Nazionale

24-06-2020

Cortina stravolta dalle opere per Mondiali di sci e Olimpiadi

Povera Perla delle Dolomiti, mai come in questi ultimi due anni, con il pretesto dei Mondiali di sci 2021 e delle Olimpiadi 2026, si sta oltraggiando il tuo splendido territorio!

Per pochi giorni di gare, si sta compiendo uno scempio inutile, in disprezzo della natura, del paesaggio, della storia di questi luoghi e degli animali che li popolano. Eppure ambedue gli eventi programmati in Veneto sono nati sotto le etichette “green” e “impatto zero”, sbandierati al punto da ottenere la Certificazione ISO 20121:2012 del Sistema di Gestione Sostenibile dell’evento.

Solo parole vuote, certificazioni formali, che nascondono una realtà ben diversa, sotto gli occhi di tutti, appena mascherata dalle nevicate, fatta di tagli di migliaia di alberi (ad oggi circa 27 ettari di superficie disboscata) e di paurosi sbancamenti.

Completamente ignorata la “Carta Verde di Cortina 2021” proposta dalle Associazioni ambientaliste, anche se non è mancata la disponibilità al confronto. La tattica è ormai consolidata: si parte da premesse condivisibili per poi passare a una fase attuativa che non ne tiene minimamente conto, tanto non c’è nessuno che controlla.

Uno scempio effettuato sotto gli occhi della Fondazione Dolomiti UNESCO, creata per salvaguardare il World Heritage. Un ente che una volta di più ha dimostrato i suoi grossi limiti di tutela e la cui funzione sembra essere esclusivamente rivolta alla promozione turistica delle Dolomiti, in base alle indicazioni delle tre Regioni e delle cinque provincie cui è affidata la gestione del Patrimonio UNESCO. Sembra quasi che queste Istituzioni siano lì a discutere su dove e chi costruirà nuovi impianti sciistici e mega villaggi turistici. Intanto le centraline idroelettriche distruggono piccoli ecosistemi, le imprese di costruzione usano, a buon diritto in mancanza di regole, la qualità ambientale come incentivo a costruire, con lo slogan “Fatevi la villa nel Patrimonio dell’Umanità”: emblematico il caso dei 40.000 metri cubi di alberghi di Borca di Cadore trasformati in 40 ville.

Non è quindi un paradosso affermare che nei Paesi dove, come in Italia, il controllo è debole, l’iscrizione nella lista UNESCO può mettere il Patrimonio più a rischio.

Questa è la triste realtà e Cortina ne è un esempio lampante. Sembra quasi che uno tsunami si sia abbattuto su questa bella località definita “La Perla delle Dolomiti”. Neppure il primo conflitto mondiale aveva fatto una simile devastazione.

Scrive l’ampezzano Silverio Lacedelli: “Sono passati 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale e a Cortina, teatro di guerra con il fronte che attraversava tutta la valle a nord dell’abitato, i danni si sono quasi completamente rimarginati. Sono ancora visibili trincee, reticolati, caverne, baraccamenti… però nel complesso le ferite all’ambiente, sono totalmente scomparse o in gran parte assorbite dalla natura che ha ripreso il sopravvento. Il terreno ha ricoperto le aride pietraie ed ha ora uno spessore sufficiente ad assolvere le due funzioni più importanti: substrato per la vegetazione e capacità di trattenuta idrica ai fini della regolazione e regimazione dei deflussi meteorici. Tutto ciò per affermare che, in assenza di interventi di mitigazione dell’uomo, ci sono voluti ben 100 anni per riparare i danni in ambienti di media ed alta montagna, oltre i 1500 metri di altitudine. Ebbene nell’area sciistica della Tofana in soli due anni si sono realizzati, con lo scopo di predisporre il comprensorio sciistico per i Mondiali di sci del 2021 e le Olimpiadi del 2026, più interventi di manomissione del territorio di quanti se ne sono fatti negli ultimi 60 anni, e non sono ancora conclusi. Gli effetti di alcuni interventi potranno essere mitigati da pratiche di ripristino correttamente impostate e proseguite nel tempo, altri invece sono praticamente irreversibili.”

