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29-01-2020

Chiesetta dell’ex ospedale civile di Monfalcone: segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Via Aquileia / Via dell’Istria – Monfalcone (Gorizia)

Tipologia generale: edificio di culto

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Chiesa di San Giovanni di Dio – Ex ospedale civile di Monfalcone

Epoca di costruzione: sec. XX

Comprende: edificio di culto (chiesa con annessi locali per servizi necroscopici)

Uso attuale: nei primi anni Duemila l’area ospedaliera viene dismessa ed acquistata da un’impresa di costruzioni che ne cura la riconversione urbanistica. Tutti i padiglioni dell’ospedale vengono così demoliti, ad esclusione della chiesa che è in stato di completo abbandono

Uso storico: chiesa a servizio dell’ex ospedale civile di Monfalcone

Condizione giuridica: proprietà privata

Segnalazione: del 7 ottobre 2019 – segnalazione della Sezione di Gorizia di Italia Nostra – gorizia@italianostra.org

Motivazione della scelta

La chiesa, intitolata a San Giovanni di Dio, viene edificata tra il 1922 e il 1925, contestualmente alla realizzazione del complesso ospedaliero di Monfalcone “Vittorio Emanuele III”.

Nei primi anni Duemila l’area ospedaliera viene dismessa ed acquistata da un’impresa di costruzioni che ne cura la riconversione urbanistica. Tutti i padiglioni dell’ospedale vengono così demoliti, ad esclusione della chiesa.

Nel 1922 viene bandito il concorso per la progettazione del nuovo ospedale civile di Monfalcone. Alla gara, partecipano 18 imprese edili che presentano progetti ed offerte economiche, seguendo uno schema planimetrico generale preparato dall’ufficio tecnico comunale. Tra le varie proposte viene scelto il progetto dell’impresa formata dagli ingegneri triestini Ugo Cappelletti, Giorgio Gunalachi, Arrigo Lettich e Salvatore Bonnes. Oltre ai padiglioni ospedalieri viene previsto un edificio per gli esami anatomici con annessa cappella.

Quest’ultima presenta il portone d’accesso rivolto a sud, verso l’attuale via Aquileia. Il fabbricato è costituito dal solo piano terra. Attorno all’aula della cappella, procedendo da oriente ad occidente si sviluppano i vari locali destinati ai servizi necroscopici e alle funzioni funerarie. A ponente si trovano inoltre uno spazio per il raccoglimento dei fedeli e l’ufficio del custode; ad oriente la piccola sacrestia.

L’ambiente destinato alle funzioni liturgiche ha una forma rettangolare, con una larghezza di circa 5 metri. L’arco trionfale a tutto sesto separa l’aula dal presbiterio. Quest’ultimo, rialzato di un gradino, è a pianta rettangolare, coperto da una volta. Il presbiterio ospita l’altare maggiore, fino agli anni Settanta addossato alla parete absidale. L’abside è ricavata in nicchia nel muro di fondo ed è delimitata da un arco.

Le murature portanti sono in laterizio e appoggiano su uno zoccolo di pietrame. Due coppie di archi a tutto sesto ricavate lungo le pareti laterali dell’aula consentono di accedere ai locali circostanti; a destra, un ordine superiore di archi illumina lo spazio per il raccoglimento dei fedeli. Le murature interne ed esterne sono intonacate con malta di calce e tinteggiate in calce con l’aggiunta di terra ocra. Le aperture maggiori sono riquadrate da cornici di pietra lavorata. Le pareti esterne sono rifinite con conci angolari di pietra disposti irregolarmente; più fitti in facciata principale e più radi nel resto dell’edificio. I pavimenti interni sono alla veneziana, i serramenti esterni in larice, le finestre sono dotate di inferriate.

La copertura della navata è a due falde in travi di abete. L’intradosso della copertura dell’aula è a vista, con tavelle in laterizio dipinte a losanghe bicromatiche. Il manto di copertura è in coppi di laterizio su strato di malta. Il piccolo campanile a vela è asimmetrico rispetto alla facciata ed è posizionato sul lato sinistro della facciata principale. La campana risulta ancora in sede.

