Le campagne

Data: 6 Giugno 2019

Parco archeologico Occhio di Pellaro: segnalazione per la Lista Rossa

L’area del Parco archeologico

Indirizzo/Località: Contrada Occhio – San Leo  Pellaro (RC)

Tipologia generale: Area archeologica

Tipologia specifica: Il sito si colloca ai margini dell’abitato di Pellaro, in contrada Occhio-San Leo a m 100 circa dalla linea di costa, ed è compreso in un rettangolo di circa 500 mq delimitato a Ovest dalla Via Nazionale e da alcune case dell’abitato moderno di Pellaro; a Est dal terrapieno della S.S. n. 106 “Ionica”, a Nord e a Sud dai letti di due fiumare (torrente Filici), oggi occupate da strada asfaltate che collegano la Via Nazionale con l’entroterra (Via Prima Torrente Filici e Via Seconda Torrente Filici).

Uso attuale: L’area è accessibile e visitabile  previo appuntamento da concordare con la sezione di  protezione civile “La Garibaldina” di Motta San Giovanni, che ivi svolge opera di volontariato dal 2018,  in seguito all’affidamento della stessa area da parte dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria, operato d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, belle Arti e Paesaggio della Città metropolitana.

Condizione giuridica: bene pubblico

Segnalazione: di giugno 2019 – segnalazione della sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra – reggiocalabria@italianostra.org

Ambienti adiacenti la fornace

Motivazione della scelta

In quest’area, dopo il rinvenimento fortuito di una tomba a camera nel 1975, si sono susseguite diverse indagini di scavo che hanno messo in evidenza il lungo periodo di occupazione del sito, senza soluzione di continuità dall’età arcaica ad età romana tardo imperiale.

La più antica attestazione dell’occupazione del sito è segnata dalla deposizione di sepolture ad enchytrismòs e a fossa, databili tra fine VIII e inizi VII sec. a.C.  A questo prima destinazione funeraria, segue, tra il VII e il III sec. a.C., un’utilizzazione a scopi artigianali, come denuncia soprattutto la presenza di una fornace nel settore S/E dell’area di scavo.

In un periodo collocabile tra il III e gli inizi del II sec. a.C., vengono impiantate alcune strutture murarie quadrangolari, caratterizzate da fondazioni in ciottoli e una cortina in blocchi di pietra calcarea. La presenza di strutture murarie nella porzione N/E del settore di scavo, stratigraficamente posteriori a queste costruzioni, suggeriscono una risistemazione dell’area in età tardo ellenistica. Questa datazione è confermata dal rinvenimento di un bollo dei Mamertini (legenda MAMEPTIN[OYM]). In questo stesso periodo, l’area S/O del sito ospita alcune tombe a camera che provano l’esistenza di una necropoli di III-II sec. a.C.

Segue, tra il II e il I sec. a.C., un periodo di abbandono, evidenziato dalla deposizione di depositi di natura alluvionale, che sigillano i contesti precedentemente descritti.

Dopo questa significativa discontinuità, il sito è nuovamente occupato a partire dalla prima età imperiale, con l’istallazione di impianti dedicati alla produzione di materiale fittile.

Sulle strutture rase di età ellenistica si impianta infatti un’area artigianale, testimoniata dalla presenza di una vasca pavimentata in laterizi(delle dimensioni di m 9,50 x 2,25), probabilmente utilizzata per la decantazione o per la pigiatura/battitura delle argille, vista l’assenza di scarichi per l’acqua. È probabile che questa zona artigianale fosse adibita all’essiccazione dell’argilla oppure alla sua stessa modellazione. Nella zona S/O del settore di scavo l’esistenza di strati di terreno concotto potrebbe essere l’indizio della presenza della camera di combustione di una fornace.

Lo sviluppo di quest’attività è probabilmente connessa in un primo momento alla produzione di laterizi e nella sua ultima fase a quella di anfore, come testimonia il rinvenimento, di numerosi frammenti e scarti di fornace. Spicca la presenza di anfore del tipo Keay LII, in quanto nel territorio di Pellaro, in località Fiumarella, è nota l’esistenza di un impianto artigianale, datato al IV secolo d.C., finalizzato alla produzione di anfore di questo tipo, oltre che di laterizi. Lo sviluppo dell’attività produttiva venne senz’altro favorita dalla presenza di corsi d’acqua nelle vicinanze, dalla disponibilità di materie prime e probabilmente anche dall’esistenza di un porto o di uno scalo per gli scambi commerciali.

Il momento terminale di questa attività artigianale può essere posto intorno al V sec. d.C.; l’abbandono del sito produttivo ed il conseguente riuso dell’impianto artigianale è dimostrato anche dalla inumazione alla cappuccina all’interno della vasca e dal deposito di strati di natura alluvionale, probabile conseguenza di esondazioni della fiumara.

Al momento della visita, il Presidente della sezione La Garibaldina ha sottolineato soprattutto i disagi legati ai fenomeni temporaleschi, a seguito dei quali l’area archeologica, situata al di sotto del livello stradale, si allaga.

In caso di alluvione, e in genere quando avvengono tali allagamenti, occorre utilizzare particolari pompe e motopompe per acque cariche ad uso della protezione civile che consentono lo svuotamento del sito.

Si rendono, pertanto,  indispensabili:

  1. Il monitoraggio costante del sito e l’attenzione immediata dopo ogni manifestazione di forte pioggia
  2. La pulitura costante delle mura di contorno dell’area dalle erbacce infestanti
  3. Il controllo delle stesse mura di contenimento del sito perché soggette a cedimenti

La fornace attestata al IV sec. d.C.

Anfora Keay LII

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