In merito agli interventi per la skiarea, Lacedelli così si esprime “Esulando dall’aspetto ambientale, alcuni interventi poi sono discutibili sotto altri punti di vista: la larghezza eccessiva e la regolarità del fondo delle piste di discesa inducono gli sciatori a maggiori velocità aumentando la possibilità di scontri, ed ancor più la banalizzazione dei tracciati invoglia a percorrere le discese a velocità sostenuta. Mancano la variabilità di tracciato e l’alternarsi di tratti con caratteristiche morfologiche differenti, tanto che viene meno per molti sciatori lo stimolo a percorrere le piste e subentra una sorta di noia. Tanto varrebbe sciare sul Monte Stella in centro a Milano. Anche la realizzazione di tutta una serie di raccordi fra le piste aumenta il pericolo di scontri, mentre  l’ampliamento delle superfici sciabili, ottenute dall’allargamento delle piste, obbliga i gestori ad aumentare le spese di innevamento e battitura e di conseguenza gli oneri economici connessi, compreso l’uso di acqua, impianti, energia, manutenzione, canoni, rinverdimento e manutenzione del tappeto erboso in estate, accrescendo le difficoltà finanziarie per le imprese già ora in sofferenza”.

Gli interventi ad oggi realizzati hanno interessato estese superfici alle quote medio-alte: bacino artificiale Drusciè, cabinovia Drusciè, pista B Drusciè, pista A Drusciè, area parcheggio Ronzuos, raccordo pedonale Rumerlo-Colfiere, senza contare i nuovi impianti per l’innevamento artificiale e l’installazione di 21 campane soniche per il distacco delle valanghe.

Bacino artificiale Drusciè. Si tratta di un bacino di raccolta delle acque, recentemente costruito, destinato alla produzione di neve artificiale, di 96.000 metri cubi, posto alla quota di 1660 m s.l.m.. La sua realizzazione ha occupato 22.000 mq di prateria alpina e mugheti. L’acqua viene prelevata dal torrente Boite alla quota di 1250 m s.l.m. e innalzata on una pompa in questo bacino, privo di immissari naturali. Dice Silverio Lacedelli “Il bacino avrebbe potuto almeno trasformarsi in un bellissimo laghetto alpino a vantaggio dei turisti e dei selvatici, invece è inavvicinabile, recintato completamente con una barriera, con le rive a ciottoli, una strada bianca all’intorno e all’esterno ghiaie e detriti legnosi. Un obbrobrio.”

Cabinovia Drusciè. È stata realizzata in sostituzione del primo troncone della funivia denominata Freccia del cielo. E’ un impianto moderno in due tronconi al servizio delle piste Drusciè sulle quali si svolgerà lo slalom speciale mondiale. Per la sua realizzazione sono stati tagliati circa 17.950 mq di bosco. Oltre alla stazione intermedia, che qualcuno ha paragonato alla Stazione di Milano, si sono resi necessari una dozzina di piloni di sostegno della fune. Osserva Lacedelli “Era prevista la demolizione sia della funivia che della seggiovia che da Colfiere raggiunge la cima del Col Druscié. La funivia è stata rimossa, mentre la seggiovia è ancora presente con i seggiolini agganciati. Non sappiamo quando sarà demolita.”

Pista “B” Drusciè. La pista è stata integralmente rifatta. Ora la sua superficie è raddoppiata con una larghezza media di circa 30 metri e, mancandole la mascheratura degli alberi, è completamente esposta al sole.

Pista “A” Drusciè. E’ la storica pista sulla quale si è disputato lo slalom speciale delle Olimpiadi del 1956. Anche questa pista è stata integralmente ricalibrata e allargata tanto da aver quasi raddoppiato la sua superficie. Scrive Lacedelli “Dato l’orientamento a est è particolarmente sensibile al sole mattutino e primaverile e, con il suo allargamento, ora non è più protetta dall’ombra degli alberi. Anche questa pista, interamente rifatta, abbisogna di un urgente inerbimento.”

Area parcheggio Ronzuos. Qui si trovava l’arrivo della discesa libera che recentemente è stato posto duecento metri più a monte perché più spettacolare. Osserva Lacedelli “ Questo spostamento ha obbligato gli organizzatori ad innalzare la partenza in zona estremamente pericolosa per valanghe e scarichi di rocce. Inoltre ha imposto tutti i relativi lavori di riqualificazione dell’arrivo, fra cui la nuova strada in quanto quella esistente interferiva con l’arrivo stesso. Ora l’arrivo, con i servizi, è posizionato in zona in lento movimento franoso (chiamato localmente Boa granda di Rumerlo) tanto che si sono dovuti realizzare grossi interventi di consolidamento. Anche qui a Ronzuos le ruspe hanno lavorato alacremente modificando tutta la zona”.

