Altilia, e dell’istituzione florense di Gioacchino da Fiore.

 

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

Lo studio ad oggi più completo sulla storia del territorio di Altilia, comprensivo di trattazione filologica delle fonti, è quello di F. Lopez, Profilo storico di Altilia. Il monastero Calabromaria, Pubblisfera 2004. Per la parte relativa alla fase florense del monastero di Calabromaria notevole è il recente studio a cura di V. De Fraja, Atlante delle fondazioni florensi, 2 vol., Rubbettino 2006, vol. I, pp. 22; 111 e ss.; 254 e ss. 1I, pp. 373 e ss. Per la storia del monastero della Madonna della Calabria assai nutrita è la bibliografia. Oltre ai lavori già menzionati, occorre ricordare: * c. d. fonseca, Le istituzioni ecclesiastiche dell’Italia meridionale e Ruggero il Gran Conte, in Ruggero il Gran Conte e l’inizio dello Stato normanno, Relazioni e comunicazioni nelle Seconde Giornate normanno-sveve (Bari, maggio 1975), Roma 1977; * h. grundmann, Giooacchino da Fiore. Vita e opere, Roma 1997; * r. napolitano, San Giovanni in Fiore monastica e civica, Napoli 1991; * c. pelusio parisio, Abbatiae quae sunt in Provincia Calabriae et Basilicatae, in p. de leo, Certosini e Cisterciensi nel Regno di Sicilia, Soveria Mannelli-Messina 1993; * a. pesavento, L’abbazia di Calabro Maria ad Altilia, in “la Provincia Kr”, 1999, n. 6-9. * e. pontieri, Tra i Normanni nell’Italia Meridionale, Napoli 1964; * f. russo, Gioacchino da Fiore e le Fondazioni Florensi in Calabria, Napoli 1958; * f. russo, Storia della Chiesa in Calabria, Soveria Mannelli 1982; * v. von falkenhausen, I monasteri greci dell’Italia meridionale e della Sicilia dopo l’avvento dei Normanni: continuità e mutamenti, in Atti del II Convegno internazionale di studio su La Civiltà rupestre medioevale nel Mezzogiorno d’Italia, Taranto-Mottola 1973. I documenti, i diplomi ed i rescritti più importanti ad oggi noti del monastero di Calabromaria sono contenuti o studiati in: * archivio arcivescovile santa severina, Inventario, Cartella 47 B; * archivio di stato di catanzaro, Notamento, n. 60, fasc. 1333; Miscellanea. Monastero di S. Maria di Altilia (1579-1782), 529, 659, B8; Altilia. Monastero de P.P. Cistercensi, fasc. 27-31; * atti notarili catanzaro, Monastero di S. Maria di Altilia, 862, 1764, 180-185 e ss.; * archivio segreto vaticano, Congr. Stato Regolari, Relationes, 16, Riformati San Bernardo (Cistercensi), ff, 68-74, a. 1650; Relationes ad limina, Santa Severina a. 1725; 1765; Secr. Brev. 402, ff. 193-196; documenti indicizzati in f. russo, Regesto Vaticano per la Calabria, Roma 1974; * archivio storico di napoli, Archivio Ruffo di Scilla, vol. 697; * p. barletta, Leggi e documenti antichi e nuovi relativi alla Sila di Calabria, Torino 1864; * centro internazionale di studi gioachimiti, Fondo Pellicanò, sec. XVI-XVIII; * p. de leo, Codice Diplomatico della Calabria, Serie Prima, tomo II, Documenti florensi, Abbazia di S. Giovanni in Fiore, II, 1, Soveria Mannelli 2001; * p. de leo, Testimonianze di scrittura beneventana a S. Giovanni in Fiore, in “Studi medievali”, 3 serie, XXI, 1980; * p. de leo, I manoscritti di Nicola Venusio e la ricostruzione del cartulario florense, in “Florensia”, a. X, CISG 1996; * p. de leo, “Reliquiaeflorensi, in Storia e messaggio in Gioacchino da Fiore, Atti del Primo Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti, Napoli 1980; * v. de fraja, Atlante delle fondazioni florensi, 2 vol., Rubbettino 2006, vol. I, pp. 22; 111 e ss.; 254 e ss. 1I, pp. 373 e ss. * f. ughelli, Italia Sacra sive de Episcopis Italiae, Romae 1662, ed. N. Coletti, Venezia 1721, r. a. Bologna 1981, vol. IX.

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