Dalle immagini d’epoca è possibile constatare la presenza di decorazioni interne. I dipinti murari o affreschi risalgono probabilmente alla seconda metà degli anni Quaranta e sono attribuiti all’artista triestino Luciano Bartoli (1912-2009). La parete absidale retrostante l’altare è decorata con l’immagine di Cristo pantocratore che poggia i piedi su una fonte da cui sgorgano due fiotti d’acqua, mentre lateralmente due pecore si abbeverano. Sempre nella zona presbiteriale si notano volti di Santi e citazioni tratte dal Vangelo di Matteo. L’arco trionfale è decorato invece con l’Annunciazione accompagnata da un testo in latino del Vangelo di Giovanni. Anche le pareti dell’aula sono decorate con una sequenza pittorica di Santi e citazione del Vangelo di Matteo. Tra le arcate inferiori si notano i volti di San Giovanni di Dio e di San Pietro Nolasco. Degna di nota è la scena raffigurata sulla controfacciata della navata: i quattro Cavalieri dell’Apocalisse sembrano balzare fuori dal rosone.

L’edificio è attualmente inaccessibile a causa dello stato precario delle strutture, in particolare della copertura lignea, parzialmente crollata. Il terreno nel quale è collocata la chiesetta è recintato con pannelli ciechi che delimitano l’area di cantiere. Inoltre, alcune porte e finestre dell’edificio sono state murate per impedirne l’accesso.

L’area su cui sorgeva l’ospedale civile cittadino, all’inizio degli anni Duemila, è stata interessata da un radicale intervento di riqualificazione. Il complesso sanitario è stato demolito integralmente; al suo posto è stato progettato il complesso denominato Parco Rocca. Urbanisticamente il comprensorio dell’ex ospedale civile comprende l’area occupata dai padiglioni del vecchio nosocomio di via Rossini, ormai dismesso e situato tra il Canale De Dottori e via Aquileia, su una superficie di circa 42.000 mq.

Tale area rientra nella zona territoriale omogenea “O1 – Zona Mista”. Le prescrizioni stabiliscono che il “progetto di P.R.P.C. dovrà essere corredato da adeguate rappresentazioni planivolumetriche attestanti la salvaguardia e valorizzazione degli edifici di pregio e delle aree verdi e alberature di pregio esistenti”.

Questo fabbricato è da ritenersi un bene particolarmente significativo da un punto di vista storico ed architettonico. La piccola chiesetta, anche se ridotta in pessime condizioni, era parte integrante del complesso sanitario e assolveva ad una funzione importantissima, come l’assistenza spirituale dei pazienti e dei loro familiari.

L’immobile, attualmente proprietà dell’impresa di costruzione che ha acquistato l’intera area ospedaliera, dovrebbe essere recuperato, restaurato e riconsegnato alla comunità. Attualmente il fabbricato è in stato di completo abbandono. Parte del tetto è crollato e, probabilmente, le infiltrazioni d’acqua hanno danneggiato le decorazioni pittoriche presenti all’interno. Esternamente si notano inoltre evidenti tracce di umidità di risalita che hanno danneggiato gli intonaci. Una folta vegetazione infestante ha infine avvolto l’intero edificio.

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

  • Archivio Storico del Comune di Monfalcone
  • Archivio Storico della Curia Arcivescovile di Gorizia
  • Fototeca Consorzio Culturale Monfalconese, Ronchi dei Legionari
  • Archivio Famiglia Zernetti, Monfalcone
  • Archivio Famiglia Gunalachi, Trieste
  • Fototeca Musei Civici Trieste
  • L. Bartoli, La chiave per la comprensione del simbolismo e dei segni nel sacro, LINT, Trieste, 1982.
  • Viglione, C. Tirone, Chirurgia clinico-operativa del quinquennio 1925-1929, Ospedale di
  • Monfalcone, 1930.
  • Giovanni Pamich, L’ospedale del malessere. Salute e servizio sanitario nel Monfalconese: un progetto incompiuto, “Il Territorio”, 1986, pp. 7-15.
  • M. Dorsi, Per una storia dell’ospedale di Monfalcone, “Bisiacaria”, 1989, pp. 17-26.
  • Morgera, La chiesetta dell’ex ospedale di Monfalcone, seminario di studi “Beni a rischio e opere restaurate nel territorio monfalconese. La Lista Rossa per il censimento dei beni in pericolo dell’Isontino”, Ronchi dei Legionari, 6 maggio 2019

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