Raccordo pedonale Rumerlo-Colfiere. Secondo il Master plan è un sentiero pedonale che collega le due aree di arrivo. In realtà è un’imponente strada pedonale che ha comportato sbancamenti, posizionamento di enormi massi e taglio di alberi: larga 5 metri è molto più di un sentiero inoltre l’innesto con la carreggiabile lato Rumerlo pare uno svincolo autostradale. Questo intervento, che lascerà per anni una ferita nel territorio, appare di dubbia utilità al di fuori del periodo delle gare. Inoltre, la riqualificazione dell’area interessata dai lavori sarà comunque onerosa in quanto le scarpate e il sentiero pedonale vanno comunque rinverditi.
Si tratta di oltre 4000 mq di superficie degradata.

Impianto Prati di Pocol – Cinque Torri (Falzarego). Anche questo si presta a non poche considerazioni sulla sua reale utilità. Viene propagandato come vitale per raggiungere gli impianti di Cinque Torri, Col Gallina e Lagazuoi senza dover utilizzare l’auto privata, in quanto collega l’ampia zona sciabile Tofana-Prati di Pocol con il comprensorio di Falzarego. È lungo 4500 metri, circa10 metri di larghezza, due tronconi, con stazione di partenza, stazione intermedia ed arrivo, 28 piloni, dislivello di 248 metri e portata massima di 1800 persone/ora. Una montagna di cemento e ferraglia di cui le nostre belle Dolomiti non avevano forse bisogno. Una funivia di 54 cabine da 10 posti, che costerà quasi 15 milioni di euro. A Cima i Prati, cioè alla partenza, è previsto l’ampliamento, o meglio il raddoppio, del parcheggio esistente con circa 10.000 mc di materiale di riporto. Ci ricorda Lacedelli che attualmente, per gli sciatori, vi è un servizio di Dolomitibus (Cortina-Falzarego) che gestisce il medesimo percorso, quindi non vi era nessuna reale esigenza pratica di investire somme così ingenti in questa impresa. Senza trascurare che l’uso dei trasporti in comune è comunque auspicabile in una prospettiva di mobilità sostenibile.

Distacco artificiale di valanghe. Su questo argomento Lacedelli precisa “La Carta di Localizzazione Probabile delle Valanghe” indica il Canalone di Tofana, ove sono in programma alcune discese, come luogo soggetto a valanghe. Anche la partenza della libera si trova in zona pericolosa, solo che qui vi è il rischio che con le valanghe scendano anche materiali rocciosi. Dichiarare l’idoneità dei luoghi, come richiesto dalla LR n.21 del 2008 art 20 lettera f, rappresenta una non banale assunzione di responsabilità. Per prevenire incidenti, il progetto prevede di distribuire sulla pendice della Tofana prospiciente la pista, ben 21 campane soniche per il distacco delle valanghe. L’utilizzo di queste campane, che producono onde soniche in seguito ad accensione di una miscela di gas esplosivi, dovrebbe essere strettamente disciplinato, per evitare inconvenienti ai selvatici ed alle persone. Per poterle attivare deve esserci buona visibilità, in modo che gli operatori possano verificare che la caduta delle valanghe non coinvolga umani o selvatici, inoltre in prossimità delle campane non dovrebbe trovarsi alcun animale, perché il botto potrebbe farlo fuggire con cadute rovinose dal versante esposto, quindi è esclusa l’attivazione sia di notte sia in caso di nebbia o di nevicate in atto. Inoltre, in caso di difficoltà nel distacco, l’uso di questo di questo strumento causerebbe ulteriore disagio ai selvatici che vivono in quota.”

Questa è solo una parte degli lavori già in atto a Cortina, altri sono in cantiere per completare il Master plan dei Mondiali di sci, senza contare i faraonici progetti previsti per le Olimpiadi Invernali 2026. 

È proprio il caso di dire, citando una famosa canzone di guerra degli Alpini “BOMBARDANO CORTINA!”

