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10-07-2020

“Capitello greco” rinvenuto a Gela: eccezionale ritrovamento o cantonata?

«Eccezionale ritrovamento di un capitello ionico di grandi dimensioni all’interno di un pozzo circolare nell’area urbana di Gela. Il capitello, realizzato in pietra arenaria, è stato rinvenuto in via Sabello durante i lavori di scavo per la posa di cavi elettrici condotto sotto la sorveglianza archeologica della soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta.» Breve estratto dalla pagina facebook dell’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà (09.07.2020).
Dunque, entusiasti del peculiare ritrovamento l’assessore regionale Samonà, la soprintendente nissena Daniela Vullo e le archeologhe che hanno diretto e condotto l’operazione, Carla Guzzone e Marina Congiu.

Che dire? Forse si potrebbe dire “l’amore è cieco”. Insomma: a parere di chi scrive non si tratta di un “capitello greco” ma di un mediocre manufatto, risalente probabilmente al secolo scorso: il modulo e la plastica si discostano nettamente dai modelli greci (vedi foto allegata di un autentico capitello ionico custodito presso il Museo Archeologico di Gela). E inoltre,  non si tratta di un capitello ma un semicapitello.
Dunque, si è presa una cantonata? Molto probabilmente. E d’altronde, non è la prima volta che ciò accade. Vedi la recente vicenda del gruppo bronzeo della Biga di Morgantina o quella, meno recente, delle  false teste di Modigliani.

Prof. Leandro Janni – Presidente di Italia Nostra Sicilia e storico dell’arte

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GELA, RITROVATO UN CAPITELLO IONICO DI GRANDI DIMENSIONI
Eccezionale ritrovamento di un capitello ionico di grandi dimensioni all’interno di un pozzo circolare nell’area urbana di Gela. Il capitello, realizzato in pietra arenaria, è stato rinvenuto in via Sabello durante i lavori di scavo per la posa di cavi elettrici condotto sotto la sorveglianza archeologica della Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta.
“Ancora una volta gli scavi in ambito urbano a Gela restituiscono frammenti di storia di uno dei più importanti insediamenti greci del Mediterraneo, dichiara l’Assessore dei Beni Culturali e dell’identità Siciliana, Alberto Samonà. E’ proprio il caso di dire che in Sicilia ogni pietra racconta una terra generosa e ricca di testimonianze antiche. Dovremmo apprezzare ancora di più la nostra storia e testimoniarne con orgoglio l’appartenenza. Sono molto grato – dichiara l’assessore Samonà – alla Soprintendenza per lo scrupoloso lavoro di vigilanza e invito i siciliani, e non solo loro, a visitare maggiormente i musei e i parchi archeologici che sono miniere di testimonianze, anche approfittando delle prime domeniche del mese in cui i luoghi della cultura della Sicilia resteranno aperti al pubblico gratuitamente per favorire la valorizzazione e la conoscenza del patrimonio dei beni culturali regionale”.
Il capitello è uno straordinario esemplare in stile ionico delle dimensioni di 60 cm di lunghezza per 51 di profondità e 34 di altezza, decorato sul versante frontale dalla caratteristica coppia di volute contrapposte, legate tra loro da un cordoncino ricurvo a rilievo. Due cordoncini alla base del capitello segnano il raccordo con la sottostante colonna verosimilmente caratterizzata da scanalature verticali che è attualmente in fase di estrazione dal suolo. Il ritrovamento è stato rilevato grazie alla presenza di un archeologo che il Codice degli Appalti impone quando si effettuano opere di interesse pubblico.
Durante i giorni scorsi nella stessa cavità sono state rinvenute sette grandi lastre in pietra arenaria dello spessore medio di 25 cm e dimensioni approssimativamente comprese tra 40 e 105 cm di lunghezza per una profondità compresa fra i 30 e 40 cm.
Per il decoro e l’accuratezza degli elementi architettonici impiegati potrebbe trattarsi di un edificio pubblico.
La Soprintendente Daniela Vullo evidenzia che “il ritrovamento è eccezionale sia per l’integrità dei manufatti lapidei che per la presenza dell’ordine ionico nel capitello vista la rarità degli esemplari documentati in ambito gelese e cioè gli unici due rinvenuti negli anni ’50 all’interno di una cisterna nell’area dell’Acropoli oggip custoditi presso il locale Museo Archeologico regionale”.
Lo scavo è stato diretto dall’archeologa incaricata da E-Distribuzione Marina Congiu che ha operato con la supervisione della direttrice della Sezione Archeologica della Soprintendenza di Caltanissetta, Carla Guzzone.
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Dalla pagina facebook dell’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Alberto Samonà (09.07.2020)

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