Giovanna Ceiner 

Presidente della Sezione di Italia Nostra Belluno

Silverio Lacedelli, dottore in Scienze Forestali

 

Colfiere, arrivo – lavori in corso

Località Colfiere – deposito provvisorio con parti dell’impianto seggioviario smantellato e sostituito dalla cabinovia che raggiunge il Col Druscié. Quest’area è destinata a parcheggio e servizi per l’arrivo delle discese di slalom speciale. Il grave ritardo dei lavori per la realizzazione dell’arrivo non ha ancora interessato quest’area che avrebbe dovuto essere disboscata e spianata per le finali della coppa del mondo in programma nel marzo 2020. Il sopraggiungere della crisi innescata da Covid19 ha evitato agli organizzatori la brutta figura di un’area di arrivo con i lavori largamente incompleti.

 

Colfiere – cemento e sbancamento

Località Colfiere – sovrapasso per gli sciatori per raggiungere l’impianto di risalita al Col Druscié. E’ stato realizzato per evitare l’attraversamento a raso degli sciatori con la demolenda strada, e quindi dovrà essere rimossa, al termine della manifestazione. C’è da scommettere che invece rimarrà ad imperitura memoria.

 

 

 

Druscié – pista slalom con terra che frana

Località Colfiere – sullo sfondo la pista “Druscié A” sulla quale dovrebbero disputarsi le gare di slolom speciale. A valle della pista vi è la strada che congiunge Colfiere con il Lago Ghedina. Questa strada avrebbe dovuto essere abbandonata e quindi la sua superficie rinverdita e rimboschita, in quanto è stata realizzata una nuova strada, detta di Bye-pass, un centinaio di metri più a valle. In pratica invece verrà mantenuta, anzi è stato realizzato addirittura un tunnel per permettere il sovrapasso agli asciatori che percorrono la pista Druscié A.

 

 

Druscié – allargamento

Pista Druscié B con impianto di innevamento – quota 1760 L’occasione dei mondiali di sci ha consentito agli organizzatori ed agli impiantisti di realizzare una serie di interventi su altre piste anche se non interessate dalle gare, dichiarandole comunque di supporto o necessarie per il buon andamento della manifestazione. Nella foto si vede la nuova variante della pista “Druscié B” dotata anch’essa di un nuovo impianto di innevamento artificiale. La foto è ripresa alla testata della pista. Le altre piste realizzate ex novo sono la Scoiattolo sul Faloria, la Lacedelli alle 5 Torri che sono ben lontani dall’area delle Tofane ove si svolgono i Mondiali oltre a vari lavori di allargamento di altri tracciati.

 

Rumerlo – muro di contenimento

Località Rumerlo – Muro di sostegno dello skiweg (raccordo per sciatori) che congiunge l’area di arrivo della Discesa libera e dello Slalom gigante con l’impianto di Colfiere. Il terreno franoso ed in lento movimento per la presenza di cospique acque di infiltrazione ha richiesto la messa in opera di una numerosa serie di micropali, che, in teoria, dovrebbero contrastare lo scivolamento a valle del terreno. Il condizionale è d’obbligo perché la zona è caratterizzata da una frana di notevole spessore e ampiezza, tanto che localmente è chiamata “Boa granda di Rumerlo” e che scende fino al torrente Boite nelle vicinanze dell’abitato di cortina in località Polveriera..

 

 

Rumerlo tubo e sbancamento

Rumerlo – Tubo e sbancamento sulla pista

 

 

 

 

 

 

 

tratto iniziale discesa libera

Demolizione di roccia dolomitica per allargare la pista di partenza della discesa libera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canalone Tofana di Mezzo

Versante sud della Tofana di Mezzo da cui si distaccano le valanghe e scendono talvolta fino a lambire l’impianto di risalita che da Piè Tofana sale al rifugio Duca d’Aosta dopo aver percorso un dislivello di circa 1000 metri. La partenza ed il tratto iniziale della discesa libera maschile è esattamente sul tracciato della valanga  e per garantirne la sicurezza è stato predisposto un sistema fisso di distacco di valanghe da attivarsi ad ogni nevicata. 

 

 

 

 

 

 

demolizioni roccia dolomitica – partenza pista discesa

 

Qui sotto i link a due video on line:

Video: Distacco di neve sulle pendici delle Tofane a Cortina d’Ampezzo, per mezzo di esplosivo con il Daisy Bell, il 26 dicembre 2009.

Video: Tofana: valanga controllata (artificial avalanche)  8 marzo 2010   

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